"Edifichiamo le fondamenta dell'Islam italiano": intervista ad Ahmad Ejaz


Il 23 aprile 2008 al Viminale, alla presenza dell’allora Ministro dell’Interno Giuliano Amato, è stata firmata la Dichiarazione d’intenti per la nascita di una Federazione dell’Islam Italiano.

«I firmatari della Dichiarazione hanno lavorato nell’ultimo anno con il Consiglio scientifico, presieduto dal prof. Carlo Cardia, ed hanno assunto questa autonoma iniziativa in nome delle organizzazioni che rappresentano e facendosi interpreti di una diffusa volontà, verificata in molte comunità musulmane, di procedere ad una aggregazione dell’Islam moderato e pluralista che agisca nel pieno rispetto e per la promozione dei valori di laicità, libertà religiosa, eguaglianza tra uomo e donna, sanciti dalla Costituzione italiana e specificati nella Carta dei valori, approvata nel 2007» (dal sito del Ministero http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/consulta_islamica/0779_2008_04_23_riunione_viminale_esponenti_islam.html ).

Si tratta di un momento al tempo stesso vitale e molto delicato per lo sviluppo dell’Islam italiano. Con i sette firmatari della Dichiarazione, assieme alla moschea di Roma, i rappresentanti islamici si trovano forse per la prima volta uniti di fronte a una rara occasione di affrontare problemi di estrema attualità come, ad esempio, la formazione degli imam o la gestione delle moschee.

Proprio di questi temi - ma anche del rapporto con la moschea di Roma o con l’Ucoii, rimasta esclusa dalla Federazione - discute con Islamicità Ahmad Ejaz, uno dei promotori dell’iniziativa. Giornalista di origini pachistane, vive in Italia dal 1989, dirigendo il periodico per i pachistani residenti in Italia “Azad”. Mediatore interculturale, lavora da anni per la promozione di un Islam moderato e la salvaguardia dei diritti degli immigrati, e dal 2006 è membro della Consulta per l’Islam Italiano del Ministero dell’Interno. A seguire, dopo l’intervista ad Ahmad Ejaz, Islamicità riporta la Dichiarazione di intenti per la Federazione dell’Islam Italiano, firmata dagli otto promotori.

Come è nata la Federazione e cosa unisce i suoi membri?

L’obiettivo primario della Federazione è quello di unire tutti i musulmani che vivono in Italia grazie ad una piattaforma di Islam moderno e italiano, che possa diventare un saldo punto di riferimento per tutti i fedeli, lontano da associazioni di stampo fondamentalista che pretendono di portare in Italia i modelli culturali di altri paesi, legati spesso a un Islam arcaico che non combacia con la cultura né con la Costituzione italiana. Queste associazioni hanno generato solamente conflitto e sono colpevoli di far vivere male un milione di musulmani. A causa loro il Governo rifiuta i permessi per i luoghi di culto e lo sviluppo dell’Islam in Italia è fermo da anni.

Come si farà ad entrare nella Federazione, con quali requisiti?

Chi si iscriverà dovrà anzitutto accettare la “Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione”: un documento basato sulla Costituzione italiana, che sottolinea in particolare il rispetto degli uguali diritti tra uomo e donna e la libertà religiosa.

Si tratta di un presupposto fondamentale: è infatti purtroppo una realtà che in molte sale di preghiera venga distribuita letteratura di stampo fondamentalista come testi Sayyd Qutb, uno dei principali ispiratori dei Fratelli Musulmani, oppure del pachistano Modubi, ispiratore di Qutb, fondatore di un partito politico di matrice fondamentalista diffuso in Bangladesh, Indonesia e Malesia. Compito della Federazione sarà di seguire attentamente quello che succede nelle moschee, ma anche quanto in generale avviene riguardo all'Islam sul suolo nazionale. Non credo ad esempio che l’opinione pubblica sia molto informata su episodi che accadono ogni anno come i raduni di associazioni internazionali fondamentaliste e antioccidentali come i Tabligh Eddawa, gruppo che organizza raduni di alcuni giorni che vedono riunite migliaia di musulmani in città come Bologna. Si tratta di gruppi ossessionati da aspetti formali come il vestiario: predicano per il mondo come “missionari” invocando un “ritorno alle origini” che in realtà si rivela una caricatura fondamentalista che disprezza i diritti umani.

I miei figli stanno crescendo in Italia e avranno bisogno di un Islam italiano, di preghiere comunitarie del venerdì in lingua italiana, che è ora la nostra lingua, e il nostro obiettivo è proprio quello di dare piena legalità e trasparenza ad ogni luogo di culto e associazione, garantendo la predicazione di imam non importati dall’estero o chiamati in Italia tramite associazioni non italiane.

Come conciliare allora questa necessità di indipendenza con la presenza nella Federazione anche della Moschea di Roma, legata all'Arabia Saudita?

Se l’imam Abdellah Redouane ha firmato la Dichiarazione d’intenti dovrà necessariamente accettare la clausola inerente alla libertà della Federazione, e quindi dell'Islam italiano, da ogni ingerenza estera. D'altro canto la moschea di Roma è un punto di riferimento per molti musulmani d’Italia, anche se recenti episodi la hanno screditata, come è successo con l'improvviso rifiuto di andare in visita alla Sinagoga di Roma, probabilmente a causa di ingerenze estere. Credo che la loro entrata nella Federazione possa comunque essere vitale proprio per andare avanti con loro. È proprio questo infatti l'aspetto essenziale della Federazione: il fatto di essere plurale e, al tempo stesso, un unico riferimento per tutti i musulmani in Italia senza il predominio di una singola associazione.

Saremo orgogliosi di poter rappresentare l'Islam italiano, di farlo nascere e di aiutare i musulmani ad integrarsi fino al raggiungimento dell'Intesa giuridica con lo Stato, avvicinando così una soluzione ufficiale a problemi come la gestione delle moschee e la formazione degli imam.

Avete già degli orientamenti concreti per queste due problematiche?

Per la formazione degli imam la Federazione stipulerà dei contratti con le università, con le quali collaboreremo al fine di formare guide religiose che siano anche perfettamente integrate nella cultura italiana, grazie a corsi di mediazione interculturale. Ci sarà poi un registro degli imam, e verranno stipulati accordi con le Prefetture al fine di superare anche problematiche inerenti alla regolamentazione dei flussi immigratori.

Per quanto riguarda le moschee, abbiamo già avuto un importante risultato che dimostra come il lavoro e l'esistenza della Federazione siano già riconosciuti: la necessità infatti di andare nella direzione di un Islam riconosciuto dallo Stato è stata accolta anche dal sindaco di Bologna in merito alla costruzione della loro moschea.

La Federazione due anni dopo la Consulta per l’Islam italiano, istituita dall’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Che rapporto ci sarà tra la Consulta e la Federazione?

La Federazione non nasce dal nulla, ma da oltre un anno e mezzo di lavoro e intensa discussione con l'ex Ministro dell'Interno Amato (il quale, in seguito all’incidente provocato nell’estate del 2006 dalla pubblicazione da parte dell’Ucoii di una pagina di giornale dove si paragonava lo Stato di Israele alla Germania nazista, aveva promosso la stesura della Carta dei valori, ndr). Credo di poter dire che il meglio della Consulta sia ora negli otto membri promotori della Federazione.

Qualcuno ha definito la Federazione come “la casta dell’Islam moderato”...

È normale che molti musulmani possano essere scettici riguardo al lavoro che stiamo portando avanti con il Ministero dell'Interno. Si tratta in realtà di qualcosa che darà i suoi frutti solo fra molto tempo. Stiamo costruendo le fondamenta dell'Islam italiano. Il nostro non è soltanto un progetto culturale, perché a differenza di altre associazioni che non hanno dato nulla all'Italia, la Federazione darà un riconoscimento giuridico all’Islam. Non a caso il Ministero ha accettato di appoggiare questa iniziativa, proprio perché la Federazione ha tutte le carte in regola per rappresentare i musulmani italiani, come dimostra la presenza degli stessi membri fondatori che rappresentano le principali associazioni islamiche. Che cosa possono chiedere, invece, altre associazioni che in questi ultimi anni hanno soltanto maturato un pessimo rapporto con le istituzioni, portando in Ministero questioni politiche mediorientali o richieste di legittimazione in Italia di pratiche incompatibili con la Costituzione italiana?

Ha suscitato molte reazioni l’esclusione dalla Federazione dell’Ucoii: come commenta questo fatto?

Non è un caso che proprio ora associazioni come l’Ucoii che hanno sempre preteso pretestuosamente di rappresentare i musulmani italiani siano in profonda crisi, e il cambio radicale dei principali dirigenti lo dimostra. Tutti i musulmani rappresentativi in Italia, tutti coloro che vogliono un Islam moderato, capace di dialogare con le istituzioni, sono attualmente nella Federazione.


DICHIARAZIONE DI INTENTI PER LA FEDERAZIONE DELL’ISLAM ITALIANO


A un anno dalla approvazione della “Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione”, alla cui stesura abbiamo partecipato in qualità di esponenti dell’Islam in Italia e di componenti della Consulta per l’Islam, vogliamo fare un bilancio del lavoro svolto per la sua diffusione e per il raggiungimento di un obiettivo che avrebbe un particolare significato per la società italiana: la nascita di una Federazione dell’Islam Italiano che si riconosca nei principi della Costituzione e della stessa Carta dei Valori.

L’approvazione della Carta dei Valori, il 23 aprile 2007, ha rappresentato in Italia una tappa importante nell’affrontare i temi della multiculturalità e dell’immigrazione. Nel testo sono riaffermati i principi e i valori di libertà religiosa, di eguaglianza tra uomo e donna, e quei diritti umani che spettano a tutti, cittadini e immigrati. Essa conferma inoltre il carattere positivo e accogliente della laicità dello Stato, che favorisce la convivenza di tutte le religioni che promuovano i diritti e la dignità della persona.

Insieme ad altri esponenti musulmani, abbiamo aderito con entusiasmo alla Carta dei Valori ed abbiamo iniziato un lavoro comune per dare vita ad una Federazione islamica che si riconosca pienamente nei principi della Costituzione italiana e unisca i musulmani che vivono in Italia oggi dispersi in tanti rivoli, gruppi, strutture, di cui non sempre si conoscono dimensioni e attività.

Le attuali divisioni dei musulmani, e delle loro organizzazioni, sono in Italia fonte di problemi e di equivoci anche gravi, e si avverte forte il bisogno di dar vita ad una aggregazione che sappia parlare con voce unitaria e proporre le esigenze dei musulmani allo Stato e alle Istituzioni. Esistono persone e organizzazioni che vantano una rappresentatività che nessuno può controllare, e prospettano una concezione dell’Islam contraria ai diritti umani, ala libertà religiosa, all’eguaglianza tra uomo e donna. L’organizzazione di molte moschee e la formazione degli imam si svolgono fuori di regole certe e formalizzate, rischiando così di offrire una immagine distorta della religione islamica, e di creare allarme e preoccupazione nell’opinione pubblica.

Per queste ragioni, riteniamo che la formazione di una aggregazione islamica moderata e pluralista, che accetti la laicità dello Stato e divenga protagonista del dialogo interreligioso, sia un obiettivo di interesse generale. Con essa, i musulmani possono unirsi liberamente, vivere la propria fede religiosa, avere dei luoghi di culto gestiti con trasparenza, ottenere il riconoscimento di quei diritti che spettano a tutte le confessioni. Lo Stato è interessato al riconoscimento legale dell’Islam sulla base dei principi della Costituzione, perché in questo modo moltissimi immigrati possono inserirsi più agevolmente nella società e si può evitare il pericolo, segnalato in altri Paesi, che una malintesa multiculturalità porti a divisioni e contrapposizioni tra gruppi etnici e religiosi.

In quasi un anno di lavoro abbiamo incontrato e dialogato con numerosi gruppi ed esponenti di comunità musulmane in diverse parti d’Italia, abbiamo proseguito gli incontri al Ministero dell’Interno con il Consiglio Scientifico ed abbiamo avuto conferma che è possibile la nascita di una Federazione dell’Islam italiano senza scopi di lucro che abbia le seguenti finalità:

a) aggregare le organizzazioni musulmane esistenti, associazioni, centri culturali, che condividano i principi della Costituzione italiana e della Carta dei Valori, e dare loro una configurazione unitaria in vista del riconoscimento giuridico da parte dello Stato;

b) riconoscere il valore della sacralità della vita e difendere la persona umana contro ogni forma di violenza, di razzismo, di disprezzo per la sua umanità, come pratiche contrarie alla religione e all’Islam in particolare;

c) promuovere il dialogo interreligioso come strumento essenziale per la coesistenza tra uomini di ogni fede;

d) agire nel rispetto del diritto di libertà religiosa, che spetta a chiunque e in qualunque parte del mondo, e del principio di eguaglianza tra uomo e donna che deve essere realizzato per favorire il pieno sviluppo della persona umana;

e) risolvere due problemi specifici: la regolazione delle moschee, spesso allocate in luoghi precari e non adeguati, e gestite con modalità non trasparenti; la formazione degli imam, scelti a volte senza i requisiti necessari per svolgere le proprie funzioni in una società laica e pluralista come quella italiana;

f) garantire l’autonomia da ogni ingerenza di centrali straniere, rifiutare ogni collegamento con organizzazioni integraliste e marcare un confine netto nei confronti di ogni tipo di fondamentalismo;

g) far divenire sempre più le comunità musulmane parti attive della comunità civile nel rispetto del patrimonio di valori spirituali, religiosi e laici, della nazione italiana la cui storia cristiana e la cui Costituzione testimoniano della capacità di accoglienza verso gli altri popoli, culture, religioni.

Il lavoro fatto per raggiungere questo obiettivo è stato notevole, ed ha prodotto importanti risultati che riguardano lo Statuto della Federazione per la formazione degli imam e per la gestione delle moschee. Molto resta ancora da fare, per aspetti specifici (elaborazione dello Statuto, individuazione dei mezzi, della sede, ecc.) e per far conoscere il nostro progetto alle comunità musulmane che vivono in Italia separate le une dalle altre.

Poiché il nostro è un obiettivo esente da condizionamenti politici, riteniamo che la Carta dei Valori debba restare al centro delle relazioni tra lo Stato e le comunità dell’immigrazione, e auspichiamo che il nostro lavoro possa continuare per conseguire quel risultato che, per la prima volta, si dimostra possibile e realistico, con il sostegno dello Stato e in particolare del Ministero dell’Interno. A questo riguardo desideriamo dare atto al Ministero dell’Interno delle iniziative adottate per affrontare, nell’ambito dell’esercizio dei suoi compiti di garanzia dei diritti civili e delle libertà fondamentali dei cittadini e nel contesto delle politiche di integrazione degli immigrati, la questione islamica che non può essere trascurata dal momento che vivono in Italia più di un milione di musulmani, anche se in massima parte immigrati.

Per queste ragioni dichiariamo l’intendimento di volerci costituire in Comitato promotore per il conseguimento degli obiettivi prima indicati; in primo luogo per dare vita ad una struttura federativa che aggreghi i musulmani che vivono in Italia e che si riconoscono nei principi della Costituzione e della Carta dei Valori.


Ejaz AHMAD, Direttore della rivista Azad;

Gulshan JIVRAJ ANTIVALLE, Presidente della Comunità Ismailita in Italia;

Yahya Sergio Yahe PALLAVICINI, Vice Presidente della Comunità Religiosa Islamica - Co.Re.Is. Italiana;

Abdellah REDOUANE, Segretario Generale del Centro Islamico Culturale d’Italia;

Mohamed SAADY, Co-Presidente dell’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere ANOLF;

Souad SBAI, eletta alla Camera dei Deputati, Presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia ACMID – Donna;

Mario SCIALOJA, componente del Consiglio di Amministrazione del Centro Islamico Culturale d’Italia;

Younis TAWFIK, Docente Universitario, Presidente del Centro culturale Dar Al Hikma.


Roma, 13 marzo 2008

 

Yahya 'Abd al-Ahad Zanolo