![]() |
L' Islam, la democrazia, l'Italia Intervista al Ministro Frattini
La visita di Farah Pandith alla Moschea Al-Wahid della COREIS Italiana e il suo incontro con diversi rappresentanti delle comunità musulmane in Italia, è un evento che per la sua importanza dovrebbe contribuire alla maturazione dell’Islam italiano, all’interno della comunità islamica con le sue diversità ma anche nei rapporti di quest’ultima con le istituzioni. Lo abbiamo domandato al Ministro degli Esteri Franco Frattini, per il quale questo incontro «può esercitare per l’Islam italiano un’influenza benefica e duratura sulla messa a punto di politiche di integrazione articolate e lungimiranti». L’auspicio è che maturino le condizioni concrete in cui lavorare per una piena integrazione della società, il cui traguardo secondo il Ministro Frattini è «il diritto di cittadinanza», un traguardo che passa attraverso un lavoro di educazione, informazione e «condivisione dei principi e dei valori fondamentali dell’ordinamento nazionale», ciò che, lo ricordiamo, per i musulmani italiani non è solo un dovere civico, ma prima di tutto religioso.
1) L’amministrazione Obama ha segnato una svolta nell’atteggiamento del governo statunitense nei confronti del mondo islamico. Come ha ricordato Farah Pandith nell’incontro alla Moschea Al-Wahid, il Presidente Obama ha parlato di «reciproco rispetto e reciproco interesse», come base per una collaborazione proficua nella società americana e non solo. Qual è il ruolo dell’Italia in questo scenario, anche vista la sua collocazione centrale non solo geografica tra Europa e Paesi musulmani del Mediterraneo e del Medio Oriente?
Il Mediterraneo è una regione centrale per gli equilibri internazionali, ed è anche un banco di prova decisivo per il futuro dell’Europa. Le sfide comuni da superare sono molte, e per ognuna di esse l’ Italia cerca di fare sino in fondo la propria parte, innanzi tutto facendo leva sul capitale di fiducia e credibilità del quale gode presso gli attori di tutte e tre le sponde; “tre”, perché anche il Golfo è fondamentale, non dimentichiamolo, per la stabilità dell’ intera regione. Ricordo alcune di queste sfide: lo stallo del processo di pace in Medio oriente, i gravi rischi di proliferazione nucleare, l’azione destabilizzante della pirateria, la crescita demografica, l’ impatto dei cambiamenti climatici sulla tenuta economica e sociale dei Paesi in via di sviluppo, l’incremento della domanda di energia, la scarsità di risorse primarie come l’acqua. Servono strategie lungimiranti e risorse adeguate. E bisogna continuare ad adoperarsi, con pazienza e determinazione, per dare sostanza al concetto di “Mediterraneo allargato”, lavorando su progetti concreti, realistici, che diano risposta alle aspettative dei popoli e investano sui giovani.
2) Farah Pandith parla a Islamicità della piena compatibilità tra Islam e società democratica, e di volere in questo senso promuovere a livello internazionale il dialogo tra le comunità islamiche al loro interno e con la società civile. Cosa ne pensa? Sono fermamente convinto che l’idea di una contrapposizione irrisolvibile tra Occidente e mondo islamico sia fuorviante e pericolosa. È invece indispensabile riaffermare, su basi di dialogo paritario e senza pregiudizi, le ragioni profonde di un continuo, fertile confronto politico, culturale e religioso tra due identità diverse, certamente, ma con sorprendenti parallelismi e sempre protagoniste di una fruttuosa contaminazione di idee. La contrapposizione non è fra Islam e democrazia, bensì tra chi lavora per il dialogo e la pace e chi fomenta divisioni e odio. Le comunità di ispirazione religiosa e la società civile possono quindi svolgere un ruolo centrale per favorire quella forte sinergia tra discipline diverse - politica, economia, cultura e religione - della quale abbiamo più che mai bisogno nel mondo interdipendente nel quale viviamo oggi. Esistono importanti obiettivi comuni per i quali Occidente e Islam possono lavorare insieme, nel rispetto reciproco. Mi riferisco in particolare alla costruzione di un credibile ordine internazionale multilaterale, basato anche sul riconoscimento delle diverse identità. L’Europa deve esserne consapevole, e deve facilitare il superamento della contrapposizione tra Occidente e Islam sia attraverso il dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani, che incoraggiando il confronto fra le diverse componenti dell’ Islam moderato. E quando dico “Europa” non mi riferisco solo all’ Europa politica, ma anche e soprattutto alla spinta che proviene dal basso, dai popoli, dalle comunità di credenti, dai laici impegnati nel promuovere un clima di maggiore tolleranza e comprensione tra le gradi aree culturali del pianeta.
3) Quale rilevanza può avere per l’Islam italiano l’incontro avvenuto nella Moschea Al-Wahid della COREIS Italiana tra Farah Pandith e diversi rappresentanti delle comunità musulmane in Italia? Può esercitare un’influenza benefica e duratura sulla messa a punto di politiche d’integrazione articolate e lungimiranti. Credo che Farah Pandith, indicando, quale strada da percorrere, la formazione e l’educazione delle giovani generazioni di musulmani residenti in Europa, abbia testimoniato quanto sia felice l’intuizione dell’Amministrazione statunitense in tema di rapporti fra Islam e Occidente. Anche nella visione italiana, il punto di partenza è chiaro: l’integrazione richiede solidarietà e legalità, senza prescindere dalla nostra storia e dalla nostra identità culturale. Il punto di arrivo dovrebbe essere altrettanto nitido, e andrebbe individuato nel diritto di cittadinanza. In mezzo vi è proprio il percorso che ha in mente Farah Pandith: un cammino di dialogo, di formazione scolastica e civica, di apprendimento della lingua in cui si vive, di condivisione dei principi e dei valori fondamentali dell’ordinamento nazionale e, soprattutto, di rispetto dei diritti fondamentali della persona. È infatti importante, in questo contesto, ricordare che i diritti fondamentali devono rimanere gli stessi per ogni individuo, a prescindere dalla fede religiosa, dalla nazionalità, e dal genere cui appartiene.
La Redazione 14 aprile 2010 |