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Da Assisi a Ratisbona e oltre a cura della Redazione A un anno dallo storico discorso di Benedetto XVI a Ratisbona è ancora doveroso chiedersi quali frutti abbia portato e quali siano le prospettive del dibattito sorto fra intellettuali musulmani e cristiani. Nonostante «il modo brusco» nel quale tutto era iniziato, possiamo veramente affermare che sia nato un “virgulto di dialogo”, come è stato definito dal vaticanista Sandro Magister, che nel suo sito www.chiesa (http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/93245) aveva pubblicato proprio uno dei primi interessanti dibattiti fra teologi musulmani e cristiani? Se molti ancora rimangono i nodi irrisolti, accogliamo tuttavia come un inedito e positivo segnale il fatto che una rivista cattolica come “il Regno” abbia recentemente pubblicato una lettera dello Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, presidente della Co.Re.Is (Comunità religiosa islamica) italiana, nella quale si risponde all’articolo di un’altra rivista, “Civiltà Cattolica”, proprio su uno dei temi più delicati e allo stesso tempo fondamentali del rapporto fra la seconda e la terza rivelazione del monoteismo di Abramo: Gesù e Muhammad. Vogliamo prendere le mosse proprio da questa significativa testimonianza di dialogo per iniziare un breve excursus “da Assisi a Ratisbona e oltre” attraverso gli “aspetti attuali del dialogo interreligioso” forse anche perchè, come religiosi, non dovremmo alla fine seriamente chiederci, secondo le parole dello Shaykh Abd al-Wahid, «cosa c’è di più interreligioso della stessa successione dei Profeti?». Milano, 21 Giugno 2007
Regno dei Cieli o Civiltà Cattolica? La rivista “Il Regno” ha pubblicato il contributo qui sopra riportato dello Shaykh 'Abd al Wahid Pallavicini intitolato “Gesù Profeta per l'Islam?”, in risposta all'articolo del Prof. C.W. Troll apparso su “Civiltà Cattolica” del 19 maggio scorso, nel quale il noto studioso gesuita rinnovava alcune ricorrenti incomprensioni occidentali nei confronti dell'Islam. Lo stesso editoriale di questo numero de “Il Regno” è dedicato alla nuova fase del dialogo interreligioso inaugurata da Benedetto XVI, reinterpretata dalla storica rivista dei Dehoniani nell'ottica di una “ermeneutica della continuità” ecclesiastica, a partire dalle dichiarazioni del Concilio ecumenico Vaticano II fino alle più recenti “lezioni” del nuovo Pontefice. Lo “Spirito di Assisi” Nello “Spirito di Assisi” – e proprio con questo titolo – si era svolto a Terni, il 26 ottobre 2006, uno dei convegni in commemorazione del primo storico incontro interreligioso del 1986, al quale già lo Shaykh 'Abd al Wahid Pallavicini aveva partecipato. Nell'incontro di Terni furono quindi poste dagli organizzatori al presidente della CO.RE.IS. alcune significative domande che riportiamo testualmente qui di seguito con le relative risposte: 1. Il Papa Benedetto XVI ai delegati della Chiesa Cattolica a Verona ha detto che l’illuminismo e il laicismo diffusi in Occidente rappresentano un ostacolo al dialogo con le altre culture. Condividete questa osservazione e, secondo voi, in che senso? Certamente l’illuminismo e il laicismo rappresentano un ostacolo al dialogo perché mancano della dimensione della fede. Non condivido, invece, che si possa parlare di dialogo fra culture perché le religioni implicano la pratica religiosa, il culto, dal quale proprio deriva la cultura. Non si può limitare tutto solamente alla dimensione orizzontale del mentale e del sentimentale come se fosse vero il detto cartesiano del “cogito ergo sum”. Dio ci ha creato e pertanto noi anzitutto “siamo” Sue creature e come tali, conseguentemente “pensiamo”. Dunque “sum ergo cogito”, non si può fare della religione una filosofia o una logica che non necessitano della fede: “credo quia absurdum”. 2. Cosa significa “dialogo interreligioso”? E “come” dialogare senza rinunciare ciascuno alla propria identità di fede? Come coniugare identità e dialogo? Dialogare fra le religioni significa metterle tutte sullo stesso piano di verità e se le Rivelazioni dell’Unico Dio di Abramo sono tre, bisognerebbe parlare anziché di dialogo piuttosto di “trialogo”. Per fare sì che il credente non perda la propria identità di fede si deve riconoscere a Dio l’onnipotenza di essersi potuto manifestare in varie forme teologiche diverse senza pretendere che la verità assoluta risieda solamente in una di esse. Queste ultime sono rivelate, “relative” – due parole formate dalle stesse lettere – e non temiamo di incorrere in una scomunica pontificale circa una presunta “dittatura del relativismo”, perché tutto è relativo di fronte all’assoluta verità rappresentata da Dio stesso. Quale rispetto si può avere infatti per un’altra religione che non si pensa possa portare alla salvezza se la salvezza è proprio la ragion d’essere della religione? 3. Qual è il contributo che le religioni possono e debbono dare per la costruzione della pace oggi nel mondo? Il contributo che le religioni possono dare alla pace nel mondo sta proprio nel riconoscimento reciproco della validità salvifica delle varie fedi, perché i conflitti che strumentalizzano la religione per fini di egemonia politica derivano originariamente proprio da quell’esclusivismo confessionale che ci fa pretendere di essere noi soli a possedere la verità e che ci porta a credere di dover convertire gli altri alla nostra fede o per amore o per forza. Nelle tre Rivelazioni del Monoteismo abramico è soltanto il Cristianesimo, nel quale “verbum caro factum est”, la sola religione a riferirsi a una istituzione centralizzata, e in quanto tale in condizione di sostenere il dialogo mediante la dichiarazione ufficiale del riconoscimento della validità salvifica anche dell’Ebraismo e dell’Islam. Una domanda al Prof. Borrmans: quale vera religione? Al Prof. Maurice Borrmans, invece, insigne islamologo ed ex Direttore della rivista Islamo-cristiana, edita dal PISAI (Pontificio Istituto di Studi per l'Arabo e l'Islamistica), il quale, in una conferenza tenuta recentemente a Roma nello stesso Istituto, giustificava l'intervento del Papa a Regensburg affermando che, in tale occasione, il Pontefice avrebbe parlato solo in veste di professore universitario, lo stesso Shaykh 'Abd al Wahid Pallavicini poneva invece la seguente domanda: “Prof. Borrmanns, come vede Lei le dichiarazioni papali sulla presunta irrazionalità delle altre religioni e in particolare dell'Islam? Non pensa che questa frattura, che vorrebbe distinguere assolutamente il Cristianesimo dalle altre fedi sia preoccupante soprattutto per il fatto che quest'ultimo sembrerebbe orientarsi verso un razionalismo di stampo hegeliano (come è stato rilevato da diverse parti), considerato quale unico presunto antidoto a ogni forma di fondamentalismo e prerogativa esclusiva dell'uomo moderno?
La Redazione 5 ottobre 2007 |