Pubblichiamo uno studio sull’arte islamica di Gabriele Bottiglioni, docente dell’Accademia di Studi Religiosi (ISA), pronunciato in occasione del convegno di studi Il Sacro e la Pace. Incontrare e riconoscere la spiritualità islamica, svoltosi a Vicenza il 29 dicembre dell’anno appena concluso.


Dal cubo alla sfera, da Mecca a Gerusalemme


Questo nostro intervento vuole essere un breve itinerario, un viaggio simbolico attraverso l’espressione tradizionale dell’arte islamica, nelle sue forme più essenziali che ritroviamo nel linguaggio architettonico. L’arte e l’architettura tradizionale manifestano simboli che esprimono le relazioni profonde che collegano il nostro mondo alle realtà metafisiche, il mondo terrestre al mondo celeste. In virtù di queste analogie, possiamo considerare ogni tempio, costruito conformemente a un linguaggio spirituale determinato, un’immagine del cosmo o dell’Uomo stesso.

Un edificio cubico sormontato da una cupola è il prototipo del tempio, giacchè raffigura l’unione della terra e del cielo, rispettivamente rappresentati dal quadrato e dalla circonferenza o, se consideriamo le due forme nelle tre dimensioni dello spazio, dal cubo e dalla sfera.

Secondo un simbolismo che risale ben oltre la cosiddetta memoria storica, il quadrato e il cubo sono da accostare alla terra, alla sostanza e in un certo senso alla recettività universale, laddove invece la circonferenza e la sfera, richiamando la volta celeste, rappresentano l’essenza e la perfezione dell’ordine divino che comprende e “avvolge” ogni cosa.

In quanto la costruzione di un tempio, come abbiamo detto, rappresenta la realizzazione di un “modello cosmico”, se limiteremo gli elementi costitutivi della sua struttura al cubo della base e alla sfera della cupola, saremmo mancanti di un elemento intermedio nei riguardi della gerarchia verticale dei “tre mondi”, gli stessi noti anche tramite il ternario medievale “spiritus, anima, corpus”. Nel passaggio dal cubo alla sfera, dal “corpo allo Spirito”, nell’architettura tradizionale e in particolare in quella islamica, l’ottagono svolge la funzione di elemento intermedio, solitamente nella forma di un “tamburo” tra il corpo centrale dell’edificio e la cupola. Questa è la struttura archittettonica simbolicamente più completa e, come mausoleo di un Santo rappresenta nell’Islam l’immagine del Centro spirituale del mondo.

Seguendo lo stesso itinerario simbolico, questa volta anche geografico, è possibile individuare in due esempi dell’architettura islamica la rappresentazione più efficace del simbolismo del passaggio dal cubo alla sfera. I templi di Mecca e Gerusalemme, la Kaaba e la Cupola della Roccia, anche per il ruolo che queste due Città Sante svolgono nella storia sacra delle tre rivelazioni del Monoteismo Abramico, sono in un certo senso anche i primi modelli a cui si ispirerà l’arte islamica nei secoli successivi, adattando i temi architettonici fondamentali in modalità di espressione diverse di volta in volta. È significativo in questo senso che l’ultima rivelazione del monoteismo abramico, l’Islam, ebbe origine proprio a Mecca, mentre è detto che gli eventi finali dell’escatologia troveranno a Gerusalemme, e proprio sulla spianata delle moschee, la loro conclusione.

Inoltre, in un certo senso la tradizione dei due luoghi santi di Mecca e Gerusalemme risale proprio al Profeta Abramo. Nella valle di Mecca infatti egli edificò insieme al figlio Ismaele il tempio cubico, la ka’ba, mentre a Gerusalemme sul monte Moria, nel luogo in cui sorse più tardi il Tempio di Salomone e dove si trova ora la moschea o la Cupola della Roccia (qubbat as-sakhra), la Tradizione riconosce la roccia su cui il Profeta Ibrahim si dispose a sacrificare il figlio, roccia tutt’ora custodita e visibile al centro del Santuario.

Nella Sacra Moschea di Mecca, al cui centro si trova il tempio cubico della Kaaba, il flusso continuo, circolare e concentrico dei pellegrini rende visibile la convergenza delle direzioni dello spazio in un unico centro, nello stesso tempo rituale e simbolico.

Il cubo di pietra, vuoto all’interno, rappresenta il punto di intersezione sul piano terrestre dell’asse celeste, luogo da cui il musulmano attinge la conferma della Presenza divina
Nella cupola della roccia gruppi di pilastri suddividono lo spazio interno in aree quadrate o rettangolari, le cui proporzioni si basano sul rapporto esistente tra i lati e la diagonale del quadrato, o tra il diametro del cerchio inscritto in un quadrato e quello del cerchio ad esso circoscritto. Il piano della moschea esprime così la sintesi perfetta della circonferenza e del quadrato, della dinamicità e della staticità, sintesi espressa anche dalla forma esterna del Santuario che dalla “cristallizzazione” terrestre dell’ottagono converge, elevandosi alla sfera celeste della Cupola. I pilastri e le colonne che scandiscono il ritmo architettonico interno sono in totale 40, il numero dei Santi che, per la Tradizione Islamica, costituiscono i “pilastri” spirituali che in ogni epoca sostengono il mondo.
In conclusione, possiamo tradurre questi pochi elementi del simbolismo architettonico in un viatico, in un auspicio che rivolgiamo a tutti i presenti. La moltitudine delle forme e delle attività proviene da una fonte unica, così come gli innumerevoli raggi sono proiettati dal centro del sole, o della ruota, in tutte le direzioni.

Essere coscienti di questa fonte, di questo centro, vuol dire conoscere il segreto dell’azione e ritrovare la propria origine ontologica.

Secondo la tradizione islamica, il compito dell’uomo in questo mondo è quello di realizzare la funzione di vicario divino (khalifat Allah), di mediatore tra Cielo e terra, di essere colui che sta tra il cubo e la sfera, il ponte tra il mondo dei principi e l’esistenza terrena. Secondo i maestri della Tradizione, è in realtà l’uomo a fare di se stesso il tempio nel quale è custodita la presenza eterna del divino.


Gabriele Bottiglioni

Interreligious Studies Academy (ISA) – Responsabile Arte e Cultura

5 febbraio 2009