Un soufi d'Occident

 

Esce in Francia, presso l’editore Albouraq, il libro Un soufi d’Occident, René Guénon – Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ, un opera del Dr. Abd al-Halîm Mahmûd curata da ‘Abd al-Wadûd Jean Gouraud. Dopo le ormai innumerevoli opere su René Guénon da parte di autori occidentali, ecco la figura del grande metafisico francese presentata dallo sguardo interno di un sapiente anch’egli musulmano, uno sguardo finalmente in grado di mostrare lo Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ nell’unità tra religione e intellettualità e tra interiore ed esteriore propria dei grandi santi.
«Autorità sapienziale dell’Islâm largamente riconosciuto nell’epoca contemporanea» il Dr. Abd al-Halîm Mahmûd, Shaykh al-Azhar, rettore dell’Università del Cairo dal 1973 al 1978 ed amico dello Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ, si iscrive insieme a quest’ultimo all’interno della corrente sapienziale islamica della Shâdhiliyya, un’importante confraternita del Tasawwuf, la Via interiore dell’Islâm.
L’opera «testimonia gli sforzi dello Shaykh ‘Abd al-Halîm Mahmûd volti a offrire, a tutti coloro che coltivano un’aspirazione sincera alla Conoscenza di Dio, alcune utili precisioni dottrinali  e delle chiavi efficaci per la comprensione del Tasawwuf, la spiritualità islamica. E fu proprio in questa direzione che furono volti tutti gli insegnamenti dello Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ, un sufi d’Occidente, testimone e interprete della dimensione metafisica che è rappresentata, nella Tradizione islamica, dalla via dei santi depositari dell’eredità profetica e dell’ispirazione divina».
Scrive nell’introduzione il curatore ‘Abd al-Wadûd Yahyâ Gouraud: «Il ritratto che il Dr. ‘Abd al-Halîm Mahmûd traccia dello Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ mostra in particolar modo il grado di trasparenza e di presenza a Dio che è proprio della santità e della servitù spirituale. Assai significativo è il paragone che il sapiente dell’Al-Azhar traccia tra lo Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ, per la profondità della sua ricerca della Verità, e l’imam Muhammad Abû Hâmid Al-Ghazâlî, l’autore della Rivivificazione delle scienze religiose. Infatti, sia che si tratti dell’opera critica e chiarificatrice sul piano dottrinale, sia degli insegnamenti relativi alla via iniziatica, sia infine della rinnovata vitalità spirituale portata ai differenti rami della Scienza sacra, ci si accorge di quanto la vita e il percorso dell’imam Al-Ghazâlî e dello Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ siano affini. Nella nostra epoca, lo Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ è stato uno dei primi intellettuali musulmani ad aver ridonato a degli Occidentali, e a qualche Orientale, la possibilità di una reale salvezza dall’errore, l’errore di una vita senza Dio. Nella diversità della propria epoca, lo Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ s’applicò, come pure l’imam Al-Ghazâlî, tramite lo sforzo spirituale e la disciplina dell’anima, alla pratica costante del distacco dalle suggestioni legate alle apparenze di questo mondo. Per questa via, entrambi hanno realizzato un’identificazione con la loro natura primordiale (fitra), grazie alla quale hanno meritato di venir chiamati nell’Islam “vivificatori della Tradizione” (muhyî ad-dîn)».
Grazie alla funzione provvidenziale svolta dallo Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ René Guénon, anche l’Occidente moderno europeo ha di nuovo la consapevolezza della realtà del deposito sacro della Tradizione primordiale, quella Tradizione unica che con uno stesso Spirito permea e alimenta tutte le differenti rivelazioni dell’Unico Dio. Si tratta dunque, per questo libro, di una chiarificazione essenziale sul ruolo svolto da questo santo musulmano. Se infatti all’interno delle numerose aberrazioni pseudo-religiose dell’epoca contemporanea, come la cosiddetta New Age, si assiste al tentativo di considerare René Guénon “il padre della New Age” e “dello spiritualismo contemporaneo”, diviene allora necessario, contro il ridicolo insito in idee di tal sorta, chiarire che non esiste funzionalità per gli insegnamenti metafisici riportati dallo Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ se non all’interno di una Tradizione ortodossa integrale, la quale nell’unione della dimensione religiosa e di quella interiore volta alla Conoscenza spirituale costituisce l’unica possibilità autentica di realizzazione metafisica.
Purtroppo è invece una moda e un vizio forse troppo occidentale quello di considerare la dimensione interiore slegata da quella esteriore, laddove invece, come insegna la Tradizione islamica di cui René Guénon fu testimone, non c’è santità senza sottomissione e senza fede. In un contesto europeo dove alcuni fondamentalisti pretendono di rappresentare un Islâm «senza referenti spirituali», o dove al contrario altri riducono il ricollegamento tradizionale a un elitarismo ritualistico puramente astratto e narcisista, quest’opera mostra invece un’esplicita conferma dell’Unità della Tradizione, che nella sua regolarità si rifà ai santi e ai sapienti che come «eredi dei Profeti» sanno illuminare e sacralizzare ogni momento e ogni gesto dell’esistenza terrena bismiLlâh, in Nome di Dio.
Lo Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ con la sua vita e la sua opera testimonia che il Tasawwuf, quale dimensione interiore dell’Islam votata alla Conoscenza di Dio, è universalmente presente ed efficace, tanto in Oriente quanto in Occidente, perché esso manifesta una natura unica ed universale, e poiché, come dice il Sacro Corano, «ad Allâh appartengono l'Oriente e l'Occidente. Ovunque vi volgiate, là è il Volto di Allâh. Allâh è Immenso e Sapiente» (Cor. II, 115).
Infatti, «se René Guénon – scrive ‘Abd al-Wadûd Jean Gouraud – ha magistralmente ricordato da un capo all’altro della sua opera che la vera metafisica non è né orientale né occidentale, ha ugualmente messo in evidenza i significati simbolici della geografia sacra secondo la quale, precisamente, l’Oriente e l’Occidente rappresentano prima di tutto delle direzioni metafisiche che indicano rispettivamente il luogo dove nasce la luce spirituale e il luogo dove essa declina». E occorrerà allora ricordare che L’Inviato di Allâh ha detto: «Non ci sarà l'Ora fino a quando il sole non sorgerà ad occidente». In questa prospettiva, la consapevolezza e la conoscenza della Tradizione che provengono dalla testimonianza dello Shaykh ‘Abd al-Wâhid Yahyâ, Un soufi d’Occident, potranno forse contribuire, nei tempi escatologici, alla discriminazione tra l’Anticristo e il vero Cristo al suo ritorno, Sayyidunâ ‘Îsâ, nostro signore Gesù, e a saper distinguere tra le tante contraffazioni pseudo-religiose e pseudo-metafisiche contemporanee e l’autentica Tradizione primordiale, tra le tante illusioni e l’unica Verità.
 

‘Isa ‘Abd al-Haqq Benassi

28 gennaio 2008

 

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