Con mandato triennale, dopo il pastore Domenico Maselli prende la guida della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) il pastore Massimo Aquilante.

Eletto lo scorso 8 dicembre 2009, il nuovo presidente della Federazione che riunisce 60.000 credenti valdesi, metodisti, battisti, luterani, dell’Esercito della Salvezza e altri, ha risposto alle domande di Islamicità su temi cruciali per l’Italia quali la libertà religiosa, il riconoscimento giuridico delle minoranze, il rapporto con la comunità islamica, l’insegnamento delle religioni.


Il Cristianesimo Protestante e il pluralismo

Intervista a Massimo Aquilante

Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)


Nel libro “L’Italia delle religioni – primo rapporto 2009”, Naso e Salvarani affermano che «l’Italia si trova di fronte a un muro di vetro. Vede il pluralismo, ne coglie gli aspetti esteriori, ma non è in grado di interagire consapevolmente con questa realtà: due mondi prossimi l’uno all’altro, ma mai in contatto e relazione». Anche lei condivide questo giudizio così severo?

Le metafore hanno sempre una loro forza ed una loro debolezza. Certamente mi convince l’idea che in Italia è cresciuto un pluralismo delle culture ed anche delle religioni che non trova un adeguato riconoscimento istituzionale. Siamo un paese privo di una moderna legge sulla libertà religiosa e quella in vigore sulla materia dei culti “ammessi” risale agli anni ’29 e ’30: una legge costruita non per garantire la libertà ma piuttosto per limitarla. Una legge che, nonostante i passaggi abrogati dalla Corte costituzionale, risulta assolutamente inadeguata a tutelare le diverse confessioni religiose, soprattutto quelle prive di un’intesa, e cioè l’assoluta maggioranza. D’altra parte, però, il pluralismo è nei fatti e basta entrare in una scuola o una fabbrica del nord est per rendersi conto di quanto l’Italia sia cambiata anche sotto il profilo delle appartenenze culturali e religiose.

Come giudica il percorso seguito dal dialogo fra Cristianesimo e Islam da Assisi 1986 a oggi? Su quali punti è necessario particolarmente lavorare?

Molto si è fatto e molto resta ancora da fare. Assisi 1986 è stato un momento iconico, importante più per quello che ha rappresentato che per quello che oggettivamente ha prodotto. Quell’incontro disse che le comunità di fede possono collaborare per costruire la pace e la convivenza; un’idea che si è fatta assolutamente urgente dopo l’11 settembre e che, come si ricorderà, produsse un altro incontro proprio ad Assisi nel 2002. Ma il vero dialogo non lo fanno le istituzioni religiose, lo fanno gli uomini e le donne nella loro vita di ogni giorno. Ed infatti come protestanti ci sentiamo impegnati soprattutto in questo dialogo della vita quotidiana, quello che cresce sui banchi di scuola, nei luoghi di lavoro, negli spazi pubblici.

Che rapporti ci sono stati negli ultimi anni fra la Fcei e la comunità islamica in Italia? Quali sono i suoi progetti futuri a livello di dialogo interreligioso con l’Islam in Italia?

Per affrontare al meglio il dialogo con l’islam la Federazione evangelica da anni si è dotata di una apposita commissione di lavoro che ha appena pubblicato un libro edito dalla Claudiana, “Dialoghi in cammino. Protestanti e musulmani in Italia oggi”. La commissione ha anche organizzato vari incontri con esponenti delle varie realtà dell’islam italiano. Infine mi piace sottolineare il sostegno che, sin dall’inizio, la FCEI ha dato alla rivista Confronti che giudico uno dei migliori laboratori pratici del dialogo tra cristiani e musulmani in Italia. Da sempre, infine, la FCEI partecipa alla giornata del dialogo cristiano islamico, ora stabilizzata il 27 ottobre. Per parte mia mi impegno sin d’ora a confermare questo impegno ed a garantire la mia presenza alle iniziative alla quali mi sarà possibile partecipare.

E con la comunità ebraica?

Evangelici ed ebrei hanno condotto insieme importanti battaglie per le intese e per la laicità dello stato. Il dialogo oggi prosegue soprattutto all’interno di alcuni “contenitori” come il Segretariato per le attività ecumeniche, le Amicizie ebraico cristiane, la stessa rivista Confronti. Certamente sarebbe importante fare di più.

Perchè a suo giudizio in Italia continua a persistere un’immagine dell’Islam così legata o soltanto all’immigrazione o a deviazioni politico-ideologiche?

Perché in Italia non esiste un’autentica cultura del pluralismo religioso. Le presenze diverse dalla cattolica sono considerate degli “accidenti” casuali, dovuti a una passeggera turbolenza economica, sociale storica. Nella cultura media italiana non si concepisce l’identità religiosa come una libera scelta ma piuttosto come il prodotto di una tradizione nazionale. In questo quadro è ovvio che i musulmani appaiano necessariamente “immigrati”. A questo elemento culturale, però, se ne aggiunge uno ideologico per cui l’islam sarebbe fisiologicamente incompatibile con la pratica e la tradizione democratica del nostro paese. Sulla base di questo pregiudizio – falso e politicamente strumentale – è ovvio che l’islam che va in prima pagina è quello estremista e radicale. E poco male che si tratta di fenomeni assolutamente minoritari.

La Fcei è molto attiva anche a livello mediatico. Come viene trattato oggi il tema religioso nei mass-media nazionali, sia stampa che tv?

Molto male. La FCEI ha una convenzione con la Rai per la messa in onda della Rubrica Protestantesimo che, come noto, viene trasmessa ben oltre l’una di notte; nulla esiste rispetto ad altre comunità di fede, pur eccezionalmente importanti come quella musulmana. Quanto alle grandi testate nazionali sono anch’esse condizionate da quel pregiudizio per cui l’informazione religiosa, almeno in Italia, coincide con quella cattolica e vaticana. Le altre fedi sono cultura o costume, mai “religione”. E così la FCEI si è attrezzata con una vera e propria agenzia stampa, il NEV, che da anni garantisce un costante flusso di informazioni sul mondo protestante. E nell’era di internet è interessante notare come questo lavoro sia apprezzato, riconosciuto e ripreso.

Cosa proponete per una migliore conoscenza delle religioni nelle scuole italiane?

Da anni si discute dell’Insegnamento religioso confessionale cattolico la cui crisi è abbastanza evidente ma che resta saldamente collocato all’interno del sistema scolastico nazionale. Per parte mia credo si dovrebbe arrivare a proporre un’ora curriculare di “religioni” tesa a colmare il paradossale deficit di competenza religiosa che si registra tra gli studenti italiani. Qualche giorno fa in una scuola di Velletri, dove abito, nessuno studente di un liceo della città ha saputo dire in quale libro fossero contenuti i Salmi….

Alcune delle chiese che sono parte della Fcei hanno ottenuto l’intesa con lo Stato. Sulla base anche della vostra esperienza, crede che la soluzione per il riconoscimento dell’Islam in Italia possa essere quella dell’intesa (o di più intese), o vede altre possibilità?

L’intesa è lo strumento giuridico che la Costituzione prevede per regolamentare il rapporti tra lo Stato italiano e le “confessioni diverse dalla cattolica”. Quindi non vi alcun impedimento a un intesa tra lo Stato e una rappresentanza dell’islam italiano. Più difficile pensare a diverse intese con diverse rappresentanze dell’islam. E’ vero che esistono intese con diverse chiese evangeliche ma tutte avevano un preciso stato giuridico e tutte si collocavano all’interno di famiglie denominazionali ben riconosciute. In attesa o parallelamente all’intesa, in questi anni da parte del parlamento sarebbe stato doveroso approvare una legge quadro sulla libertà religiosa sostitutiva delle norme fasciste del ’29 e del ’30. Come sappiamo così non è stato ed oggi le norme italiane sono gravemente inadeguate a garantire e tutelare un diritto fondamentale come quello della libertà religiosa.

Come rappresentante di una minoranza religiosa in Italia, quali rimangono ancora, secondo lei, i principali nodi culturali da sciogliere per favorire lo sviluppo di una piena e autentica convivenza multiculturale e libertà religiosa?

In linea teorica nessuno. Su questo tema la Costituzione è eccezionalmente chiara: “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere di fronte alla legge”. Sappiamo che, nella pratica, così non è ma sul piano del diritto costituzionale vi è un principio assoluto del quale tutti – cittadini, parlamentari, governo, confessioni religiose – dovremmo prendere responsabilmente atto.



Yahya ‘Abd al-Ahad Zanolo

24 dicembre 2009