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Le moschee e i pericoli dell'improvvisazione. I musulmani italiani consulenti per lo Stato. La Redazione di Islamicità riceve e pubblica questo testo dell' Avv. Faridah Emanuela Peruzzi, Responsabile Affari Giuridici CO.RE.IS. Italiana.
DISCIPLINA DELLE MOSCHEE IN ITALIA La questione islamica nel suo insieme e la disciplina di una politica edilizia per il culto islamico in Italia sono state a lungo accantonate dalle istituzioni nazionali e locali nel timore di urtare la suscettibilità di una parte della cittadinanza – che, animata da un radicato pregiudizio islamofobico, avrebbe forse auspicato un atteggiamento di totale chiusura da parte dell’autorità costituita – e, comunque, di non creare un precedente con la comunità islamica a cui rimanere vincolati in mancanza di un sicuro consenso politico. Tale colpevole omissione ha condotto all'esplosione improvvisa, progressiva e “strategica” di un insieme di situazioni relative all'edificazione di luoghi di culto islamici in Italia: Milano, Bologna, Genova, Colle Val d'Elsa, Treviso, Verona, Novara sono solo alcuni degli innumerevoli casi saliti agli onori delle cronache negli ultimi mesi. Se, per un verso, il perdurante immobilismo istituzionale ha consentito, in alcune di queste vicende, l'imporsi di un radicamento di fatto di situazioni non governate e spesso poco trasparenti, sotto un altro profilo è doveroso constatare quanto elevato sia ora il livello di urgenza richiesto per la risoluzione di tali problematiche. Abbiamo invece assistito a una serie di risposte istituzionali improvvisate e non coordinate che prescindono da una conoscenza della realtà islamica in Italia e sembrano persino contrarie ad ogni più semplice regola di buon senso. Da dove proviene, ad esempio, l'ingenua ossessione di dover costruire moschee cattedrali, possibilmente in periferia, che non farebbero altro che favorire la tendenza ad una mistificazione politico-ideologica della religione in cui si utilizza il numero dei fedeli della “propria” moschea al fine di ottenere un posizionamento “politico” egemonico da esercitare sulla comunità islamica in Italia? La soluzione urbanistica in questione va proprio nella direzione opposta a quella di una integrazione della comunità islamica armoniosa e coerente al tessuto sociale e alla storia italiana e, peraltro, non sembra soddisfare né la governance degli interessi della cittadinanza nel suo insieme, né le reali esigenze dei fedeli musulmani italiani. Occorre infatti evitare soluzioni che legittimino la strumentalizzazione dei requisiti o dei simboli di una religione per fini diversi o addirittura contrari allo spirito che dovrebbe contraddistinguerne l'esercizio. In questo senso, un altro esempio tipico è quello della richiesta di minareti che certamente ha una sua legittimità, laddove non sconfini nella pretesa che un elemento, peraltro di carattere secondario, diventi il vessillo di una rivendicazione identitaria. Si potrebbe piuttosto avviare un processo di riqualificazione degli spazi di culto già presenti, ma improvvisati o fatiscenti allo stato attuale, secondo il modello più familiare e consono delle moschee di quartiere. Un percorso che consentirebbe altresì di riqualificare anche i rapporti con le istituzioni locali improntandoli ad una rinnovata trasparenza e affidabilità nella gestione dei luoghi di preghiera, in modo da garantirne la primaria funzione di esercizio del culto tramite un’adeguata formazione religiosa degli imam, conseguita grazie alla frequenza di corsi in cui venga curata anche la conoscenza della lingua, delle tradizioni e delle leggi del nostro Paese. Nel corso di una esperienza pluriennale acquisita come Responsabile della Commissione Affari Giuridici della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica), costituita da giuristi musulmani italiani che uniscono nella loro formazione la competenza tecnico-giuridica con una sensibilità e conoscenza religiose, ho avuto direttamente modo di occuparmi delle tematiche inerenti lo sviluppo di un quadro giuridico per l'Islam italiano. Lo studio di una regolamentazione dei luoghi e delle guide del culto islamico in Italia, insieme ad un aggiornamento del percorso del disegno di legge sulla libertà religiosa, costituiscono solo alcuni degli sforzi di approfondimento compiuti in questi anni, con rigore e onestà intellettuale. Credo si imponga ormai, per le nostre istituzioni, la necessità di prescindere da condizionamenti di natura politico-demagogica laddove si tratti di affrontare tematiche tanto sensibili, socialmente e giuridicamente, per appoggiarsi invece a realtà di consulenza qualificate che abbiano acquisito una profonda conoscenza sul campo dei fenomeni in oggetto e una consolidata esperienza nell'ambito di problematiche tanto delicate e di studi poco frequentati.
Avv. Faridah Emanuela Peruzzi Responsabile Affari Giuridici CO.RE.IS. Italiana 24 agosto 2008 |