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Inizia su Islamicità la pubblicazione di una serie di durûs (lezioni) tenute dall’imam Abd al-Wadoud Gouraud. Si tratta di approfondimenti su alcuni aspetti della religione islamica che riguardano la vita del credente. Per il religioso musulmano ogni atto è compiuto bismiLlah, in nome di Dio, e ogni aspetto della vita, dagli atti strettamente rituali come la preghiera fino agli affari quotidiani come il lavoro e come il rapporto tra marito e moglie o tra genitori e figli, è un’occasione per riconoscere la misericordia di Iddio che agisce nella creazione e una possibilità, secondo il detto del Profeta, per conoscere se stessi e conoscere il proprio Signore. Nelle lezioni dell’imam Abd al-Wadoud, l’esposizione dell’insegnamento religioso è principalmente basato sul Corano e sulla Sunna del Profeta, che sono per il musulmani le due fonti della religione.
Venerare le moschee di Dio I
La moschea è chiamata in arabo: 1. masjid = luogo di prosternazione 2. bayt Allah = casa di Dio
Il credente deve corrispondere a questo carattere di sujud (prosternazione), cercando di sottomettere il suo cuore, la sua anima ed il suo corpo solo a Dio. Il sujud ci ha detto il Profeta, è l’accesso alla prossimità di Dio, è l’espressione di questa sottomissione perfetta, della servitù spirituale, è il modello di adorazione praticato dagli angeli. «Sappiate che le Moschee sono esclusivamente di Dio. Non invocate dunque nessun altro che Lui». (Cor. LXXII,18)
Noi siamo degli invitati nella casa di Dio: per ricevere la Sua accoglienza e le Sue grazie, perché Egli accetti le nostre preghiere, bisogna rispettare la cortesia , le buone maniere che sono prima di tutto: servitù, concentrazione, nessuna distrazione, timore di Dio, umiltà, raccoglimento, nessuna parola inutile, ascolto del dhikr e della recitazione coranica. E’ così che sarà possibile realizzare la pace interiore tramite il ricordo di Dio, il distacco dalle preoccupazioni di questo basso mondo, la ricerca della grazia di Dio, e il ricordo del Giorno del Giudizio. «E’questa luce che rischiara le case che Dio ha permesso di elevare affinché il Suo nome sia invocato e glorificato, mattina e sera, da uomini che né commerci né transazioni distolgono dal ricordo di Dio, dal compiere la preghiera o l’elemosina, in quanto questi uomini temono un giorno ove i loro cuori saranno sconvolti e gli sguardi annichiliti dallo spavento, nella speranza che Dio li ricompenserà per il bene che avranno fatto e accorderà loro, in sovrappiù, la Sua grazia, che Dio dispensa i Suoi benefici a Egli chi vuole senza farne conto» (Cor. XXIV, 36-38).
II
«Non frequentare mai una tale moschea! Che ve ne è un'altra che è stata fondata fin dal primo giorno, sul timore riverenziale del Signore e che è più degna che tu vi stia in preghiera. La frequentano uomini che amano purificarsi, e Dio ama coloro che sono puri. Quale è il migliore? Colui che ha fondato il suo edificio sul timor di Dio e sul Suo compiacimento o colui che fonda il suo edificio su un orlo sottile di terra friabile franata con lui giù nel fuoco dell’inferno? Ma Dio la gente iniqua non guida» (Cor. IX, 108-109) Il timore di Dio, la pietà spirituale vengono dal cuore; questo significa che la moschea non è niente se coloro che la frequentano e che pregano non hanno la pietà del cuore. Ciò, non rappresenta che pareti senza anima, una conchiglia vuota, una casa abbandonata e instabile senza stabili fondamenta. Solamente l’invocazione di Dio permette di rendere vivi i nostri cuori e questo luogo. In effetti , la moschea è come il cuore, e il cuore è come la moschea, al tempo stesso masjid e bayt Allah; è il cuore che contiene la pietà, che comprende la recitazione della Parola divina, e che è vivificato dal ricordo di Dio.
III
Rettitudine, sincerità e purezza dell’adorazione, ritorno a Dio «Dì loro: il mio Signore ordina l’equità, come vi ordina di indirizzarvi esclusivamente a Lui in qualsiasi luogo di preghiera (moschea) e di invocarLo sempre con fede sincera e pura, come vi ha dato principio, così a Lui tornerete». (Cor. VII, 29). «O figli di Adamo! Mettetevi gli abiti più belli a ogni preghiera ( in ogni moschea )». (Cor. VII, 31). Questa bellezza è quella degli abiti puliti, purificati, ma anche e soprattutto la bellezza del cuore che è la pietà spirituale, la fede in Dio, l’amore per Lui e il Suo Profeta. Bellezza interiore per la bellezza dei caratteri, purificazione dell’anima dai suoi difetti, dai suoi attaccamenti a questo basso mondo, simbolizzata dalle abluzioni preliminari alla preghiera. «O figli di Adamo! Vi abbiamo provvisti di vesti per coprire la vostra nudità, e ornamenti. Ma il migliore vestito è il timore riverenziale verso il vostro Signore. Questo è uno dei segni di Dio a che essi riflettano». (Cor. VII, 26). «Ma Dio vi ha fatto amare la fede che ha imbellito i vostri cuori, tanto è che vi ha fatto detestare l’empietà, la perversità e la disubbidienza. Questi sono quelli ben guidati». (Cor. IL, 7). Il profeta ci insegna che Dio ha fatto di tutta la terra una moschea, un masjid, un luogo di prosternazione e di adorazione del Signore. Tutto quello che è stato detto in precedenza si applica ugualmente al luogo di preghiera che abbiamo consacrato nelle nostre case. E’ così che preservando la sensibilità spirituale per il sacro, la coscienza del valore di questo luogo benedetto, forzandoci di venerarlo come si deve, tramite una disposizione del cuore e un comportamento alla sua altezza, sarà possibile se Dio vuole di mantenere questa attitudine di credenti pii, di musulmani esemplari, di servitori sinceri di nobili invitati da Dio quaggiù (in questo basso mondo), al di là di queste pareti, nel nostro cuore quotidianamente, anche al di fuori degli orari della preghiera.
'Abd al-Wadoud Yahya Gouraud 24 febbraio 2009
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