Buon anno nuovo ai musulmani italiani
Il richiamo al rispetto della «libertà di culto per tutte le confessioni religiose», espresso con chiarezza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso di Capodanno 2008, non dovrebbe essere interpretato solo come risposta all’ennesimo episodio di cronaca, per quanto grave, di negazione di tale libertà. La massima carica dello Stato, infatti, ha ritenuto necessario inserire, fra le priorità del nostro Paese, il rispetto dell’articolo 19 della Costituzione Italiana, nata 60 anni fa proprio quando l’Occidente moderno aveva vissuto il tentativo di annientare l’esistenza dell’allora principale minoranza religiosa europea.
In seguito a recenti episodi di intolleranza verso i musulmani come quello di Treviso, per il quale ha manifestato «sdegno» anche il portavoce della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il Presidente della Repubblica teme che «la paura possa far dimenticare i limiti e i diritti da rispettare nell’azione che va condotta a tutela della sicurezza dei cittadini», e che sempre «la paura possa far degenerare la fondata richiesta dell’osservanza della legge e delle regole da parte degli immigrati in minaccia inammissibile di violazione della libertà di culto per tutte le confessioni religiose».
Quando gli impulsi meno nobili dell’uomo, come “la rabbia e l’orgoglio”, invece di essere governati governano essi stessi chi dovrebbe guidare la comunità civile e religiosa, si crea un circolo vizioso che impedisce ogni vera crescita, civile e religiosa. Accade allora che l’orgoglio di affermazione personale di chi detiene il potere politico, alleato alla rabbia e alla paura che alimentano gli impulsi xenofobi della massa, provochi un’ulteriore reazione di “rabbia e orgoglio” da parte di chi, sentendosi vittima di una prepotenza, decide per ripicca di pregare sulla strada, come è accaduto a Treviso in seguito al divieto imposto alla comunità islamica di riunirsi per la preghiera del venerdì.
Così, alla cattiva gestione di una responsabilità nella sfera politica, è seguita un’identica strumentalizzazione all’interno della sfera religiosa. La pratica della buona amministrazione del bene comune e il rispetto della legge vengono usati come alibi per mascherare un’affermazione di potere individuale, mentre la sacralità di un rito che è il secondo pilastro del culto per milioni di musulmani da 14 secoli viene degradata a protesta di piazza.
Nella speranza che tale circolo vizioso di disordine possa essere sostituito da un circolo virtuoso di collaborazione e reciproco richiamo alle rispettive responsabilità fra leader politici e religiosi, i musulmani italiani vogliono ringraziare il Presidente Napolitano per il suo appello, ripetuto più volte, ad «essere più esigenti verso noi stessi» al fine di combattere «le paure irragionevoli».
Come scrive uno fra i più grandi sapienti dell’Islam, l’imam al-Ghazali, «il combattimento interiore contro le pulsioni inferiori è da sempre un obbligo individuale, fard ‘ayn»,per tutti i musulmani, allo stesso modo in cui è un obbligo pregare cinque volte al giorno o digiunare nel mese di Ramadan. Affinché ciò sia possibile devono tuttavia esservi anche precise condizioni esteriori di pace e sicurezza, che i detentori del potere temporale hanno il compito di garantire. Per questo motivo le guide religiose, pur rimanendo nei limiti imposti dalla propria funzione, dovrebbero collaborare per il bene comune coi rappresentanti politici.
Nella recensione del libro “Dentro la moschea” di Yahya Pallavicini, pubblicata su La Repubblica del 29 dicembre, Marco Politi afferma giustamente che «predicare la sparizione dei musulmani, definiti come un cancro, può portare solo a incoraggiare le frange islamiche più estremiste soffocando lo sviluppo di un Islam italiano». Ci chiediamo d’altra parte cosa abbiano di veramente islamico, ispirato al carattere di nobiltà, intelligenza e affidabilità del Profeta Muhammad, le reazioni meramente emotive di alcune guide religiose islamiche, che a loro volta fanno leva sulla psiche collettiva alimentando sentimenti di vittimismo, rivalsa e chiusura.
Si tratta di un atteggiamento viscerale o ideologico ben lontano dalla realizzazione di quella pace a cui la parola “Islam” etimologicamente richiama, quella pace prima di tutto interiore alla quale tutte le vere religioni tendono.
A cosa serve appellarsi al diritto di libertà religiosa espresso dalla Costituzione Italiana, se poi tale diritto non si concretizza in una costruttiva collaborazione con le Istituzioni e le rappresentanze politiche, e si persevera invece nell’intenzione di creare una società parallela?
La strumentalizzazione di un diritto costituzionale per creare ghetti anacronistici, che non soddisfano in alcun modo le esigenze dei musulmani in Italia ma soltanto le ambizioni e le immaginazioni degli islamisti, è analoga a quella operata dai leader politici che si appellano ad un apparente “rispetto della legge” per tradirne in realtà l’intenzione e lo spirito, arrivando infine a giustificare gravi atti di intolleranza.
Vogliamo piuttosto sperare che il 2008, il cui inizio quest’anno si distanzia di pochi giorni da quello del 1429 del calendario islamico, possa essere segnato da una migliore integrazione fra l’Islam organizzato, la società civile e le autorità politiche. In tal senso, ci sembrano significativi i recenti corsi di formazione per imam organizzati a Torino dall’Umi (Unione dei musulmani in Italia) con la collaborazione della Co.Re.Is. (Comunità religiosa islamica) Italiana, in presenza del sottosegretario alle Politiche per la Famiglia Chiara Acciarini. Pensiamo inoltre alla promozione della Carta dei Valori e della Cittadinanza del Ministro dell’Interno Giuliano Amato da parte di membri della Consulta per l’Islam italiano, alla legge sulla libertà religiosa e alla creazione di un albo degli imam, iniziative di cui attendiamo gli sviluppi nei prossimi mesi.
Potrebbero essere piccoli passi verso quell’Intesa giuridica con lo Stato italiano che tutti i musulmani che vivono, lavorano, pregano con dignità e serenità nel nostro Paese ancora attendono.
La Redazione
07 gennaio 2008
|