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Siamo lieti di presentare ai lettori di Islamicità un ampio estratto della conferenza tenuta a Cefalù da Yusuf Abd al-Hadi Dispoto, musulmano italiano e imam della Co.Re.Is. per la Regione Sicilia. L'imam è intervenuto sabato 10 maggio nell'ambito della “XIII settimana cefaludese per l'ecumenismo”, organizzata dal centro ecumenico aconfessionale La Palma di Cefalù. La relazione di Abd al-Hadi Dispoto, dedicata alla Rivelazione del Sacro Corano, è stata preceduta il 30 aprile dalla conferenza del Rabbino Luciano Caro e il 3 maggio da quella della biblista della Facoltà Teologica di Sicilia Marida Nicolaci. Il tema della settimana aveva come titolo “Il Libro, Religioni a confronto”. Si è dunque trattato di un importante evento interreligioso che ha permesso di promuovere la conoscenza dell'Ebraismo, del Cristianesimo e dell'Islam, descrivendo e mettendo in relazione i rispettivi Libri Sacri, la Torah, la Bibbia e il Corano, nella consapevolezza che l'Unico Dio non ha mai cessato di rivelarsi, in tempi e luoghi diversi, per guidare con saggezza l'umanità.
Il Corano: Libro di Dio per guidare l'umanità
L'Islam è il terzo ed ultimo segmento, dopo quello ebraico e quello cristiano, di un monoteismo che con “veli” diversi si manifesta come espressione dello stesso ed unico Dio. Non si tratta dunque, in realtà, di tre monoteismi abramici, ma piuttosto dell'unico Monoteismo abramico. Abramo è dunque il patriarca delle tre comunità e l'alleanza di Dio con la discendenza di Abramo riguarda Isacco capostipite degli ebrei e Ismaele da cui discendono gli arabi. Secondo la tradizione islamica, il Profeta Muhammad era «illetterato», «vergine intellettualmente», condizione necessaria per ricevere la Rivelazione divina. Questo stato di assoluta ricettività del Profeta nei confronti del messaggio divino, stato che implica una condizione di perfetta trasparenza e purezza del ricettacolo, è fatto risalire anche a un episodio relativo alla sua infanzia. Mentre si trovava nel deserto affidato alle cure di una famiglia beduina, egli ricevette la visita di due angeli, che purificarono il suo cuore. Racconta a questo proposito il Profeta stesso: Vennero due uomini vestiti di bianco, con un bacile d’oro pieno di neve. Si chinarono su di me e, apertomi il petto, ne estrassero il cuore. Lo aprirono e ne tolsero un piccolo grumo nero che gettarono via. Poi mi lavarono il petto con la neve.1 Aggiunse anche: Satana tocca ogni figlio di Adamo il giorno in cui la madre lo partorisce, tranne che nel caso di Maria e del figlio suo.2 Per questa sua condizione di «verginità intellettuale», il Profeta viene associato allo stato di purezza della Vergine Maria. Entrambi, infatti, sono i «ricettacoli» del Verbo divino, che nel caso di Maria si fa «carne», si fa «uomo» e, nel caso di Muhammad, si fa «Libro». Entrambi ricevono la visita dell’angelo Gabriele, in arabo Jibril, che significa «Dio costringe», nella funzione di Messaggero divino. Muhammad, a differenza degli arabi idolatri del proprio tempo, praticava il ritiro spirituale nel mese di Ramadan, mantenendo così vivo il culto degli hunafà, i puri di spirito, che risaliva ad Abramo. Durante uno di questi ritiri in una grotta presso il monte Hira, quando Muhammad aveva circa quarant’anni, nella ventisettesima notte del mese di Ramadan, gli apparve Jibril. Siamo intorno al 612 dopo Cristo. Un Angelo gli si presentò sotto sembianze umane e gli disse: «Leggi», ed egli rispose: «Non so leggere»; al che, secondo le stesse parole del Profeta: «L’Angelo mi prese e mi sommerse nel suo abbraccio fino al limite della sopportazione. Quindi mi lasciò e disse: «Leggi», e di nuovo dissi: «Non so leggere». Allora per la terza volta mi avvolse nel suo abbraccio, come prima, e dopo avermi lasciato disse: «Muhammad, leggi, nel nome del tuo Signore che ha creato! Egli ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Leggi; e il tuo Signore è il più generoso, Lui che ha insegnato per mezzo del Calamo, che ha insegnato all’uomo ciò che non sapeva». Disse in seguito il Profeta: Era come se queste parole fossero scolpite nel mio cuore. Nella «Notte della Predestinazione» il Profeta ricevette in forma sintetica la Rivelazione nella sua integralità; nei 23 anni successivi della sua vita, invece, si susseguirono le rivelazioni di gruppi di versetti che vennero ritrasmessi ai primi compagni, che iniziarono a custodirli, imparandoli a memoria e insegnandoli all’intera comunità islamica. Viene tradizionalmente riportato: Né il cielo né la terra possono contenerMi, ma il cuore del Mio servo credente Mi contiene3 Riportiamo la sura della «Notte della Predestinazione», laylatu’l qadr, in cui il Profeta ricevette la Rivelazione. La sura recita: In verità Noi lo abbiamo disceso rivelandolo nella Notte della Predestinazione. E che cosa ti fa capire cos’è la Notte della Predestinazione? La Notte della Predestinazione è migliore di mille mesi. Discendono gli Angeli e lo Spirito in essa, per mandato del loro Signore, procedendo da ogni ordine di realtà. Essa è pace fino allo spuntar dell’alba.4 Le sure coraniche esprimono la Parola di Dio e dunque non possono assolutamente abrogarsi o contraddirsi a vicenda, ma rappresentano piuttosto sfaccettature diverse del medesimo archetipo celeste. I versetti coranici, oltre a un senso immediato , diciamo «letterale», mantengono un significato nascosto, o superiore, che solo l’intuizione intellettuale dell’apertura del cuore, per grazia di Dio, può svelare. Recita lo stesso Corano in proposito: Egli è Colui che ti ha rivelato il Libro: ed esso contiene sia versetti chiari, che sono la Madre del Libro, sia versetti allegorici. Ma quelli che hanno il cuore traviato seguono ciò che v’è d’allegorico, bramosi di portar scisma e di interpretare fantasiosamente, mentre la vera interpretazione di quei passi non la conosce che Dio. Invece gli uomini di solida scienza diranno: «Crediamo in questo Libro; esso viene tutto dal Signore nostro!». Ma su questo non meditano che gli uomini di sano intelletto.5 Secondo una tradizione profetica è detto anche: Non c’è versetto coranico che non abbia un senso esteriore, zahir, un senso interiore, batin, un limite, hadd, e un supporto di elevazione. Il senso esteriore è il senso immediato espresso letteralmente; il senso interiore è il senso più profondo che Dio vuole significare, e a cui ci si può accostare solo grazie alla purificazione del cuore; il limite è la conseguenza che viene dedotta per l’applicazione della Legge; infine il supporto di elevazione è un potere anagogico contenuto nel versetto che può «condurre verso l’alto» colui che si fa guidare dalla parola di Dio. La lingua araba è la lingua con cui Dio si esprime nella Rivelazione, ed è per questo che assume la qualifica di lingua sacra. Al tempo del Profeta molte persone entrarono nell’Islam semplicemente per aver udito la recitazione di alcuni versetti. Gli oppositori del Profeta rimasero altresì sconcertati dal miracolo della lingua, ma non seppero aprirsi alla dimensione della fede. A costoro Iddio stesso si rivolge tramite alcuni versetti, lanciando una sfida che viene così commentata dal Qadi ‘Iyad (Ceuta 1088-Marrakesh 1149): Gli arabi furono di gran lunga i più dotati nell’eloquenza, i più conosciuti nell’oratoria, coloro che più spesso conferirono nelle contese, sia in prosa che in poesia; la lingua in cui si esprimevano era più ricca di altre e più colma di rari vocaboli, quando conversavano e quando disputavano. Il Libro gridò loro in ogni circostanza e sferrò colpi contro tutti gli arabi più abili per vent’anni e più. «Dicono essi: ‘Lo ha inventato lui!’ Rispondi: ‘Portate allora voi una sura come queste, chiamate chi potete, che non sia Dio, se siete sinceri’» (Corano,X, 38).6 Ogni lingua sacra ha una valenza eminentemente simbolica, ed essendo Dio il vero Soggetto della Rivelazione, ne consegue il principio dell’inimitabilità e dell’intraducibilità del sacro Corano. Per quanto ne esistano traduzioni in tutte le lingue, infatti, la parola di Dio racchiude significati superiori alle possibilità di comprensione e di espressione dell’uomo. Il Corano non deve essere inteso tanto come libro, ma, secondo il significato dell’arabo Qur’an, come «recitazione» della Parola di Dio; peraltro, la sistematizzazione dei versetti coranici nella forma di libro avvenne solo diversi anni dopo la morte del Profeta, sotto il Califfato di ‘Uthmån, quando gli uomini temettero di non essere più in grado di ritrasmettere oralmente in modo fedele la Rivelazione divina. I capitoli del Corano, 114 in tutto, nella versione canonica sono stati ordinati secondo un criterio spirituale diverso dall’ordine cronologico in cui sono stati rivelati. Il Corano fu rivelato non in prosa, ma in versi, seppure versi che non hanno eguali; i versi, infatti, riescono più semplici all’anima e maggiormente si addentrano nel cuore; risultano più teneri all’udito e più dolci all’intelletto. […] Iddio fece sì che il Corano sia facile da tenere a mente, e anche questo è un aspetto dell’inimitabilità. Disse l’Altissimo: «E facile facemmo il Corano, a ricordare» (Corano LIV, 17).7 Il Corano possiede anche diversi altri appellativi, come la «discriminazione» (al-furqan), la «retta guida» (al-huda), il «monito» e il «ricordo» di Dio (dhikr). Quando si interrogò A’isha, la moglie del Profeta, a proposito del carattere di quest’ultimo, rispose semplicemente: «Il suo carattere è come il Corano».8 L’intera sua vita, costituita da tutto ciò che disse e fece, la sunna, ossia la tradizione profetica, diventa una spiegazione completa del Corano e insieme a questo rappresenta la base e il fondamento dell’Islam. Il modello eminente di santità è, per i musulmani, il Profeta Muhammad. Dice il sacro Corano: In verità, voi avete nell’inviato di Dio un eccellente modello (uswa hasana).9 L’inviato di Dio non è che un uomo, ma un uomo impeccabile, che, dopo aver ricoperto la natura spirituale secondo cui Adamo fu creato da Dio (al-fitra), è entrato nella dimensione ontologica suprema della servitù spirituale (al-‘ubudiyya). Il profeta illetterato (ummi), portatore della Parola divina, è il miracolo fondante dell’Islam (mu‘jiza). Egli ha potuto svuotarsi di se stesso e accogliere, nel silenzio della «Notte della predestinazione» (laylatu’l-qadr), la discesa totale della Parola di Dio, che è modello della prima Creazione e promessa della Creazione futura, quella del giorno della resurrezione. Ogni Rivelazione, infatti, è come una ricapitolazione dell’intera Creazione e gli Inviati divini manifestano in adattamenti sempre nuovi la funzione di identificazione con questo «deposito» (al-amana), che è la Parola stessa di Dio. Secondo alcune tradizioni profetiche, il «deposito» appare come un privilegio dei Profeti e degli Inviati. Essi, infatti, attualizzano e rendono nuovamente operante quel deposito di verità che è all’origine della creazione dell’Uomo e della determinazione della sua funzione di Vicario di Dio, in quanto creato secondo la Sua forma. A questo stesso «deposito» fa riferimento il Profeta in una tradizione sulla venuta dell’Ora. Si narra infatti che a un beduino che gli domandava insegnamenti in proposito il Profeta rispose: Quando il deposito, al-amana, non è più rispettato, aspettati la venuta dell’Ora.10 La radice della parola amàna (a-m-n) è la stessa del verbo amana, aver fede, e del sostantivo iman, «fede», che non è la semplice credenza in qualcosa, ma, piuttosto, la fedeltà e la sicurezza di chi ripone la propria fiducia solo in Dio. Iddio stesso si riveste della qualità di Mu’min, il Fedele, che è uno dei suoi 99 più bei Nomi, per cui il fedele è colui che manifesta il rapporto di stretta relazione tra i due significati di «fede», imàn, e «sicurezza», amn. Nella sua stazione più elevata, infatti, il fedele è colui al quale è data la stabilità del cuore e la quiete dell’anima. Questo rapporto si fonda inoltre su un terzo elemento che è la hidàya, la «direzione», come attestato dalle parole coraniche: Coloro che hanno avuto fede (alladhina àmanu) e non hanno rivestito di ingiustizia la loro fede, (imànahum), a costoro la sicurezza (amn), ed essi sono i ben guidati.11 È degno di nota che uno dei nomi con cui veniva chiamato il Profeta Muhammad già prima della Rivelazione era al-Amin, il degno di fede. L’angelo Gabriele stesso, Jibril, è chiamato anche al-Ruh al-Amin, «lo Spirito Fedele», indicando così come si tratti di una stessa e unica realtà che si manifesta in piani differenti: Dio stesso, l’angelo strumento della Rivelazione, il Profeta e il Corano. L’esempio profetico è quindi necessario per essere tra coloro che sono ben guidati e accolgono il deposito della fede che è stato affidato all’uomo al principio della Creazione: In verità Noi offrimmo il deposito (al-amàna), ai cieli e alla terra e alle montagne, essi hanno rifiutato di portarlo e ne hanno tremato. Se ne è addossato l’uomo.12 Il Profeta Muhammad chiude il ciclo cominciato da Adamo, primo uomo e primo Profeta islamico. Egli è il ricettacolo della «sintesi delle parole», compendio della scienza divina e compimento del disegno della Rivelazione. Permettetemi di concludere queste considerazioni con un riferimento al dialogo tra i fedeli delle tre rivelazioni abramiche ed in particolare alla “Parola comune” cui i 138 sapienti musulmani invitano le autorità del Cristianesimo a convenire. “Parola comune” che è infatti proprio l’amore, nel duplice aspetto di amore verso Dio e amore verso il prossimo. Questa è la tematica centrale cui sarà dedicato il primo appuntamento di una nuova iniziativa scaturita dall’incontro avvenuto in Vaticano il 4 e 5 marzo scorsi tra la delegazione cristiana, guidata dal Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e la delegazione musulmana, guidata dallo Shaykh Abd al-Hakim Murad, presidente del Muslim Academic Trust (Uk), affiancato anche dall’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vicepresidente della Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, unico firmatario italiano della lettera. Il primo seminario del “Forum Cattolico-Musulmano” si terrà a Roma dal 4 al 6 novembre 2008, con la partecipazione di ventiquattro religiosi e studiosi di entrambe le confessioni. Oltre al tema principale, “Amore di Dio, Amore del prossimo”, i rappresentanti islamici e cristiani da tutto il mondo discuteranno anche di “Fondamenti teologici e spirituali” e “Dignità umana e rispetto reciproco”, concludendo il seminario con una sessione pubblica e un incontro con Sua Santità Papa Benedetto XVI. A un anno e mezzo di distanza dal discorso di Ratisbona, al quale era seguita una prima lettera di 38 sapienti musulmani, si tratta di un traguardo molto importante: anzitutto perché mai prima d’ora una delegazione di sapienti musulmani era stata così ufficialmente ricevuta in Vaticano dalle istituzioni cattoliche, ma soprattutto perché l’esito ha portato alla costituzione di un Forum di dialogo islamo-cristiano permanente nel quale sarà possibile, se Dio vorrà, rimuovere molti degli stereotipi e dei pregiudizi che impediscono una corretta e proficua comprensione delle religioni abramiche. Religioni per le quali l’Unicità di Dio costituisce il cuore della dottrina al di là delle differenze formali di espressione, differenze necessarie per i diversi contesti cui il Cristianesimo e l’Islam si rivolgono, ma che non velano l’essenza comune a tutte le Rivelazioni dell’Unico Dio.
Imam Yusuf ‘Abd al-Hadi Dispoto 18 giugno 2008
note: 1 Bukhari LX, 54. 2 Ibn Sa‘d I/1,96. 3 Hadith spesso citato dai santi musulmani che non si trova nelle raccolte canoniche. 4 Corano XCVII. 5 Corano III, 7. 6 Qadi ‘Iyad, I Miracoli del Profeta, Einaudi,Torino 1995, pp. 16-17. 7 Ibidem, p. 35. 8 Muslim 9 Corano XXXIII, 21. 10 Bukhari, IX, 172. 11 Corano VI, 82. 12 Corano XXXIII, 72.
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