Farah Pandith visita la moschea Al-Wahid a Milano



Un evento non comune quello avvenuto domenica 14 marzo, quando la moschea al-Wahid di via Meda a Milano ha ospitato Farah Pandith, delegata del presidente degli Stati Uniti Barack Obama per le relazioni con le comunità islamiche nel mondo, per la prima volta in visita in Italia in questa funzione, accompagnata anche dal Console Generale degli Stati Uniti Carol Perez. All’incontro nella moschea della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) ITALIANA, con la moderazione dall’imam Yahya Pallavicini, hanno partecipato rappresentanze delle comunità islamiche da varie parti d’Italia, rappresentanti delle istituzioni italiane e anche i consoli generali del Marocco e del Kuwait e il rappresentante del consolato egiziano.



Gli Stati Uniti e l’Islam

«Siamo onorati di ospitare qui oggi un evento di profondo significato religioso e civile – ha introdotto l’incontro lo Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, presidente della CO.RE.IS. Italiana, – un evento che dà anche il senso di un’unità ritrovata della umma, la comunità islamica, che è capace di dialogare serenamente con le istituzioni civili portando il messaggio alla più grande democrazia del mondo di come, in nome della religione e dei comuni valori universali dell’umanità, i musulmani italiani e immigrati possano, come già fanno i musulmani americani, dare il senso di un’armonia fra appartenenza religiosa e civile, fra principi spirituali e istituzioni democratiche. Lo stesso nome della nostra ospite ci richiama alla necessità di essere puri “ritrasmettitori” della tradizione religiosa, questo il significato della parola pandith, capaci ovvero di adattare i principi sacrali della religione nella realtà in cui Dio ci colloca, ovvero nel mondo contemporaneo e multireligioso nel quale noi tutti viviamo e ci incontriamo».

Dal canto suo, Farah Pandith ha così commentato il motivo della visita: «Quando il Segretario di Stato Hillary Clinton mi ha assegnato questo nuovo incarico, creato per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d’America come responsabile per i rapporti con le comunità islamiche per il Dipartimento di Stato (Special Representative to Muslim Communities for the United States Department of State), mi ha chiesto di entrare in contatto con le comunità islamiche in tutto il mondo, cercando un dialogo con le genti, prima ancora che con le istituzioni. Quando vengo a conoscenza di alcune best practices finalizzate all’integrazione dei musulmani e a una migliore conoscenza di un Islam compatibile con i principi della democrazia, allora il mio compito è quello di mettere in contatto fra di loro diverse comunità nel pianeta affinchè vi possa essere sostegno e cooperazione nella realizzazione di idee costruttive in questo mondo globalizzato».



Il dialogo, il lavoro, l’educazione e le nuove generazioni di musulmani italiani

In questo dialogo volto alla costruzione di una rete efficace di collaborazione tra le comunità musulmane e le istituzioni nel mondo si inscrive la visita alla CO.RE.IS. e il dialogo che Farah Pandith ha avuto con i suoi membri e con gli altri musulmani presenti.

Il lavoro da portare avanti è vario e complesso, a cominciare dal dialogo interreligioso, di cui il giovane imam ‘Isa Abd al-Haqq Benassi ha ricordato l’importanza. L’esperienza negli Stati Uniti della conferenza itinerante fra Imam e Rabbini europei e nord americani, e la recente visita di Papa Benedetto XVI nella sinagoga di Roma, a cui ha partecipato anche una delegazione musulmana, sono esempi importanti di dialogo e conoscenza fraterna tra religiosi, e bisogna dare visibilità e risonanza a tali occasioni perché possano trarne beneficio le comunità religiose nella loro interezza e la stessa società a diversi livelli.

Diviene sempre più chiara la necessità di lavorare nella direzione della formazione e dell’educazione delle giovani generazioni di musulmani europei e italiani, come ha testimoniato la giovane Maryam Turrini, recentemente intervenuta nella presentazione del nuovo libro del Presidente della Camera Gianfranco Fini, richiamando alla necessità di educare alla discriminazione tra principi religiosi e ideologie. «La vera sfida – ha allora aggiunto Farah Pandith – è coinvolgere i giovani musulmani, anche tramite i nuovi mezzi di comunicazione resi possibili da Internet, in percorsi che partano da una formazione interreligiosa e interculturale alla cittadinanza nella scuola laica, fino ad un loro inserimento nel mondo professionale». La delegata USA è anche tra i sostenitori del primo network europeo di professionisti musulmani, il CEDAR, del quale era presente in moschea una rappresentante italiana, Halima Rubbo, che ha così avuto modo di riportare brevemente come anche in Italia si stiano organizzando delle attività di “mentoring” per giovani musulmani, iniziative volte a promuovere una loro partecipazione attiva in ogni ambito della società, da quello interculturale a quello professionale.

Fondamentale anche il contributo di Laura Mulayka Enriello, presidente dell’Accademia I.S.A. (Interreligious Studies Academy), istituto specializzato nella formazione scolastica e professionale nell’ambito dell’educazione interreligiosa come antidoto a fenomeni di ghettizzazione e radicalismo, e Farah Pandith ha espresso il suo apprezzamento per la qualità del lavoro promosso, augurandosi di poter favorire la realizzazione di questi progetti di educazione e formazione. Il responsabile nazionale della comunità turca ha confermato questa necessità nei confronti delle nuove generazioni: «L’educazione religiosa va svolta anzitutto nelle famiglie, e può andare di pari passo una formazione sull’Islam anche nella scuola pubblica, favorendo così la conoscenza della religione islamica in Italia. Noi stiamo lavorando molto in questo senso e siamo felici di un incontro come oggi per studiare assieme le modalità concrete di collaborazione con la CO.RE.IS. e le altre comunità islamiche qui presenti».

E le giovani generazioni di musulmani italiani, chiamate in causa direttamente dalla stessa Farah Pandith, che ha voluto un incontro diretto con loro, hanno testimoniato il proprio sforzo di portare avanti con successo alcune iniziative imprenditoriali e attività professionali nell’ambito della comunicazione e dei media, della formazione, dell’integrazione e della musica, sempre unitamente all’impegno come giovani religiosi nella propria comunità e nel dialogo con le altre. «I giovani necessitano di spazi di incontro per far emergere il loro contributo positivo nei vari ambiti, da quello professionale a quello civico a quello famigliare», afferma Adam Cocilovo, Responsabile della Sezione Giovani della CO.RE.IS. Italiana.



Il pluralismo interno e la ricchezza della comunità islamica

A poche settimane dalla prima convocazione da parte del ministro dell’Interno Maroni del Comitato per l’Islam Italiano, è significativa la presenza all’incontro con la delegata di Barack Obama dei rappresentanti di diverse comunità islamiche d’origine bosniaca, marocchina, senegalese e turca, provenienti da varie parti della Lombardia e del nord Italia, nella consapevolezza dell’importanza dell’unità e della collaborazione interna della comunità islamica, al di là delle differenze di etnia, nazionalità, lingua o cultura, caratteristiche «che non devono venire confuse con la religione – ha affermato Abd as-Sabur Turrini, direttore della CO.RE.IS. Italiana – pena il rischio di identificare la maturazione dell’Islam italiano con la creazione di nuovi “partiti” o di società parallele. La naturale eterogeneità delle comunità islamiche non dovrebbe opporsi all’esistenza di una rappresentanza unitaria dell’Islam italiano nei confronti delle istituzioni nazionali e locali». In tal senso, i musulmani italiani devono unire le forze per aiutarsi vicendevolmente a vivere la propria fede in Italia e nella società contemporanea, muovendo prima di tutto dalla fede e dall’appartenenza vissuta alla comunità dei credenti, «che non sarà mai unita nell’errore», come afferma una tradizione del Profeta Muhammad, prospettiva condivisa da tutti i musulmani presenti.

Coniugare identità religiosa e rispetto delle leggi e della cultura italiane, fra le quali non deve esserci alcuna contrapposizione, è l’intento comune degli intervenuti all’incontro. «I ritmi settimanali o annuali della comunità islamica, fra cui la preghiera del venerdì, le due grandi feste o i periodi sacri come il mese di Ramadan, devono poter essere praticati dai musulmani, ma senza creare disordini di alcun tipo, né sulle strade né negli ambienti lavorativi – ha sottolineato il responsabile del comitato Affari Giuridici della CO.RE.IS. Faridah Peruzzi, – Tuttavia attualmente in Italia tutte le proposte di legge sulla libertà religiosa, in attesa dell’intesa giuridica con l’Islam, non hanno avuto un seguito, lasciando così molti di questi problemi concreti irrisolti».

Le diverse difficoltà, ormai troppo frequenti, per le comunità musulmane in Italia di avere anche soltanto un luogo di culto dignitoso, sono state espresse da alcuni dei presenti. La creazione e gestione delle moschee, lasciata alla buona o cattiva volontà delle amministrazioni locali, legittima una situazione di una grave assenza nella società italiana, favorendo la creazione di realtà parallele, con conseguenti problemi di gestione in seno alle stesse comunità islamiche, in tal modo più facilmente permeabili a tendenze ideologiche che corrodono sia la prospettiva religiosa, sia la partecipazione sociale.

Un’apertura e un contributo che i musulmani italiani possono dare in tutti gli ambiti della società, è stata sottolineata anche dalla presenza di rappresentanti del mondo dell’imprenditoria come Federico M. Bega della Promos, l’Azienda per l’internazionalizzazione della Camera di Commercio di Milano: «La mia esperienza lavorativa in Bosnia mi ha dimostrato come fare affari possa rivelare interessanti ricadute di conoscenza e dialogo fra diverse culture. Anche il commercio può essere un veicolo per promuovere la pace fra le diverse componenti etiche e religiose di un Europa che, e i Balcani ne sono proprio un esempio, è sempre stata da secoli interreligiosa».



L’immagine dell’Islam

Invitati dalla COREIS, hanno partecipato all’incontro anche i rappresentanti del Comune di Milano Luana Codignoni e Davide De Martino, dell’Ufficio Relazioni internazionali, l’Assessore provinciale Del Nero e il delegato del Presidente della Regione Lombardia Formigoni, Roberto Ronza, che ha detto: «Ho imparato molto dall’evento di oggi apprezzando in particolar modo il livello della conversazione e la profonda rilevanza dei temi, cosa che ha lasciato ancora di più emergere come l’immagine dell’Islam in Italia sia del tutto inadeguata, e come sia dunque sempre più necessario lavorare per migliorarla, lasciando spazio a quella reale, quella dell’Islam di pace e di dialogo. Dopo l’incontro di oggi, di grande rilievo internazionale e importanza per l’Islam italiano, è ancora più vitale dare visibilità a realtà qualificate come quella rappresentata dalla CO.RE.IS., che non godono purtroppo dell’attenzione che meriterebbero».

L’imam Yahya Pallavicini ha ricordato in conclusione il suo incontro ad Ankara con il presidente Obama: «I discorsi di Ankara e del Cairo hanno rappresentato una svolta storica nel rapporto fra Usa e comunità islamica mondiale, una svolta di grande apertura che siamo felici di vedere confermata nella presenza questa sera di Farah Pandith. Lei stessa, statunitense di origini indiane e musulmane, incarna quell’intreccio fra diverse culture che proprio il presidente Obama riconosce come una grande ricchezza per l’incontro fra civiltà, al di là di ogni pregiudizio e “paura del diverso” generati dall’ignoranza». «Per far conoscere e testimoniare la pace – ha detto la Console Generale degli Stati Uniti Carol Perez – è necessario diffondere l’immagine dell’Islam vissuto da tutti noi proprio durante questo incontro, non quella ormai devastata dalle notizie di cronaca nera».

A concludere l’incontro, la preghiera del maghreb, del “tramonto”, proprio come nel maghreb, l’Occidente, europeo e americano, i musulmani si uniscono per pregare e vivere secondo la fede nel Dio unico. Una giornata e un incontro che sono forse un esempio e un’indicazione di come l’Islam italiano possa e debba venire costruito attraverso il dialogo e la collaborazione fra quei musulmani che considerano i valori fondanti della propria fede non come un corpo estraneo da far digerire, in un modo o nell’altro, all’Occidente, ma come un patrimonio spirituale e culturale che può essere un grande arricchimento per la società e l’identità dell’Europa laica e multiculturale.



Yahya 'Abd al-Ahad Zanolo

14 aprile 2010