L’importanza del dialogo interreligioso

Intervista a Padre Samir Khalil s.j.


A due settimane dall’inizio del Forum islamo-cristiano che si terrà a Roma dal 4 al 6 novembre, Islamicità offre ai suoi lettori un' intervista al gesuita Padre Samir Khalil Samir s.j., tra i più noti studiosi di Islam del mondo cattolico, realizzata a Piacenza in occasione della serata di confronto e dialogo con l’Imam Yahya Pallavicini su A Common Word. Il gesuita libanese, che sarà uno dei 30 teologi cattolici che saranno coinvolti nel Forum islamo-cristiano, offre in anteprima alcune considerazioni sulle prospettive con cui è affrontato il dialogo interreligioso nella Chiesa cattolica, considerazioni dalle quali emerge con chiarezza l’attualità, l’importanza e l’inevitabilità di tale questione.


Il dialogo interreligioso, in particolare tra Islam e Cristianesimo, sta vivendo una nuova stagione grazie soprattutto alla lettera “A Common Word” e agli eventi ad essa legati, come il Forum di Roma il prossimo novembre tra sapienti musulmani e teologi cristiani cattolici. Che cosa è cambiato nel dialogo interreligioso, all’interno della Chiesa Cattolica, dal pontificato di papa Giovanni Paolo II al pontificato di papa Benedetto XVI?

C’è sicuramente un prolungamento, una continuazione. Si può dire che sia diverso il metodo con il quale esso viene condotto, a causa della differenza tra i due pontefici, ma senz’altro la struttura e lo scopo con cui la Chiesa cattolica sta affrontando il dialogo interreligioso sono gli stessi dal pontificato di Woitjla a quello di Ratzinger.

La scelta di Benedetto XVI di unire il Segretariato per il Dialogo Interreligioso con il Dicastero per la Cultura era motivata dal fatto che nella sua prospettiva è naturale parlare insieme di questioni religiose e di questioni culturali. È stata una novità del nuovo papa, ma una novità soltanto di forma e non di contenuto. Non avendo dato i risultati sperati, è stata abbandonata e si è ritornati ai due Dicasteri distinti.

Analoghi nella sostanza sono anche due eventi come la Giornata mondiale di preghiera per la pace ad Assisi indetta da Giovanni Paolo II nell’1986 e la visita in Turchia di Benedetto XVI a Istanbul nel 2006. In entrambe le occasioni, l’incontro tra rappresentanti religiosi di altri diverse fedi, ha visto momenti di preghiera insieme: così fu per la visita di papa Benedetto XVI alla Moschea Blu di Istanbul, con un momento di preghiera insieme all’imam della moschea, naturalmente senza che si pregasse allo stesso modo, poiché ognuno ha potuto pregare Dio secondo la propria forma, ma entrambi «per la fratellanza e per il bene dell'umanità».

Si può dire che l’atteggiamento di Benedetto XVI si distingua da quello del suo predecessore per le formulazioni più sorprendenti e per una sfida lanciata a sostegno della libertà religiosa. Consideriamo ad esempio i due eventi che più degli altri hanno sorpreso: la lezione di Regensburg del 12 settembre 2006 e la conversione di Magdi Allam nella notte di Pasqua 2008.

A Ratisbona il discorso di Benedetto XVI fu molto chiaro, e non ebbe come scopo alcuna critica anti-musulmana, ma soltanto la ricerca di un dialogo universale, possibile grazie ad una combinazione adeguata di fede e ragione. Secondo la sua lezione, gli ostacoli a questo dialogo sono gli eccessi che esasperano o la fede a scapito della ragione o la ragione a scapito della fede. Così ad esempio in Occidente, verso cui principalmente era rivolto il discorso, si assiste ad una perdita di religiosità, a scapito di uno sviluppo eccessivo dell’esercizio della ragione, mentre in Oriente – e l’Islam ne è un esempio –, la religione sembra assorbire in sé tutti gli aspetti della vita, limitando grandemente la ragione e facendo scomparire il rispetto dell’uomo in quanto uomo. Secondo la lezione del Pontefice, è necessario ritrovare un equilibrio tra fede e ragione perché possa sussistere un vero dialogo universale. Sono convinto che questo fosse il suo proposito, e che non ci fosse alcun intento polemico, ma solo la ricerca di un dialogo delle culture e delle fedi.

La conversione di Magdi Allam fu invece una sfida rivolta all’Islam, una sfida nella quale si volle far risaltare su tutto il primato della libertà religiosa, anche a rischio di qualsiasi critica. Il papa volle allora sostenere la libertà dell’uomo, il quale ha il diritto di scegliere la religione sbagliata, fosse anche contro Dio. Certo, il candidato Magdi Allam fu esaminato quando richiese il battesimo, e ci si assicurò della sua sincerità, e proprio su questa base Benedetto XVI approvò che fosse tra i cinque battezzati della notte di Pasqua, lanciando così un messaggio di sfida al mondo e all’Islam per sostenere la libertà religiosa a qualsiasi costo.

Inoltre, dall’evento di Regensburg, che all’inizio apparve negativo a molti, diviene infine positivo se si considera il fatto che da allora hanno avuto luogo molti incontri interreligiosi, i quali continueranno nel futuro e che sono senz’altro dei passi importanti del dialogo.

In definitiva, vedo tra i due Pontefici la stessa linea, che addirittura il successore di Giovanni Paolo II sembra voler portare avanti in maniera ancora più generale, sostenendo un dialogo più totale, anche se teologicamente più prudente e preciso.


Quali crede potranno essere le ricadute teologiche e dottrinali di queste importanti iniziative di dialogo interreligioso? Si arriverà a un riconoscimento reciproco della validità salvifica da parte di Islam e Cristianesimo? E con le altre religioni?

È importante tener fermo che non sarà possibile trovare un accordo su una teologia comune. Da parte dei musulmani non sarà mai possibile riconoscere la divinità di Gesù Cristo e la Trinità, mentre per i cristiani non sarà possibile riconoscere che dopo Gesù Cristo sia venuto un Profeta a completamento e a Sigillo dei messaggi rivelati da Dio all’umanità. Tuttavia, sebbene non sul piano strettamente dottrinale e teologico, il dialogo interreligioso potrà avere diverse ed efficaci ricadute, che riassumo in tre punti.

Per prima cosa, il dialogo interreligioso avrà l’effetto di migliorare la comprensione reciproca delle diverse religioni, un percorso di approfondimento di ciò in cui consiste la diversità dell’altro. I musulmani potranno comprendere, senza per forza aderirvi, cosa sia la concezione di un Dio uno e trino, e da parte loro i cristiani impareranno a conoscere in che senso i musulmani riconoscono in Muhammad l’ultimo dei profeti. Potrà essere un percorso nel quale si impara a comprendere la razionalità del discorso religioso dell’altro, senza, ripeto, dovervi per forza aderire.

Secondariamente, e come conseguenza del primo passo, una maggiore comprensione reciproca avrà come effetto il rispetto delle diverse posizioni e un’apertura al rapporto con la diversità dell’altro. A ognuno la propra religione, ma senza scontrarsi. Lo scenario di un mondo pluralista si impone anche in ambito religioso, per cui dovranno essere superate le posizioni estremiste e chiuse al dialogo. I religiosi dovranno imparare a riconoscere e rispettare che ci sono cristiani e non cristiani, e viceversa, imparando anche a rispettare, anche se con dispiacere, la possibilità di conversioni.

Infine, questo rispetto reciproco sarà la base per la costruzione di una società comune più umana, dove ognuno si sente a casa e impara ad apprendere anche dalle altre religioni. L’edificazione di questa società sarà possibile sulla base di un denominatore comune a tutti, religiosi di diverse fedi e anche non credenti, poiché prima che religioso l’uomo è uomo. Il rispetto dei diritti e della dignità umana sarà questo comune denominatore di una società moderna e pluralista.

In questo modo si comprende come la teologia sia utile se conduce a decisioni esistenziali e a posizioni pratiche, poiché le speculazioni soltanto filosofiche e astratte interessano solo a pochi, mentre è necessario cercare una base comune a tutti.

Aggiungo che un’aspetto importante di questo processo sarà il superamento delle interpretazioni letterali dei testi sacri, le quali non conducono che al fondamentalismo. L’approccio letteralista alle Scritture, che è tutt’ora ancora troppo diffuso, è la vera radice delle catastrofi, poiché è irrazionale e porta alla guerra in nome di Dio, come purtroppo abbiamo visto in Palestina, tra Ebrei e Musulmani, e in Irlanda del Nord, tra Protestanti e Cattolici.


'Isa Abd al-Haqq Benassi

21 ottobre 2008