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Ramadân 1429 Selezione di Versetti del Sacro Corano e Detti dell’Inviato di Dio Seconda parte Prosegue in questa seconda decade del mese di Ramadân, appena iniziata, la selezione di versetti coranici e detti del Profeta Muhammad sul digiuno del mese di Ramadân che Islamicità propone ai suoi lettori.
Dal Sacro Corano Come tutti i versetti che compongono la rivelazione coranica, anche il versetto che segue ha un carattere simbolico e sacro che veicola dei significati principalmente religiosi e spirituali, e non può assolutamente essere ridotto a una lettura “letteralista”. Per intuire la portata sapienziale e simbolica del versetto che segue, ricordiamo che secondo la dottrina islamica l’uomo e la donna sono esseri creati «da un’anima unica», come Adamo ed Eva, e che, portatori entrambi della stessa vocazione spirituale, nel rispetto della loro complementarità devono imparare a riconoscere la Sapienza e la Presenza divine anche tramite l’amore coniugale e la vita familiare, vissute all’interno di un contesto islamico ortodosso.
V’è permesso, nelle notti del mese del digiuno, d’accostarvi alle vostre donne; esse sono una veste per voi e voi una veste per loro. Iddio sapeva che voi ingannavate voi stessi, ed è ritornato verso di voi e vi ha perdonato. Pertanto ora giacete pure con loro e desiderate liberamente quel che Iddio vi ha concesso, bevete e mangiate, fino a quell’ora dell’alba in cui potrete distinguere il filo bianco dal filo nero, quindi osservate il digiuno fino alla notte, e non frequentate le vostre donne se siete in ritiro nelle moschee. Questi sono i termini d’Iddio, non li sfiorate. Così Iddio dichiara i Suoi segni agli uomini, nella speranza che essi Lo temano. Surat al-Baqara (La sura della Vacca, II del Sacro Corano), v. 187
Dai detti e fatti (ahâdîth) dell’Inviato di Dio
Sahl - sia soddisfatto Iddio di lui - riferì che il Profeta - Iddio lo benedica e gli dia eterna salute - aveva detto: Nel giardino supremo c'è una porta chiamata il Dissetamento (al-Rayyân): da essa entreranno, il giorno della Resurrezione, coloro che hanno digiunato, e nessun altro. Sarà domandato: - Dove sono coloro che digiunano? - Ed essi s'alzeranno in piedi, e nessun altro entrerà da quella porta. Poi, quando saranno entrati, essa verrà chiusa e non v'entrerà più nessuno. Sahih Bukhari, 30, Il digiuno
Riguardo a quest’ultimo hadîth , lo Shaykh al-Akbar Muhyî-d-dîn Ibn ‘Arabî, uno dei più grandi maestri spirituali dell’Islam, fa notare che il nome della porta, al-Rayyân, implica il senso della saturazione dei liquidi, il senso dunque di una sazietà non più superabile e quindi di un’impossibilità ad assimilarne altri: tale sazietà è sinonimo di perfezione, poiché solo colui che si è veramente dissetato e dunque ha raggiunto lo scopo cessa di averne bisogno. Si intuisce da ciò come il digiuno in questo mondo in realtà non sia altro che un mezzo e un sostegno per dissetarsi dell’Altro mondo, che è più vero e più duraturo, e infine per poter accedere alla soddisfazione suprema, l’incontro con Dio Stesso.
Da Abû Hurayra – Iddio sia soddisfatto di lui. L’Inviato di Dio disse: «Iddio potente e glorioso ha detto: “Ogni azione del figlio di Adamo gli appartiene, eccetto il digiuno, che appartiene a Me, ed Io ne do la ricompensa; il digiuno è un’armatura, e quando uno di voi digiuna non nutra propositi osceni né vociferi, e se qualcuno lo ingiuria e lo combatte, dica ‘Sto digiunando’ ”; e per colui nella Cui Mano è l’anima di Muhammad, l’alito cattivo che promana dalla bocca di colui che sta digiunando è migliore davanti a Dio del profumo del muschio; chi digiuna ha due motivi di cui rallegrarsi: si rallegra quando lo rompe, e si rallegra del digiuno fatto quando incontrerà il suo Signore». Riyâd as-Sâlihîn, Il Giardino dei devoti, Detti e fatti del Profeta di an-Nawawî, IX, 38
Da Abû Hurayra – Iddio sia soddisfatto di lui. L’Inviato di Dio disse: «Quando arriva il Ramadân vengono aperte le porte del Paradiso e chiuse quelle del Fuoco, e i diavoli vengono legati». Riyâd as-Sâlihîn, Il Giardino dei devoti, Detti e fatti del Profeta di an-Nawawî, IX, 38
La Redazione 13 settembre 2008 |