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Il Ministro del Turismo del Kenya Najib Balala incontra i musulmani italiani
Il Ministro del Turismo del Kenya Najib Balala ha incontrato giovedì 25 e venerdì 26 settembre i musulmani d’Italia, visitando la sede nazionale della COREIS (Comunità Religiosa Islamica) Italiana a Milano. Alcuni redattori di Islamicità hanno potuto seguire la visita del Ministro Najib Balala e partecipare ai riti comunitari nella moschea al-Wahid. Islamicità era presente anche martedì 16 settembre, in occasione dell’incontro con il Ministro per le Politiche Comunitarie Andrea Ronchi, che ha portato il saluto delle Istituzioni ai musulmani italiani durante il digiuno del mese di Ramadan. Accogliendo il Ministro del Turismo del Kenya, la moschea al-Wahid di via Meda 9 ha nuovamente aperto le porte ad un importante evento istituzionale, che raccontiamo ai nostri lettori proponendo qualche riflessione. La settimana appena trascorsa, infatti, ha visto il Ministro Balala in viaggio ufficiale in Italia con i suoi collaboratori in vista di importanti incontri diplomatici. In particolare, il Ministro del Turismo ha incontrato venerdì mattina a Milano il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e il Vice Presidente Viviana Beccalossi, per approfondire i rapporti politici ed economici tra il nostro Paese e la Repubblica africana. Il Kenya è una Repubblica dell’Africa orientale indipendente dal 1963, dopo quasi un secolo di dominazione britannica. Il Paese è a maggioranza cristiana (anglicani, quaccheri e cattolici), ma presenta una minoranza islamica in costante crescita, che si attesta ormai attorno al 25% della popolazione. I musulmani sono concentrati soprattutto nelle aree costiere votate al turismo, che ospitano una nutrita presenza di italiani: tra i nostri connazionali che vivono in Kenya o vi si recano abitualmente in vacanza e i musulmani della costa impegnati nel settore turistico si è quindi consolidato negli anni un rapporto di conoscenza e simpatia, che il Ministro Balala ha sottolineato parlando coi redattori di Islamicità. Si tratta di minoranze in dialogo: musulmani nel Kenya a maggioranza cristiana, italiani in un Paese straniero, musulmani in uno Stato prevalentemente cattolico come l’Italia. Nato in Kenya da genitori immigrati dallo Yemen, Najib Balala ha circa quarant’anni, è il primo musulmano giunto ad esercitare la carica di Ministro in Kenya e, come responsabile del Turismo in un Paese che dal turismo ricava una parte significativa delle proprie entrate, svolge una funzione di particolare importanza. Grazie al suo esempio, le condizioni della comunità islamica in Kenya sono progressivamente cambiate, la sfera dei diritti si è estesa e l’immagine dei musulmani è decisamente migliorata. Najib Balala sta promovendo a Nairobi, popolosa capitale dello Stato africano, la costruzione di una grande moschea. Dopo aver atteso con poca fortuna un sostegno economico da importanti Paesi a maggioranza islamica e da ricche associazioni, il Ministro Balala e la comunità islamica keniota hanno preso in mano la situazione e si sono attivati nella raccolta dei fondi per l’edificio. La famiglia Balala e moltissimi fedeli hanno offerto contributi generosi, al punto che la metà della cifra necessaria per la moschea (circa un milione e seicentomila euro) è già stata raggiunta. Il dottor Balala ci raccontava d’altra parte di come sia stato difficile superare alcuni pregiudizi che hanno più volte rischiato di compromettere la sua carriera politica. “Innanzitutto non sono cristiano ma musulmano e dunque faccio parte di una minoranza religiosa guardata con diffidenza”, spiegava il Ministro in inglese, “quindi non ero pienamente riconosciuto come keniota a causa delle mie origini yemenite, sebbene il Kenya sia il Paese in cui sono nato e per cui mi prodigo. Infine non sono nero, come la gran parte del popolo keniota, ma di carnagione più chiara”. Purtroppo, come recita l’adagio popolare, tutto il mondo è paese… Il Ministro della Repubblica del Kenya ha accettato giovedì 25 settembre l’invito della COREIS per l’iftar, il pasto che durante il mese di Ramadan segna la rottura del digiuno. In questo mese sacro, particolarmente riservato alla preghiera, all’elemosina e alla disciplina spirituale, il digiuno si protrae infatti dall’alba al tramonto del sole. Il Ministro ha potuto condividere con la comunità islamica la preghiera del tramonto e incontrare l’imam Yahya Pallavicini, che ha offerto all’ospite il suo ultimo libro “Dentro la Moschea”, dove si possono leggere i sermoni di venticinque imam italiani. La comunità islamica ha apprezzato la sobrietà e la naturalezza con cui il Ministro ha chiesto e ottenuto di essere accolto in un luogo di culto dignitoso per poter pregare, mostrando come le responsabilità esteriori, per quanto rilevanti, non debbano necessariamente indurre gli uomini a dimenticare la propria natura spirituale e i riferimenti sacri della religione. Venerdì 26 settembre, subito dopo l’incontro ufficiale con il Presidente Formigoni, il Ministro keniota ha nuovamente reso visita alla moschea al-Wahid, partecipando alla preghiera comunitaria del venerdì e trattenendosi prima e dopo i momenti rituali con lo storico fondatore della COREIS Italiana, lo Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini. Lo Shaykh Abd al-Wahid ha fatto dono all’illustre ospite di un libro che raccoglie le lettere di un santo musulmano del XIX secolo, lo Shaykh Ahmad Ibn Idris, nato in Marocco e sepolto proprio nello Yemen. Il Ministro Balala ha inoltre ricevuto l’opera dello Shaykh Abd al-Wahid “Islam interiore, la ricerca della Verità nella religione islamica”, che sarà presto pubblicata anche in inglese. La vita dei maestri spirituali è ricca di insegnamenti simbolici quanto le parole e i libri che ci hanno lasciato. Lo Yemen infatti, secondo un hadith profetico, è il Paese da cui proviene “il Soffio del Misericordioso”. Il Profeta Muhammad disse anche: “La fede è yemenita, la saggezza è yemenita”. Poiché i geografi arabi orientano le proprie carte verso l’est, il sud si trova a destra e lo Yemen è appunto noto come il Paese della destra. Nei riferimenti della geografia sacra, lo Yemen corrisponde dunque alla dimora dei santi che si succedono nei secoli per svolgere la funzione propria all’Imam della Destra, che manifesta perpetuamente nel mondo la realtà del Sigillo della Santità Gesù. Alla fine dei tempi, Gesù tornerà come Annuncio dell’Ora, sconfiggerà l’Impostore e riporterà a Dio coloro che avranno saputo adorare in Spirito e Verità. La valenza simbolica ed escatologica degli spostamenti di un grande santo come lo Shaykh Ahmad Ibn Idris ci insegna quanto sia necessario compiere una “guerra santa” intellettuale e spirituale per imparare a vedere il reale nella sua tridimensionalità, senza esaurirlo in un complesso banale di contingenze spazio-temporali, sociali, economiche, politiche e psicologiche. La preghiera comunitaria del venerdì cui abbiamo avuto il piacere di partecipare ha assunto un carattere particolarmente significativo grazie al giovane imam Abd al-Latif Cocilovo, che ha appena concluso i corsi che la COREIS organizza per la formazione delle guide di culto. Il ventenne Abd al-Latif ha dunque sostenuto il suo primo imamato davanti al Ministro ed al suo collaboratore Abd al-Hamid, destando impressione nei fedeli presenti per la bellezza della recitazione coranica, salmodiata in perfetta lingua araba. Il sermone, di notevole profondità metafisica e ricchezza dottrinale, è stato invece presentato alla comunità in lingua italiana, come d’altra parte sempre accade nella moschea al-Wahid di via Meda, ed il Ministro Balala ha potuto seguire l’insegnamento dell’imam grazie ad una traduzione scritta del testo in inglese. L’incontro con il Ministro del Turismo del Kenya, che segue quello con il Ministro Ronchi, si pone nella prospettiva di coniugare sensibilità spirituale e responsabilità civile, con un impegno che varie realtà islamiche in Italia portano avanti da decenni, dialogando con le altre comunità religiose e con tutti i referenti qualificati del contesto politico e culturale italiano. Occorre continuare a lavorare per favorire la maturazione della comunità islamica nel nostro Paese, il dialogo tra realtà religiose, politiche, sociali e culturali diverse, l’apporto qualificato dei cittadini di confessione islamica allo sviluppo spirituale e materiale della società civile italiana. La sera di venerdì scorso corrispondeva alla ventisettesima notte del mese di Ramadan, nota come Notte del Destino o della Predestinazione. I musulmani celebrano nella Laylat al-Qadr, la Notte del Destino, la discesa integrale e sintetica del Sacro Corano nel cuore del Profeta Muhammad, strumento perfetto per la manifestazione del Verbo di Dio, servo trasparente alla Volontà divina e Messaggero della Rivelazione islamica. Dalla riunione comunitaria di metà giornata alla preghiera notturna, abbiamo vissuto uno di quei giorni particolarmente benedetti, nei quali il Misericordioso pare disseminare a piene mani i Suoi segni, i Suoi insegnamenti e la Sua presenza: giorni frequenti per chi si disponga a riconoscerli e a riconoscerLo in ogni istante della propria vita. Dopo la rottura del digiuno e la preghiera del tramonto, i presenti hanno condiviso la preghiera della sera, quindi la ritualità specifica della Notte del Destino, infine la “preghiera delle soste”, il tarawih, che i musulmani compiono durante le notti del mese di Ramadan sull’esempio del secondo Califfo Omar, che ne istituì la pratica. La preghiera del witr, al termine della quale i fedeli si prosternano ritirandosi in intimo colloquio col Signore dei mondi, ha concluso i riti comunitari della Notte. Viviamo gli ultimi giorni del mese di Ramadan, in attesa dell’Id al-Fitr, la Festa della rottura del digiuno, che segna l’inizio del nuovo mese lunare di Shawwal. Fino ad oggi i musulmani hanno obbedito all’ordine divino di digiunare, mentre tra poco obbediranno all’ordine divino di mangiare, comprendendo che il punto non è tanto mangiare o digiunare, quanto obbedire all’ordine divino e realizzare una servitù spirituale perfetta, secondo l’esempio del Profeta Muhammad, che riconosceva la trascendenza divina nel digiuno, l’immanenza divina nel nutrimento, ma in entrambe le condizioni sempre e soltanto Iddio.
Yunus 'Abd al-Nur Distefano
30 settembre 2008
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