«Palermo modello di integrazione e dialogo interreligioso»

L’assessore Cannella incontra i musulmani italiani


«Un’occasione per riscoprire assieme quei valori comuni che uniscono Cristianesimo e Islam, sulla base dei quali collaborare per progetti nazionali sui temi della famiglia e l’integrazione». Così descrive l’assessore alla Cultura di Palermo Giampiero Cannella l’incontro avvenuto in conclusione del mese di Ramadan 1429/2008 con i rappresentanti della Comunità religiosa islamica italiana. Un’occasione per fare anche il punto sulle molte novità che il suo Comune promuove per l’integrazione civile e religiosa.


In un momento in cui il problema dell’integrazione in Italia è tornato al centro del dibattito pubblico, lei ha recentemente parlato di Palermo come di un «esempio riuscito di integrazione»: qual è il vostro ingrediente di successo?

Per certi versi è semplice: Palermo e la Sicilia hanno una storia molto particolare, avendo vissuto nei secoli una stratificazione di civiltà diverse molto complessa. Dai popoli nordici vichinghi ai francesi, dagli spagnoli agli arabi, il palermitano è abituato da sempre a un confronto con il diverso e, cosa ancora più importante, a prendere gli aspetti positivi dell’altra cultura. Questo, unito alla vantaggiosa posizione geografica al centro del Mediterraneo, ha prodotto nel tempo una naturale cultura dell’accoglienza, sensibilmente diversa rispetto ad altri luoghi.

Tale predisposizione fa sì che nel dna del palermitano non sia presente l’intolleranza. Bisogna dirlo: con le mille altre difficoltà che ha la nostra terra, da noi non esiste l’angoscia e la paura per il diverso, cosa che implica di conseguenza anche una bassa presenza di episodi di razzismo o di problemi di sicurezza legati all’immigrazione.

L’esempio più eclatante di integrazione con la cultura italiana è dato dalle giovani generazioni di musulmani, a pieno titolo palermitani come i loro coetanei non musulmani.

In questo senso ho potuto promuovere politiche di integrazione anche tramite feste e momenti di incontro, favorendo così interscambi culturali sopratutto nel centro storico di Palermo, al fine di far conoscere la realtà di culture diverse alla cittadinanza, la quale in realtà le sente “di casa” da sempre.


Che tipo di Islam è presente a Palermo e come collabora con il Comune?

Anzitutto abbiamo una moschea, cosa fondamentale quando la comunità islamica è molto numerosa. La religione è il punto di unione fra molte etnie, dal nord Africa, ma anche dal Medio ed Estremo Oriente come lo Sri Lanka. I musulmani sono la maggioranza fra gli immigrati e da poco abbiamo istituito una riunione mensile in Comune con i rappresentanti di tutte le comunità di immigrati: è un momento molto importante per conoscersi, di scambi, proposte reciproche, di dialogo insomma. Sono strumenti essenziali per combattere i pregiudizi con la migliore arma che è la conoscenza reciproca.


Il suo assessorato ha creato anche un “Centro Studi e documentazione sulle migrazioni”, che pubblica da poco anche una rivista, “Cittadinanze”.

Si tratta di un’altra delle idee avute assieme al mio collaboratore Roberto Mazzarella, responsabile del “Centro studi e documentazione sulle migrazioni”: si tratta di un momento di conoscenza approfondita delle realtà culturali che si sono stabilite negli ultimi decenni. È insomma un’altra preziosa occasione che offre il Comune per l’incontro e la conoscenza delle diverse identità, dare una voce alle etnie presenti a Palermo e offrire al contempo un momento di incontro tra palermitani e immigrati.


In occasione della conclusione del mese di Ramadan, a Palazzo delle Aquile, lei ha incontrato l’imam Yahya Pallavicini, vice presidente della Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana. Un evento che si inserisce in una scia di scambi istituzionali che la Coreis sta avendo, a partire dal ministro alle politiche comunitarie Andrea Ronchi, per promuovere un dialogo fra religiosi musulmani e istituzioni. In che modo il Comune di Palermo potrebbe collaborare con la sede della Coreis in Sicilia?

Con l’Imam Pallavicini e i rappresentanti locali della Coreis Abd al-Majid Macaluso e Abd al-Hadi Dispoto abbiamo discusso a lungo di come la premessa per ogni vera integrazione sia anzitutto conoscersi, e di come sia necessario relazionarsi con una consapevolezza che va al di là dei pregiudizi più diffusi sull’Islam. È davvero assurdo credere che la sola appartenenza religiosa possa implicare una relazione con fenomeni legati al terrorismo, quando invece ogni musulmano è per me anzitutto una persona che prega un unico Dio. Abbiamo trovato un accordo su progetti che si basano su tematiche presenti nella religione a prescindere dalle diversità confessionali: mi riferisco ad esempio alla famiglia, come unione fra uomo e donna, fondamentale nell’Islam come nella religione cristiana. Sono principi che ci accomunano e sui quali si può sviluppare un modello di convivenza pacifica per vivere in armonia con il diverso.


Potrebbe essere allora proprio Palermo una città dalla quale partire per progetti a livello nazionale con la Coreis, al fine di dare visibilità ad esempi concreti di integrazione religiosa e civile, nonchè di lotta all’integralismo?

Certo, e si potrà studiare insieme più avanti qualcosa più nel dettaglio. Come detto l’approccio è quello del riconoscimento reciproco e della collaborazione per favorire l’integrazione. Non vedo dunque nulla in contrario, e farò quello che potrò conformemente alle nostre possibilità.


L’incontro con Pallavicini è avvenuto in seguito a un importante evento a Cefalù, che ha anticipato il dibattito islamo-cristiano sui temi del prossimo Forum di Novembre in Vaticano con alcuni delegati dei 138 sapienti islamici. Anche in merito al dialogo fra Cristianesimo e Islam, la Sicilia potrebbe ancora rappresentare un esempio privilegiato di pacifica convivenza fra diverse fedi?

Senza dubbio. Come già detto questa predisposizione è insita nella nostra storia, e potremo continuare a promuovere questa tradizione di apertura sia sulla base di questi valori comuni, ma, oserei dire, anche perchè la Sicilia, in virtù della sua collocazione, ha sa sempre avuto una vocazione ad intrattenere rapporti anche a livello economico verso tutta l’area mediterranea.


Yahya ‘Abd al-Ahad Zanolo

16 dicembre 2008