Investire sulle nuove generazioni di musulmani

Intervista con Farah Pandith



Milano, 15 marzo 2010


È un piacere e un onore, Farah Pandith, averLa qui con Islamicità, rivista on-line che da tre anni lavora per la conoscenza dell’Islam in Italia, e che è anche uno dei membri di EMIN, il Network dei media musulmani in Europa, che ha l’intento di promuovere la collaborazione tra le varie realtà musulmane on-line in Europa. Può dirci di più sulle possibilità e sull’importanza di parlare dell’Islam nei media al giorno d’oggi?


Uno degli aspetti che nell’Europa attuale hanno una grande forza, è il fatto che ormai ognuno è in collegamento tramite la tecnologia. Ci sono opportunità insperate dal momento in cui tutti possono accedere a internet, e si vedono movimenti di giovani che si mantengono in relazione con diverse tecnologie e che tramite esse condividono idee e le possono diffondere. Si tratta di una possibilità di collegare persone da diverse parti d’Europa e del mondo che abbiano idee ed esperienze simili, e penso che il ruolo che i giovani possono giocare qui in Europa, specialmente coloro che sono musulmani, è quello di parlare della diversità dell’Islam nel mondo, del fatto che le esperienze europee sono parte di una conversazione globale, quando si parla di ciò che sta accadendo nelle comunità musulmane nel mondo. Invito dunque i giovani ad utilizzare, tra gli altri mezzi, anche la complessità della tecnologia per influenzare i modi in cui i dibattiti si svolgono nel mondo, affinché la loro voce possa essere udita.


Questo è molto importante, e ci porta a parlare delle condizioni necessarie affinché sia possibile una comunicazione reale e onesta, specialmente tra i giovani musulmani, e per la conseguente possibilità di operare costruttivamente nel mondo. Il Suo ruolo, come speciale Rappresentante presso le Comunità musulmane al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, non è forse legato a questa realtà?


Il Segretario di Stato Hillary Clinton mi ha chiesto di essere la Rappresentante speciale presso le Comunità musulmane perché crede nell’importanza di ciò che avviene al livello locale e comunitario. Il mio lavoro è quello di costruire partnership con le società civili nel mondo, e trovare il modo in cui il nostro Paese possa essere un facilitatore e un partner intellettuale per le idee di cui veniamo a conoscenza. Possiamo così agire come collegamento per le idee e fare in modo che vengano udite, cosa che ha grande impatto poiché spesso ciò che accade al livello della società civile non ha la forza di diffondersi, e i politici non sentono ciò che accade al livello più basso. Si tratta di una possibilità di avere rapporti con persone che dialogano ogni giorno con coloro che hanno idee innovative e che possono fare la differenza. L’imprenditorialità è fondamentalmente l’idea che si possa contribuire a cambiare qualcosa, sia un’idea di business, un modello di business, un modello tecnologico o un problema sociale che si voglia risolvere semplicemente tramite un’idea e sapendo come promuoverla e attuarla. Certamente a livello delle comunità scorgiamo molti e importanti cambiamenti che prendono piede, e une delle cose che appaiono più critiche quando pensiamo a ciò che sta accadendo tra le nuove generazioni in giro per il mondo è che le idee che si fanno avanti sono spesso di giovani persone che si applicano a pensare come risolvere i problemi in un nuovo modo. Non attendono solo i cambiamenti che vengono dai governi, ma riflettono e cercano di essere propositivi nei cambiamenti.


Parlando della presenza delle comunità musulmane in Occidente, e non solo in Occidente, per Lei e per me è normale che si possa essere musulmani e nello stesso tempo cittadini statunitensi o italiani, poiché sappiamo bene che non c’è alcun conflitto tra Islam e democrazia. L’Islam, come religione, non si oppone alla democrazia e men che meno alle altre religioni e culture, le quali possono tutte essere presenti con le loro specificità e contribuire alla vita della società. Tuttavia in Italia questa verità non è ancora sufficientemente chiara e affermata. Può la sua esperienza aiutare in tal senso?


Quel che per me è veramente interessante è che in Europa ci sono molti più musulmani che hanno concorso a rivestire cariche pubbliche a livello locale e nelle comunità di quanti ce ne siano stati in America. Credo che sia un simbolo veramente forte dell’importanza che riponiamo nell’attività delle comunità e nell’idea di sfatare ogni sorta di errore che voglia vedere l’Islam e la democrazia come incompatibili. Certamente sono compatibili. Basti guardare alle tante democrazie nel mondo in cui partecipano dei musulmani, ed è importante sottolineare che stiamo parlando di una realtà, e non diffondere alcuna di compatibilità. Penso sia molto importante che voi, come musulmani italiani, prendiate parte in ciò che sta accadendo intorno a voi se non approvate come le politiche vengono attuate, diventando parte attiva nei cambiamenti, anche in prima persona partecipando alle elezioni nei vostri paesi qui in Europa e contribuendo a fare la differenza in ciò che accade.


Vorrei sapere di più circa l’importanza di migliorare la qualità dell’educazione riguardo alle religioni, alle culture, al dialogo e anche dell’educazione civica. I cittadini immigrati, musulmani e non musulmani, debbono conoscere e rispettare le leggi dello Stato in cui vivono, in Italia o in qualsiasi altro paese, e contribuire attivamente e positivamente alla società. L’educazione dovrebbe essere completa, sia religiosa sia civica, specialmente per le nuove generazioni. Come è possibile realizzare questa fondamentale condizione per un’integrazione reale e non superficiale, in Italia e in Europa?


È una questione molto importante. Ci sono molte realtà che si occupano dell’educazione nei gruppi delle varie comunità, che lavorano con le nuove comunità immigrate per aiutarle a comprendere la funzione delle leggi qui nell’Europa occidentale. Penso che molto debba essere ancora fatto e che molto possa essere fatto. Dovrebbe esserci il desiderio di imparare. Dovreste poter iniziare il prima possibile ed essere costanti nel vostro impegno formativo su temi come l’educazione alla cittadinanza per i musulmani immigrati.


In questo lavoro di educazione religiosa e civica, non dovrebbe essere fondamentale il ruolo di una prospettiva universale e non ideologica, che è il carattere dell’Islam autentico come anche delle altre religioni del Monoteismo abramico, Ebraismo e Cristianeismo?


Quando il Presidente degli Stati Uniti tenne il discorso al Cairo, parlò di “reciproco interesse e reciproco rispetto”. Penso che questa sia la risposta. Si dovrebbe avere la capacità di rispettarsi l’un l’altro, e penso che ci sia un gran bisogno da parte di ciascuno di riconoscere la dignità di ogni fede e di ogni persona, non importa quale sia la religione o la razza. E tutti dobbiamo poter fare di più per poter conoscere di più l’uno dell’altro per proseguire e influenzare il cambiamento per questa nuova generazione, in modo che non si curino del fardello del pregiudizio. Ciò che dobbiamo fare è educare al rispetto delle differenze. Questo è il mondo in cui viviamo.


Lei proviene dal nord dell’India, dal Kashmir, una terra che ha visto nella sua storia la presenza non solo degli indù, ma anche di altre comunità religiose, specialmente musulmani, cristiani e buddhisti. Cosa possiamo imparare da questa esperienza per il contesto europeo e americano contemporaneo?


È molto importante conoscere la diversità che l’Islam manifesta nel mondo. Attualmente ci sono musulmani in ogni parte del mondo. Ho avuto un’opportunità splendida di poter viaggiare abbastanza da quando lo scorso settembre ho iniziato ufficialmente questo mio incarico. Ho iniziato visitando la Nigeria e il Kazakistan, il Medio Oriente, dove sono stata in Iraq, in Kuwait e in Arabia Saudita. Sono andata anche in Brasile, in Malesia, nelle Filippine e in Indonesia. C’è un’incredibile varietà nell’Islam in tutto il mondo. Sono andata anche in India. Non c’è una storia che sia la stessa, le esperienze di ciascuna di queste culture e le loro storie sono molto diverse. Penso ci sia un gran valore nel comprendere questa varietà e nel comprendere come molte comunità musulmane stanno provando a lavorare sui temi delle differenze. Nessun luogo è perfetto. Mentre noi siamo qui, ci sono conflitti in altre parti del mondo che hanno motivazioni religiose. Ma c’è più d’uno sforzo a nome delle comunità per raccordare queste differenze e trovare una via per educare e sviluppare il rispetto reciproco.


‘Isa Abd al Haqq Benassi

14 aprile 2010