Il Cardinale Martini invita a non temere l’Islam

Nella sezione “Lettere al cardinal Martini” del Corriere della Sera Online del 25 Ottobre 2009, il Cardinale risponde a due lettori, preoccupati della minaccia islamica, con “Cinque motivi per non temere l’Islam”.

Ancora una volta è evidente come il timore dell’Islam, come del resto qualsiasi umana paura, nasca sostanzialmente da presupposti di ignoranza: si teme ciò che non si conosce o, peggio, si crede di conoscere, sulla scorta del sentito dire o dei megafoni massmediatici abilmente pilotati da chi, dopo il crollo del famoso muro, addita l’Islam come “il nuovo nemico”.

È sufficiente un po’ di cultura, una mente sgombra da pregiudizi e soprattutto una fede salda nella propria religione, per fugare i timori di un oscurantismo incipiente portato dall’Islam (il crocifisso campeggia sulle centinaia di chiese al Cairo, mentre è stato vietato, insieme a tutti i simboli religiosi, nei luoghi pubblici della laicissima Francia…).

Il Cardinale Martini, oltre a dimostrare di possedere tali qualità, al termine del suo mandato nell’Arcidiocesi di Milano, ha scelto di vivere a Gerusalemme, dove l’ho incontrato nel 2003, in una città, cioè, dove il dialogo e la comprensione reciproca è sempre più una questione vitale.

Si può essere più o meno d’accordo con lui sui i punti trattati nella sua risposta, ma non si può negare che conosca il problema e che ne individui correttamente le cause. Come ad esempio quando afferma che fondamentalismo e integralismo si fondano su una religione astratta (o piuttosto una pseudo-religione) solo ideologicamente “pensata” e non “vissuta in modo concreto” da “sinceri cercatori di Dio”.

“Cerco l’Islam che prega” intitolava il vaticanista Luigi Accattoli una serie di riflessioni e interviste uscite su Il Regno e poi riunite in un libro; questo è l’Islam vissuto che tutti dovrebbero conoscere, l’Islam fatto di uomini, donne, famiglie che pregano, lavorano, studiano vivendo in modo concreto il dialogo e la convivenza pacifica che per l’Islam è un dato di fede incontestabile.

Il lettore spaventato dall’Islam e che afferma di avere letto il Corano dovrebbe andare a rileggersi i numerosi passi dove si afferma che Iddio ha fatto scendere il Corano a conferma delle Rivelazioni precedenti (es.: II, 41, 89, 9I, 97,101; III,3,81; IV,47; V,48; VI,92; X,37; XII,111; XXXV,3I; XLVI I2,30).

Il riconoscimento della validità salvifica delle Rivelazioni che, in tempi e luoghi diversi, Dio ha inviato agli uomini, è per così dire connaturato all’Islam, al di là delle false interpretazioni moderne che di islamico o di religioso tout-court non hanno nulla: i musulmani “vivono quei valori che il Concilio Vaticano II ha riconosciuto all’Islam – afferma Carlo Maria Martini – come l’adorazione dell’unico Dio, misericordioso e compassionevole, e la sottomissione a Lui.

Non potrebbe essere questo l’unico vero motivo “per non temere l’Islam”?


'Abd al-Ghafur Masotti

3 dicembre 2009