Buona Pasqua ai nostri fratelli cristiani
sermone di un imam italiano
Con l’intento di offrire ai lettori una testimonianza di “islamicità” vissuta nell’esistenza quotidiana e rituale di musulmani italiani, pubblichiamo la prima parte di un sermone del venerdì pronunciato alcuni anni fa nella moschea Al-Wahid di Milano dall’imam della Co.Re.Is. Italiana Abd al-Ghafur Masotti, che ha commentato alcuni versetti relativi a Sayyiduna ‘Isa, Nostro Signore Gesù, su di lui la pace.
Nella speranza che questo testo possa rappresentare una proficua opportunità di approfondimento intellettuale e di privilegiata conoscenza “dall’interno” della tradizione islamica, la Redazione di Islamicità coglie l’occasione per augurare ai propri lettori cristiani una buona Pasqua 2008, che quest’anno, per una particolare coincidenza, cade a pochi giorni dall’anniversario della nascita del Profeta Muhammad, il mawlud an-nabi, celebrato lo scorso giovedì 20 marzo.
Khutbah salatal jumu’a
imam 'Abd al-Ghafur Masotti
masjid Al-Wahid, Milano
E il loro dire gli fa dire: “In verità noi abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah”
Invece non lo hanno ucciso e non lo hanno crocifisso
Ma ciò fu reso simile ai loro occhi
E coloro che divergono da questa verità
Non hanno certezze (sono pieni di dubbi) in proposito.
Non c’è presso di loro a riguardo alcuna scienza
Se non il seguire delle congetture
Mentre con certezza non lo hanno ucciso.
(Sura delle donne IV,157)
Questo versetto della Rivelazione, che costituisce il nucleo della cosiddetta “cristologia coranica”, tratta degli avvenimenti che i nostri fratelli cristiani commemorano proprio a partire da oggi, Venerdì Santo, fino alla Domenica di Resurrezione, e costituiscono il momento centrale, anzi “cruciale” della loro fede.
Il contesto coranico nel quale tali avvenimenti vengono qui riportati, è un contesto di grande rigore da parte di Allah, il Quale rimprovera il Suo popolo eletto di avere rotto il Patto:
“Elevammo su di loro il monte Sinai in segno di alleanza con essi e dicemmo loro di entrare per la porta adorando […] e ricevemmo da essi un patto saldo. Ma essi hanno violato il patto, hanno rinnegato i segni di Dio e hanno ucciso i Profeti” (Corano IV,154).
E fra le accuse che Allah muove loro, c’è anche quella di aver testimoniato il falso su Masîh ‘Isa Ibn Maryam RasûlAllah, il Messia Gesù figlio di Maria, Messaggero di Dio. E’ un versetto in cui sono evidenti le contraddizioni in cui cadono coloro che non si affidano alla certezza di Dio (yaqin), ma seguono le loro congetture e i loro dubbi (la‑fishak): costoro non sanno ciò che dicono (E il loro dire gli fa dire) e non vedono le cose come stanno realmente (Ma ciò fu reso simile ai loro occhi).
E tuttavia l’interpretazione di questo passo è tutt’altro che semplice e presuppone un discernimento spirituale che metta alla prova il nostro livello di certezza in Dio e la capacità di rinunciare alle nostre congetture, distinguendo fra “vere” certezze e “false” certezze.
A prima vista, infatti, il passo si presenta con delle “certezze” inequivocabili: “Non lo hanno ucciso e non lo hanno crocifisso”, e, nel versetto immediatamente successivo, “Ma Allah lo ha innalzato a Sé”.
In realtà, chiediamoci, come può essere “ucciso” il “RuhAllah”? Come si può credere di avere ucciso un Inviato, cioè lo stesso “Spirito di Dio” che si incarna fra gli uomini, e con il quale Gesù nel sacro Corano viene identificato?
Giustamente Allah manifesta la Sua collera di fronte a tale pretesa degli uomini: “Con certezza non lo hanno ucciso”; tuttavia nella Rivelazione coranica non si nega affatto la “morte” di Gesù, che è un’altra cosa, e che può essere compresa appieno solo da coloro che hanno già “iniziato” il cammino verso tale “morte” dell’individualità.
Infatti, nella terza sura del Corano Dio dice: “O Gesù, io ti farò morire, e poi ti innalzerò fino a me” (Corano III, 55); e ancora, nella Sura di Maryam (è sempre Dio che parla, rivolgendosi a Maryam che ha appena portato alla luce ‘Isa): “Pace sia su di lui, il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà e il giorno in cui sarà resuscitato” (Corano XIX, 15).
Anche la pretesa che “un sosia” sarebbe stato crocifisso al posto di Isa non è che un altro esempio di come si possano fare delle congetture che concilino quello che affermano gli uomini (“In verità noi abbiamo ucciso il Messia”) con la Parola di Dio (“Con certezza non lo hanno ucciso”). I commentatori letterali della Rivelazione, perdendosi nella visione formale ed esteriore, deducono che debba trattarsi di un altro uomo, somigliante a Gesù, che fu crocifisso al posto suo, giungendo fino al punto di dare anche un nome a tale “sostituto”.
In realtà Allah dice: “Ma ciò fu reso simile ai loro occhi”, ovvero “Ne hanno avuto solo l’illusione”.
Ad una lettura interiore, l’oscuro versetto si illumina della luce divina per mostrare quanto irrilevante sia la teologia dell’uccisione, come quella della non-uccisione. Fa parte di quelle strategie che Allah adotta nei nostri confronti, per far apparire qualcosa, ma ciò che è importante non è ciò che appare ma ciò che “è”, e solo di Allah si può dire che “è”.
Deve quindi scomparire l’oggetto e il soggetto: ecco il richiamo che Egli dà all’uomo a proposito di Isa: “Vi siete sbagliati, così non è stato”; Egli annulla ogni presunta sostanza (cioè in definitiva ogni apparenza) per rivendicare la Sua Assolutezza; noi possiamo anche essere convinti di qualcosa, ma siamo in realtà solo preda delle congetture e dell’illusione, fino a quando non impareremo a mettere veramente in discussione quello che ci appare e a chiedere costantemente a Dio, sull’esempio del Profeta Muhammad: “O Dio, fammi vedere le cose come sono realmente”.
In realtà tutto ciò che vediamo, tutto ciò che pensiamo, tutto ciò che facciamo, è Lui a farlo: questa è la vera certezza (‘ilm), che si realizza attraverso la morte, quella morte che, secondo il sublime esempio di ‘Isa Ibn Maryam, Gesù figlio di Maria, è il compimento o meglio la realizzazione della funzione profetica che deve, sul piano della relatività spazio-temporale, necessariamente terminare ed esaurirsi, perché possa ricongiungersi alla sua vera natura ed essenza spirituale, la stessa che gli diede origine. Così, ogni congettura creata per risolvere l’apparente contraddizione fra i versetti deve essere sostituita dalla certezza dell’immortalità del Ruh Allah, lo Spirito di Dio, che attraverso la morte dell’individualità può far risorgere l’uomo alla sua vera essenza spirituale .
Non dobbiamo quindi essere seguaci delle congetture (ittibâ’a adh-dhanni), ma del Cristo: “E porrò coloro che ti hanno seguito alti sopra gli infedeli fino al giorno della resurrezione”, dice Allah rivolgendosi a Isa (Corano III, 55).
Ciò che invece deve morire è “l’uomo vecchio”, con le sue idee e le sue suggestioni; dobbiamo operare non solo il “cambiamento di mentalità” auspicato dallo Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya Guénon, ma la morte della nostra mentalità: allora, e solo allora, azioni e visioni si apriranno alla Realtà divina, e ciò che faremo e ciò che vedremo sarà solo Lui.
Solo così saremo seguaci e veramente eredi dei Messaggeri di Dio. |