Prosegue su Islamicità la pubblicazione delle durûs (lezioni) tenute dall’imam Abd al-Wadoud Gouraud. Dopo Venerare le moschee di Dio, ecco un approfondimento su Al-amâna, il«deposito sacro» che Dio ha affidato all’uomo, e di cui l’uomo soltanto in tutta la creazione è il responsabile. Come insegna l’imam Abd al-Wadoud, in qualsiasi modo si voglia intendere il contenuto di tale deposito della Tradizione, ossia volendovi scorgere l’intelligenza e la libertà dell’uomo, oppure la fede e la religione retta e immutabile, o l’obbedienza e gli atti di adorazione, o ancora la conoscenza di Dio, in ogni caso quel che più conta è la fedeltà che Dio domanda all’uomo conferendogli una tale responsabilità. E, d’altra parte, la tradizione islamica ricorda che nessuno di questi aspetti menzionati, dalla libertà dell’uomo alla conoscenza spirituale, potrà essere realmente e pienamente realizzato al di fuori della piena fedeltà a Dio e all’integralità della tradizione religiosa nel duplice aspetto dell’ortodossia e dell’ortoprassi.


Al-Amâna

Il deposito sacro

«In verità proponemmo ai Cieli, alla Terra e alle montagne il deposito sacro, ma tutti rifiutarono e ne ebbero paura. Se l’è addossato l’uomo; in verità egli è ingiusto e ignorante».

(Cor.XXXIII, 72)

Dio ha affidato all’essere umano, nella persona di Adamo, il «deposito sacro» che costituisce la sua peculiarità nella creazione, là dove «i cieli, la terra e le montagne non hanno voluto farsene carico», non per opposizione o per disubbidienza verso Dio, ma per timore del peso di tale responsabilità. Dio è Al-Mu’min, «il Credente», Colui che confida nell’uomo, presso il quale Egli ha posto questo deposito sacro.

I commentatori hanno scritto molto sulla natura di questo amâna (deposito) che è proprio dell’uomo. Si tratta dell’intelligenza e della libertà a lui relativa? Si tratta della fede, della religione retta e immutabile, e della conoscenza di Dio tramite la testimonianza della Sua unicità e della Sua sovranità? Se alcuni commentatori vi scorgono l’obbedienza, altri parlano degli atti di adorazione e degli obblighi rituali che Dio ha imposto ai suoi servi. In ogni caso, tali differenti interpretazioni non sono in contraddizione, ma concordano nell’affermare che l’uomo, poiché ha accettato questo deposito sacro, è per ciò dipendente e responsabile davanti a Dio. L’uomo ne dovrà di conseguenza render conto a Dio, rispondendo davanti al suo Signore del modo in cui avrà utilizzato questo deposito. Se l’uomo si sarà mostrato in questo mondo fedele e leale in rapporto al deposito affidatogli, senza tradire la fiducia che Dio ha posto in lui, sarà ricompensato dal suo Signore; ma se l’uomo si mostrerà infedele, declinando la sua responsabilità e mancando al suo impegno, egli incorrerà nel castigo di Dio. Ci sono certamente dei gradi nella punizione, in modo proporzionale alla gravità del tradimento dell’uomo: alcuni, gli infedeli, negano totalmente il deposito sacro, mentre altri ne dimenticano una parte commettendo dei peccati più o meno gravi.

D'altronde amâna e imân, la fede, sono due termini provenienti dalla dalla stessa radice araba: gli esseri umani hanno ricevuto la fede in deposito, e per loro natura sono quindi spontaneamente rivolti verso Dio (la fitra). Ma con il trascorrere dei tempi, l’uomo ha progressivamente perduto questa fede che fu l’oggetto d’un patto originale (al-mîthâq) concluso tra lui e Dio, così come attestato nel sacro Corano nel noto versetto: «Non sono forse Io il vostro Signore?», e gli uomini risposero: «Certo, noi lo testimoniamo!». Gli uomini, dalla creazione di Adamo, sono gli eredi del deposito sacro. Essi hanno stipulato con Dio il patto primordiale. Ma nel corso della storia gli uomini si sono mostrati orgogliosi e ignoranti, e hanno dimenticato la propria natura spirituale secondo la quale Dio creò Adamo prima della sua uscita dal Giardino. Così, nella sua Misericordia, Dio scelse dei profeti per rivelare la Sua luce e rammentare agli uomini quell’impegno. Questi profeti inviati da Dio non hanno portato come unico messaggio che l’instancabile affermazione dell’unicità divina, il tawhîd. L’Islam si presenta come un ultimo richiamo a tale verità che costituisce la religione immutabile
(dîn qayyim).

Deposito della fede, o deposito delle prescrizioni legali, ciò che è stato proposto ai cieli, alla terra e alle montagne sembrò loro troppo pesante. L’uomo, accetta dunque questo deposito del quale non misura tutta la portata, e si rivela zhalûm jahûl, trasgressore del patto e ignorante di tutto ciò che questo carico implica. Secondo un'altra interpretazione, è perché l’uomo è ingiusto verso se stesso e ignorante della portata dei propri atti che accetta questo temibile compito. L’ingiustizia o «l’oscuramento» consistono proprio nel non mantenere le cose al loro proprio posto. Infatti, una volta accettata la responsabilità, il difficile sforzo consiste nel mantenersi fermi in essa e nell’adempiere i propri impegni. Con fatica Adamo si è fatto carico del deposito sacro (nel tempo compreso tra l’‘asr (il pomeriggio) e il calar della notte, secondo Ibn ‘Abbâs) ma dimentico, commise l’atto di disubbidienza che provocò la sua caduta dal Paradiso. E per questo in un altro versetto Dio rivela:


«Demmo una raccomandazione ad Adamo prima della sua caduta, ma egli la dimenticò. E non trovammo in lui alcuna ferma risoluzione» (Cor. XX, 115).

I


Il deposito sacro, come tutti i depositi di questo mondo, implica:

  1. La fiducia del Proprietario nei confronti del depositario, che non deve essere tradita:

«O voi che credete, non tradite Iddio e il Suo Inviato: ciò sarebbe tradire consapevolmente la fiducia riposta in voi. Sappiate che i vostri beni e i vostri figli non son altro che una prova per voi, e presso Dio ci sono ricompense magnifiche!» (Cor. VIII, 27-28).

«Consapevolmente», vale a dire «quando sapete perfettamente»; sapete che è Dio che vi ha affidato questo deposito sacro, quale è l’impegno che avete preso con Lui e quali sono i doveri nei Suoi confronti.

  1. La responsabilità del depositario che deve preservare il deposito e farlo fruttificare:

«Beati sono, in realtà, i credenti […]che rispettano ciò che è loro stato affidato e i loro impegni, e che sono costanti nella preghiera! Sono essi i veri eredi ai quali sarà dato il Paradiso, dove rimarranno per l’eternità» (Cor. XXIII, 1-11).

Il rispetto dei depositi fa parte delle qualità dei credenti; esso è menzionato proprio prima del dovere di compiere regolarmente le preghiere rituali, vale a dire che va di pari passo con la fede e la pratica religiosa. Le altre qualità menzionate all’inizio di questa sura sono: pregare con raccoglimento e umiltà, disdegnare tutte le futilità, assolvere la zakat, astenersi da tutti i rapporti carnali al di fuori del matrimonio. Sono queste le qualità della fede che conducono, per la grazia di Dio, alla felicità eterna nell’Aldilà.

  1. Rendere infine il deposito al suo Proprietario:

Poiché «Allah vi ordina di restituire i depositi ai loro proprietari e di mostrarvi equi quando siete chiamati a giudicare i vostri simili. In ciò vi è un nobile compito che Iddio vi esorta a compiere. Dio è Colui che tutto ascolta, tutto osserva» (Cor. IV ,58).

E il Profeta ha detto: «Rendi il deposito a chi te lo ha affidato, e non tradire colui che ti ha tradito» (Abû Dawûd).

Bisogna quindi comprendere bene che il deposito non appartiene che al suo proprietario, e non al depositario. Costui ne è solamente l’usufruttuario. Ed è così per tutte le cose di questo basso mondo: niente ci appartiene realmente poiché tutto viene da Dio ed è nelle Sue mani. Noi ne beneficiamo con il Suo permesso in questo mondo e soprattutto in vista dell’Altro.


II


La responsabilità del deposito richiede, da parte del depositario, qualità e virtù, sia nei confronti del proprietario del deposito sia verso se stessi: la sincerità, la fedeltà, l’affidabilità, la lealtà, l’onestà, l’integrità, l’attenzione, la dirittura, la vigilanza, la prudenza, il rispetto.

Per tutte queste nobili qualità si distingueva naturalmente il Profeta, e non è un caso se ancora prima di ricevere la rivelazione divina egli fosse soprannominato dagli abitanti di Mecca Al-Amîn, «l’uomo degno di fiducia». Le persone avevano infatti l’abitudine di affidare a lui i loro beni e le loro mercanzie, e Muhammad non tradì mai la loro fiducia e mai fu disonesto verso alcuno. Quando Muhammad accettò di prendere Khadija in sposa, lei gli disse: «Figlio di mio zio, io ti amo per la parentela che hai con me, perché ti mantieni sempre nel centro, nel giusto mezzo, evitando di prendere partito tra le persone a favore di questo o di quello; e ti amo per la tua rettitudine, per la bellezza del tuo carattere, e per la veridicità delle tue parole». Khadija aveva riconosciuto alcuni segni della perfezione umana di Muhammad, Al-Amîn, in quanto egli fu pienamente rispettoso dell’amâna (deposito) di Dio.

Le sue qualità si manifestarono anche durante l’episodio della ricostruzione della Kaaba da parte dei Quraysh, quando scoppiò un vivace diverbio tra i vari clan che rivendicavano l’onore di sollevare la Pietra nera per collocarla al suo posto. La situazione restò irrisolta per quattro o cinque giorni e la tensione crebbe a tal punto che già si concludevano delle alleanze, e delle armate erano già pronte per lo scontro. Il più anziano di coloro che si trovavano là propose allora una soluzione: «O Quraysh, disse, prendete come arbitro del vostro litigio il primo uomo che varcherà il suolo di questa Moschea». I Quraysh accettarono di seguire il consiglio dell’anziano, e il primo uomo ad attraversare nella Moschea il recinto sacro fu Muhammad, che rientrava alla Mecca dopo un periodo di assenza. Vedendolo, tutti riconobbero immediatamente e spontaneamente che fosse lui la persona veramente designata per quel compito, ed il suo arrivo fu accolto da esclamazioni gioiose e da mormorii di soddisfazione. Alcuni dicevano: «E’ Al-Amîn!», «E’ Muhammad e noi ci rimettiamo al suo verdetto», ripetevano altri. Una volta messo al corrente del litigio, Muhammad domandò che gli fosse portato un mantello, ciò che fu presto fatto. Dopo averlo steso per terra, egli prese la Pietra nera, la depose nel mezzo del mantello: «Che ogni clan prenda in mano i bordi del mantello, disse, poi sollevatelo tutti insieme». Quando essi alzarono il mantello alla giusta altezza, Muhammad prese la Pietra e la mise con le proprie mani nell’angolo del muro. Il lavoro di ricostruzione riprese e il muro fu eretto e completato al di sopra della pietra fino all’altezza voluta.

III


Il Profeta ci insegna la stretta relazione che esiste tra la fede ed il deposito: «Non ha affatto fede colui che non è degno di fiducia; non ha affatto religione colui che non mantiene i suoi impegni» (Ahmad). Tutto ciò che è contrario al deposito (amâna) costituisce una mancanza di fede: svelare il segreto di un amico, spiare le persone nella loro intimità e i loro difetti, la maldicenza, la corruzione, la menzogna , il tradimento e l’ipocrisia. In un altro hadith, il Profeta ci mette in guardia e ci informa che «i segni distintivi dell’ipocrita sono tre: quando racconta qualcosa mente, quando promette e non mantiene la promessa, quando gli viene affidato un deposito si mostra sleale» (Bukhari e Muslim).

Il deposito sacro affidato da Dio all’essere umano racchiude in principio ogni tipo di deposito che implichi delle responsabilità e del quale dovrà esser reso conto il Giorno della Resurrezione:

  • Il tawhîd, le ‘ibâdât (Abluzioni, testimonianza di fede, preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio)

  • La famiglia e la buona educazione dei figli

  • La parola (orale o scritta) e la lingua, così come tutte le membra del corpo

  • Le conversazioni private, delle quali non bisogna rivelare i segreti

  • I congiunti, la donna in particolare, della quale bisogna preservare l’intimità e l’integrità

  • I beni pubblici e privati che non devono essere dispersi o derubati

  • Le responsabilità professionali e l’autorità politica.

Non si tratta soltanto della base di una comunità fraterna e di una società unita, dove regnano la fiducia reciproca e condivisione, ma anche una delle chiavi della salvezza, della felicità e del successo in questo mondo e nell’Altro.

E’ detto che alla fine dei tempi la fede e la fedeltà si ritireranno dai cuori, tanto che le prove e le tentazioni aumenteranno, perché l’uomo mostrerà l’ingiustizia e l’ignoranza di cui è capace e non saprà più rispettare il sacro deposito di Dio. Un beduino domandò un giorno al Profeta: «Quando verrà l’ultima Ora? - Quando il deposito sacro sarà perduto, rispose il Profeta, allora aspettati di vedere l’Ora» (Bukhari).

Alcuni commenti dei sapienti, come quelli dello Shaykh Ahmad ibn Idris, mettono l’accento sul fatto che il «deposito sacro» così proposto ed affidato da Dio all’uomo è una funzione straordinaria e magnifica. Solo un essere creato «nella forma e la disposizione più perfette» (secondo l’espressione coranica fî ahsani taqwîm nella sura XCV, 4) quale è l’uomo ha la capacità di assumere questa responsabilità. Tutte le altre creature hanno una natura ed una capacità insufficiente per sopportare il carico del «deposito sacro». Anche i cieli, la terra e le montagne rifiutarono di farsene carico, e ne furono spaventati. E siccome Dio ha dotato l’uomo, creandolo «nella forma e disposizione più perfette», l’uomo è capace di farsene carico. Si potrebbe paragonare questo deposito ad una veste larga e lunga, la cui misura si adatta perfettamente soltanto all’uomo. Quando gli viene proposta questa veste l’accetta, se ne compiace e se ne serve. Allo stesso modo per quanto riguarda il deposito sacro: quando l’uomo non si mostra infedele verso Dio, abusando della fiducia rispetto al deposito a lui affidato, allora questo gli sarà della più grande utilità e ne trarrà grande profitto. In questo modo si comprende allora la fine del versetto: «L’uomo era ingiusto e ignorante» vale a dire che prima di farsi carico del deposito sacro, poiché dopo di ciò sappiamo che Dio gli donò la Conoscenza insegnandogli i nomi di tutte le cose, nomi che l’uomo ha in seguito insegnato agli angeli. Bisogna dunque considerare tutta la nobiltà dell’essenza umana quando l’uomo si mostra fedele al deposito sacro e non tradisce la fiducia di Dio, che lo ha creato nella forma e nella costituzione più bella. «Quindi lo riducemmo al punto più basso della scala,  eccetto coloro che credono e compiono opere pure: essi avranno ricompensa illimitata!» (Cor. XCV, 5-6). Dio ha dunque affidato all’uomo il deposito sacro, tramite il quale egli potrà, se resta fedele, accedere ai più alti gradi spirituali, che nessun’altra creatura saprà raggiungere. Se l’uomo non tradisce la fiducia divina, Dio lo farà così entrare nel Suo paradiso dove gli sarà concesso di vedere il Suo Volto e di essere vivificato da Dio eternamente. Vi è forse cosa più elevata e più nobile di questa? Quale perdita, quale fallimento per colui che si allontana dal Reame eterno e dalla Grazia divina, per aver tradito il deposito sacro, e si perde nella vanità del mondo effimero, scambiando la dimora eterna per questo basso mondo, che agli occhi di Dio non vale più di un’ala di una zanzara!

Voglia Dio fare di noi coloro che sono fedeli a Lui ed al Suo sacro deposito!


Imam Abd al-Wadoud Yahya Gouraud

29 aprile 2009