Religione e conoscenza per una vera Pace

 

Nella prestigiosa sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano si è tenuto giovedì 22 novembre un importante incontro interreligioso organizzato dalla Fondazione Maimonide dal titolo “le religioni: strumenti di pace”.
Ospiti del Comune di Milano sono intervenuti Rav Laras Presidente dell’Assemblea dei Rabbini, Ferruccio De Bortoli, Direttore de Il Sole24ore, Mons Vincenzo Paglia, Presidente della Commissione Ecumenismo della CEI, Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini, Presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana e Lama Thamthog Rinpoche dell’Istituto Studi di Buddismo Tibetano Ghe Pel Ling

Da subito l’incontro ha sottolineato la grande funzione delle religioni a promuovere la coesistenza pacifica, la conoscenza reciproca e la volontà di non identificare le confessioni con istanze ideologiche, settarie o fondamentaliste.
Ancora una volta si è mostrata un’antica e costante alleanza tra la Coreis Italiana e la Comunità Ebraica di Milano e, diversamente da quanto era accaduto in occasione del giugno 2006, quando la Comunità Ebraica fu invitata nella moschea di via Meda 9, questa volta era ben presente anche la curia milanese. Del resto i temi del dibattito intellettuale sono stati molto pregnanti. Il punto nodale è forse emerso a proposito del valore della ratio e della lezione di Ratisbona con cui Monsignor Paglia ha esordito il suo intervento, sottolineando il ruolo della ragione come elemento indispensabile per quell’analisi critica su cui la fede dovrebbe verificarsi e confermarsi. Solo così, secondo Monsignor Paglia, le religioni possono svolgere la loro funzione di strumenti di pace.

Diversamente, l’intervento dello Shaykh ‘Abd al Wahid Pallavicini, partendo dall’etimologia della parola islam, che significa pace, pace per quegli uomini di buona volontà che “vogliono fare la volontà di Dio”, e riconoscendo in questa accezione di “musulmani”, ossia sottomessi alla volontà divina, i credenti di tutte le religioni del monoteismo abramico, ha invece identificato nel razionalismo storicista hegeliano uno dei peggiori veleni dell’Occidente. E’ proprio questa propensione razionalistica, che abdicando all’intellectus agens, ha erroneamente identificato l’islam con le frange fondamentaliste. L’Islam, religione rivelata, caratterizzata dall’irruzione del sacro e dall’intelligenza dello Spirito, non può essere definita “costituzionalmente irrazionale”, né confusa con la sua contraffazione ideologica, o storico politica.
Dal dibattito, è emerso che ad essere fondamentale è il valore dell’universale, universale inteso proprio nella sua dimensione di unum versus, verso l’uno, nell’unicità dell’intelletto, che essendo sovra razionale, ed aperto alla diretta corrispondenza divina, non può certo per questo essere identificato con l’irrazionale o con il solo piano mentale. Molto significativo, che sia proprio la fondazione Maimonide, ispirata al sapiente vissuto in quel medioevo che ha visto le tre confessioni del monoteismo abramico confrontarsi dal punto di vista, spirituale e culturale, a ricordarci ancora oggi, che la storia rappresenta un insegnamento, soprattutto se ci aiuta a relativizzare le problematiche di conflittualità emerse nel nostro ultimo secolo, sapendo discriminare tra religioni e strumentalizzazioni integraliste. Infatti, l’Andalusia di Maimonide e Muhiddiyn Ibn Arabi, o la Sicilia di Federico II, non possono costituire solo un oggetto di studio storico o diventare il riferimento letterario dei bei tempi di coesistenza pacifica tra le religioni, ma richiamare all’ unicità del Monoteismo abramico per orientare le varie civiltà e popoli verso la stessa realtà trascendente.

Per questo anche dalle considerazioni di Lav Laras, tratte da un insegnamento tradizionale ebraico, il Trattato dei Padri, che recita: “chi dice: quello che è mio è tuo e quello che è tuo è tuo, è un uomo pio” viene evidenziato un valore conoscitivo universale che richiama l’uomo a saper cogliere il suo vero ed unico collegamento a Dio, in un’intuizione intellettuale che va bel oltre la ratio di ciò che è giusto o sbagliato sul piano orizzontale. La serata non si è pertanto esaurita nell’ espressione di buoni sentimenti, ed ha invece aperto un vero e proprio dibattito intellettuale nel quale le religioni non si sono limitate ad uno sterile dialogo orizzontale, ma a proporre delle categorie e degli strumenti conoscitivi che possono costituire una grande risorsa anche per quel mondo laico che in primis si trova implicato a dover scongiurare lo scontro tra Oriente e Occidente.

Complementare agli esponenti religiosi, De Bortoli, ricordando le grossolane previsioni degli anni sessanta che avevano preconizzato la scomparsa delle religioni e della loro funzione nella civiltà moderna, ha ribadito che la questione del dialogo tra le civiltà è una necessità che il nuovo scenario mondiale impone e raccomanda a credenti e non credenti.
La presenza di Lama Thamthog Rimpoche, nella sua testimonianza volta alla realizzazione di una pace interiore, ha permesso, alla luce del dibattito svoltosi con gli interventi di tutti i relatori, di cogliere che la risposta delle religioni alla coesistenza pacifica non è il pacifismo, o la non belligeranza, ma una vita consacrata a Dio nella realizzazione di contemplazione e azione.

Nell’ospitare, questo convegno, è stato dato un segnale importante anche dal Comune di Milano e dal suo Presidente Manfredi Palmeri, che si è fatto promotore di iniziative interculturali che fanno di Milano un esempio nella promozione del dialogo confessionale e della volontà di inserire le religioni nell’attuale dibattito culturale ed intellettuale.

L’incontro di Palazzo Reale potrebbe essere prodromo all’iniziativa ancora in fieri che, accesa con la lezione di Ratisbona, ha condotto 138 sapienti islamici tra cui l’Imam Yahya Pallavicini, autore del libro Dentro la Moschea, appena pubblicato, a richiedere un confronto sapienziale con Papa Benedetto XVI e che potrebbe svolgersi in una serie di incontri e seminari conoscitivi.
Da parte islamica, la serata si è conclusa con l’auspicio che la visione metafisica delle Sacre scritture, appunto vissuta ai tempi dell’Andalusia dello Shaykh Al-Akbar, ma presente ancora oggi nella vera essenza delle religioni, costituisca  l’arca dell’Alleanza fra gli uomini e Dio, unico presupposto per una convivenza pacifica tra i popoli.

 

'Abd as-Sabur Turrini
Direttore Generale Co.Re.Is. Italiana

5 dicembre 2007