Augurando a tutti i musulmani ‘Id al-mubârak, un festa benedetta, la Redazione di Islamicità offre ai suoi lettori una riflessione della prof.ssa Mulayka Laura Enriello dell’Accademia di Studi Interreligiosi di Milano (ISA).


Id al Fitr 1429 e Rosh ha-Shana 5769

Auguri a tutti i musulmani e agli ebrei

La nuova luna entrante in questo mese è carica di significati sacrali: per gli Ebrei, essa segna l’inizio del nuovo anno 5769, mentre per i Musulmani annuncia la fine del sacro mese di Ramadan e l’inizio dei tre giorni di festa dell’ ‘Id al-Fitr, la festa della fine del digiuno.

Ma non è solo la corrispondenza temporale, destinata ciclicamente a perdersi nelle provvidenziali differenze tra il calendario lunare islamico e quello luni-solare ebraico, a legare queste due festività apparentemente tanto diverse; in realtà, nella profondità simbolica delle ritualità delle due Rivelazioni sorelle in Abramo, esse si ritrovano nell’origine del filo invisibile che le ricollega, ciascuna per vie diverse, al momento intemporale della creazione del mondo e dell’Uomo.

Rosh ha-Shanah, il Capodanno ebraico, simboleggia per gli Ebrei il rinnovo ciclico della Creazione. Vi si gettano i semi per il nuovo anno, auspicandone una rinnovata conformità all’originaria purezza del Creato. Non a caso i primi dieci giorni dell’anno, che si concludono con il digiuno di Kippur, sono giorni di riconciliazione e purificazione, preghiera e richiesta di perdono.

Per converso, ‘Id al Fitr segna la fine del mese consacrato al digiuno nella religione islamica: il mese di Ramadan. Nel giorno dell’Id si raccoglie il frutto dello sforzo di purificazione, preghiera e riavvicinamento a Dio, di studio e penetrazione del Sacro Corano, di elemosina esteriore e perfezionamento dei caratteri. In questo sforzo il frutto e la ricompensa, che secondo la Tradizione Islamica appartiene soltanto ad Allah [an-Nawawi - cfr. ahadith citati nella Selezione di Versetti del Sacro Corano e Detti dell’Inviato di Dio], è una rinnovata vicinanza alla purezza della natura primordiale dell’uomo e della donna, la Fitrah, parola che con il nome della festa condivide la stessa radice, e quindi l’essenza del significato.

La natura primordiale, Fitrah, è quella del Creatore, al-Fatir, che ha plasmato il mondo e l’uomo secondo la Sua Natura (“Fitrat-Allahi”, Cor XXX-30 ), e offre ai credenti che si purificano e invocano il Suo perdono (Teshuvà nell’Ebraismo) la possibilità di un rinnovo in essi stessi di tale creazione “a Sua immagine” in particolari periodi di passaggio – dunque di “rottura”, Fitr – dei calendari sacri.

In questo ricordo della primordialità “edenica” ed “adamica”, Ebraismo ed Islam trovano una particolare sintonia di gusto spirituale (dhawq): secondo l’insegnamento tradizionale dell’Islam, per poter beneficiare appieno delle benedizioni della festa bisogna accostarvisi con animo felice. Un insegnamento analogo è stato riproposto recentemente in una lezione pubblica dal rabbino capo di Milano, rav Alfonso Arbib, all’apertura della Giornata Europea della Cultura Ebraica, proprio dopo che uno Shofar anticipava a beneficio dei visitatori il suono sacro che deve essere udito da ogni ebreo nel giorno di Rosh ha-Shanah: “non basta servire il Signore, bisogna servirLo con gioia”.

Così come insegnano i Salmi, ai quali il Sacro Corano attribuisce il valore di una particolare ispirazione:


“Acclamate al Signore, voi tutti della terra,

Servite il Signore nella gioia,

presentatevi a Lui con esultanza”

(Salmo 100, 2)


Mulayka Laura Enriello

1 ottobre 2008