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Dopo Venerare le Moschee di Dio e Al-amâna – il deposito sacro, ecco la terza delle lezioni dell’Imam ‘Abd al-Wadoud Gouraud, incentrate su alcune delle dimensioni fondamentali della vita religiosa dei musulmani. Si tratta questa volta del tema della vita di coppia, a cui, naturalmente, e strettamente connesso il matrimonio. A tal proposito, come scrive l’Imam ‘Abd al-Wadoud, un detto del Profeta Muhammad afferma che “il matrimonio è metà dell’Islam”, a sancire quanto elevato sia il valore che esso riveste nella vita dei credenti. Se infatti il matrimonio non è nell’Islam un “sacramento”, come lo è invece nel Cristianesimo, è nondimeno una realtà sacrale e benedetta, nella quale e grazie alla quale l’uomo e la donna possono sperimentare la grazia e la presenza divina nella propria vita. Questa lezione fornisce anche indirettamente l’occasione di dissipare una volta di più molte delle idee erronee purtroppo assai diffuse sul matrimonio nell’Islam, idee secondo le quali esso sarebbe soltanto un “contratto di compra-vendita” nel quale gli uomini avrebbero un potere indiscriminato e autoritaristico sulle proprie mogli. Esistono senz’altro contesti nei quali il valore sacrale del matrimonio è stato dimenticato, e sotto questo nome vengono confuse e mescolate aberrazioni e passioni individuali che di religioso non hanno proprio nulla, ma pretendere che tale deviazione di fatto costituisca la condizione normale del matrimonio nell’Islam non corrisponde alla realtà. Sta infatti ai credenti, uomini e donne, mogli e mariti, vivere con integrità, amore e intelligenza il proprio matrimonio islamico, nella conformità agli insegnamenti della tradizione religiosa e sapienziale autentica e ortodossa. Così come non esiste coercizione nella religione (la ikraha fi-d-din, Cor. II, 256), allo stesso modo non esiste coercizione nel matrimonio religioso. E come insegna l’Imam, “Non esistono, in principio, problemi legati alla distinzione dei sessi, problemi che si pongono invece quando gli uomini e le donne non riescono più a riconoscere l’Unità divina che è all’origine della loro esistenza, e per la quale sono dunque legati.” La vita di coppia Il principio fondamentale dell’Islam, che è il medesimo per tutti i messaggi inviati da Dio all’umanità, e di cui tutti gli aspetti della religione e della vita dei credenti sono impregnati, è il tawhîd, l’affermazione dell’Unità e dell’Unicità di Allah. È lo stesso principio che prevale nei rapporti tra uomo e donna, visto che è scritto nel Corano che sono stati creati a partire da un «essere unico» o da «un’ anima unica». «O uomini ! Temete il vostro Signore, il quale vi creò da una solo essere, e che, avendo da essa tratto la sua sposa, ha generato da quella coppia tutti gli esseri umani, uomini e donne; Temete dunque Iddio nel cui nome vi domandate reciproca assistenza! Rispettate i legami di sangue. In verità Iddio sempre vi osserva». (Cor. 4, 1) Si capisce chiaramente che non esistono, in principio, problemi legati alla distinzione dei sessi, problemi che si pongono invece quando gli uomini e le donne non riescono più a riconoscere l’Unità divina che è all’origine della loro esistenza, e per la quale sono dunque legati. L’uomo e la donna sono uniti sia nel loro principio, poiché provengono dalla stessa anima, sia fisicamente. Infatti, secondo la Tradizione islamica, Eva prese forma a partire dalla costola di Adamo. Raccomandando la bontà nei confronti delle donne, il Profeta insegna: «Raccomandatevi la bontà nei confronti delle donne. La donna è stata creata da una costola. Ora, è la parte più elevata della costola, ed è perciò la più curva. Se cercherai di raddrizzarla la spezzerai. E se la lascerai così com’è, resterà curva. Raccomandatevi perciò benevolenza nei confronti delle donne». (Bukhari et Muslim). - Questa risultante fisica esprime simbolicamente una complementarità provvidenziale e necessaria tra gli esseri. Allo stesso tempo, questo legame sacro ricorda a tutti gli uomini e a tutte le donne la possibilità di essere riuniti di nuovo, tramite il matrimonio. - L’uomo e la donna sono dunque complementari, due metà fatte una per l’altra, come dice il versetto coranico: «Le donne sono un abito per voi e voi siete un abito per loro» (Cor. 2, 187). Armonia, concordia e interdipendenza. Uomo e donna hanno perciò la stessa dignità davanti a Dio, la stessa responsabilità religiosa, le stesse possibilità di realizzarsi spiritualmente, di accedere al Paradiso e di poter conoscere, in-sha’Allah, l’incontro con Dio nell’Altro mondo. «Il loro Signore ha esaudito le loro preghiere: Non farò perdere a nessuno di voi, uomo o donna, il beneficio delle sue opere. Non siete stati generati l’uno dall’altro?». (Cor. 3:195) «Chiunque, uomo o donna, avraà operato il bene e sarà stato credente, gli concederemo una vita buona. E li ricompenseremo in funzione di ciò che di meglio avranno operato (Cor. 16: 97)».
I La realtà della coppia maschile/femminile corrisponde a una Norma divina universale, ad una sunna di Allah, ad un costume intangibile che Dio ha istituito per la Sua creazione e che riguarda tutte le cose viventi, dalle piante fino agli animali e agli esseri umani. «Sia gloria a Colui che ha creato ogni sorta di coppie da quel che produce la terra, da loro stessi e da quel che non sanno!». (Cor. 36 : 36) «E di tutte le cose creammo una coppi: forse così voi sarete condotti a rifletterete». (Cor. 51 :49) - L’uomo e la donna che formano la coppia ubbidiscono a questo Ordine divino (nei due sensi del termine: la Legge e l’equilibrio) partecipando a quest’armonia naturale che manifesta l’Unità del Creatore, la Sua Saggezza, la Sua Giustizia e la Sua Onnipotenza. «È uno dei Suoi Segni l’aver per voi creato da voi stessi delle spose affinchè voi troviate presso di loro riposo, e l’aver posto fra loro e voi amore e misericordia. In verità in ciò ci sono dei segni per gente che riflette». (Cor. 30 : 21) - La coppia, l’uomo, la donna, il legame che li unisce, ecco dei segni e dei benefici di Dio che debbono farci riflettere e meditare, e condurci al ricordo di Dio, a ringraziarLo, a glorificarLo e a riconoscere la Sua unicità. È Dio Colui che ha messo tra i due sposi l’affetto e la tenerezza che li unisce e che permette loro di realizzare la complementarità, l’unità perduta delle origini. «Egli è Colui che vi ha creato da un solo essere dal quale ha tratto la sua sposa affinchè potesse trovare la sua serenità presso di lei abitasse con lei… ». (Cor. 7 : 189) - La quiete, la serenità, la tranquillità, la sakîna che l’uomo trova accanto alla sua sposa, e reciprocamente, viene da Dio: essa fa riposare lo spirito, appaga l’anima, da sollievo al corpo, placa gli umori e gli slanci passionali, ma senza esser mai distrazione o dimenticanza di Dio e della Sua adorazione. Al contrario, la sakîna rafforza il legame dell’uomo e della donna con Dio, fa crescere la loro fede portando loro il sostegno e l’equilibrio necessari alla loro vita materiale e spirituale. Si tratta di una pace divina, interiore ed esteriore, che bisogna custodire e coltivare nell’intesa coniugale: «Egli è colui che fa discendere la Sakîna nei cuori dei credenti per aumentare la loro fede. A Dio appartengono gli eserciti dei cieli e della terra, ed Egli è Onniscente e Saggio». (Cor. 48 : 4) - Questo spiega il fatto che a volte il Profeta riceveva la Rivelazione del Corano quando si trovava nel letto della sua sposa ‘Aisha. II L’intesa coniugale, la concordia, il sostegno, l’affetto, la solidarietà reciproca tra gli sposi fanno parte delle nobili qualità dei credenti e delle credenti. Con la fede in Dio, l’ubbidienza ai Suoi commandamenti, la pratica della pietà spirituale, queste virtù sono indispensabili per mantenere l’unione sacra della coppia, per riuscire in questo mondo e soprattutto nell’Altro. Così, più che le delizie del Giardino del Paradiso, la felicità suprema sarà la soddisfazione di Dio. «I credenti e le credenti sono solidali gli uni gli altri. Invitano alla pratica del bene, sconsigliano il male, compiono la Preghiera, e pagano l’Elemosina e obbediscono a Dio e al Suo Profeta. A costoro Dio farà misericordia, perché Egli è Onnipotente e Sapiente. Iddio ha promesso ai credenti e alle credenti Giardini alla cui ombra scorrono ruscelli, dove rimarranno in eterno, e dimore magnifiche nei giardini di Eden. E il compiacimento di esser stati graditi da Dio sarà per loro ancora più grande, e questo è il Successo supremo!» (Cor.9 : 71-72) - In quanto creature, gli uomini e le donne possono naturalmente assumere qualità e funzioni differenti che permettano loro di condurre al meglio la vita in questo mondo. Questa consapevolezza delle differenze reciproche costituisce il primo passo verso il ristabilirsi dell’armonia che Dio stesso ha decretato nella creazione. Le funzioni terrestri dell’uomo e della donna non sono state inventate o imposte da una delle due creature, ma rispondono a una Norma divina, alla corrispodenza con le loro rispettive nature. - Esiste, senz’altro, una ripartizione dei doveri e delle responsabilità che incombono a ciascuno di loro, ma i ruoli e le funzioni appaiono in modo naturale tanto nella vita pratica, quanto nell’applicazione della dottrina. La religione non si esprime in termini di assenza di capacità da parte dell’uomo o della donna, ma si occupa della salvezza dell’anima delle creature che devono, secondo il decreto divino, tendere verso il Dio Unico assumendo funzioni complementari. Il Profeta dice: «Ciascuno di voi è un pastore e ciascuno di voi è responsabile del suo gregge. Il principe è un pastore. L’uomo è un pastore per i membri della sua famiglia. La donna è un pastore nella casa del suo sposo e per i suoi figli. Ciascuno di voi è un pastore e ciascuno di voi è responsabile del suo gregge». (Bukhari e Muslim) - I doveri dell’uomo nei confronti della donna corrispondono ai diritti di lei, e i doveri della donna nei confronti dell’uomo corrispondono ai diritti di lui. L’analisi dei diritti e dei doveri di ognuno diventa futile se si perdono di vista, prima di tutto, le virtù, le quali, sostenute dalle benedizioni derivanti da una vita religiosa, costituiscono una solida base sulla quale costruire il proprio presente e il proprio avvenire. Tali virtù avranno ancor più valore nella misura in cui il marito e la sposa sapranno contribuire alla realizzazione non soltanto dei propri «talenti», ma anche di quelli della persona amata. Inoltre, è evidente che il matrimonio sarà ancora più benedetto se gli sposi si sostengono reciprocamente nella fede e tutto il resto non sarà altro che la conseguenza naturale di questo fatto. - La stabilità del matrimonio esige, quindi, il buon comportamento dei coniugi l’uno nei confronti dell’altro, in conformità alle parole del Profeta: «Il credente la cui fede è più perfetta è quello le cui maniere sono le più nobili. I migliori di voi sono i migliori per le loro donne». (Tirmidhi)
III - La coppia musulmana forma una famiglia «naturale», nel senso che ciascuno assume naturalmente la sua funzione la quale non è né in contrasto né in soggezione nei confronti dell’altro. Il Corano dichiara l’uguaglianza delle anime dell’uomo e della donna, assegnando tuttavia all’uomo il dovere di essere custode e guida della donna. La superiorità relativa dell’uomo non significa affatto l’inferiorità umana della donna, nel senso che ad essa mancherebbero alcune capacità, giustificando così la discriminazione sociale. L’UOMO
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