La strada della conoscenza
Sembra ormai di assistere in questa nostra moderna società a dinamiche laiciste che stanno relegando la religione a cosa meramente privata, di cui parlare e di cui poter sparlare. Mi riferisco alle “vignette” dissacranti su Maometto, alle dichiarazioni di cattivo gusto da parte di alcuni esponenti politici italiani riguardo usi e costumi islamici, alle svastiche nei cimiteri ebraici, all’oppressione patita dai monaci buddhisti in Birmania, alla “Chiesa del silenzio” in Cina e così via…
Tuttavia, per tornare ai fatti ultimi di “casa nostra”, il 15 gennaio 2008 all’Università “La Sapienza” di Roma è successo qualcosa di simbolico: è stato dimostrato che il valore della “Conoscenza” che non ha colori, modi, forme né matrici religiose esclusive può essere messo in discussione dalla semplice volontà materialistica e superficiale di questa nostra società mass-mediatica.
La conoscenza non è un’attitudine umana, bensì un dono di Dio: ciò che ci distingue dagli animali e ci rende uomini perchè ci innalza da una realtà altrimenti vissuta come materiale e temporanea. Il dono della “Conoscenza” illumina l'uomo che, interrogandosi su ciò che lo circonda, sperimenta la cosiddetta “meraviglia” aristotelica ed è spinto a ricercare ciò che gli è sconosciuto e lo sorprende. La conoscenza è quell’anelito verso l'alto, è quel bisogno di infinito che c’è in ognuno di noi, è quel richiamo che parte da Dio e ritorna all'Altissimo.
È il fuoco che risplende rispetto agli oscurantismi del materialismo umano, lo stesso “fuoco” che risplende nell’iconografia islamica: la figura di Muhammad, ad esempio, è sempre accompagnata da una fiamma che ne vela il viso, cioè dal fuoco degli uomini illuminati, strumento di Dio, di verità, di conoscenza. Il “fuoco” come strumento di redenzione, che permette all’essere vivente di diventare “uomo” attraverso il Battesimo cristiano e di conoscere il fine della propria esistenza. La conoscenza come cammino dell’uomo attraverso l’illusione della materialità verso lo svelamento spirituale, l’Itinerarium mentis in Deum del peregrino San Bonaventura. La conoscenza che brucia dentro noi fino a relegarci in un “folle volo” verso l'Inferno dantesco, dal patrimonio di temi, motivi e idee di origine islamica, se vanamente la si persegue per fini terreni, come nella Commedia ci mostra Ulisse, simbolo di stoltezza e superbia.
“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”, conoscenza che ci porta in Paradiso se è rivolta a Dio. La conoscenza dell'altro, il fuoco dell’amore per la nostra comunità, per il nostro fratello sottomesso al volere di Dio, muslim. Quale dialogo può esserci tra persone che non sanno, che non accettano chi sono? Le religioni sono le dita della mano dell’Unico Grande Pittore, che ha reso questo mondo un’opera unica. Siamo uomini e qualsiasi manifestazione terrena della nostra umanità deve essere tesa a capire e a farsi capire, in una società moderna volta a garantire a chiunque la possibilità di esprimere la propria fede sempre nel rispetto dell'altro. Una sana laicità dunque come valore contro oscurantismi religiosi o integralismi consumistici: la religione non può essere relegata ad un “affare” prettamente privato, ma deve partire dalla nostra esperienza interiore, dal castillo interior di Teresa D'Avila, dal “conosci te stesso” greco. Occorre dunque essere “Dentro la Moschea”, come aveva dichiarato l’imam Yahya Pallavicini alla Tavola Rotonda di Terni dell’8 novembre 2007, per poter testimoniare all’esterno, “fuori dalla Moschea”, dalle chiese, dalle sinagoghe. Questa è la sfida che i nostri tempi ci impongono, senza cadere nel disordine, nella violenza o nell’intolleranza.
Daniele Mariani
Responsabile Progetto Cultura dell'ISTESS
(Istituto Studi Teologici e Storico Sociali)
03 gennaio 2008
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