Il Ministro Ronchi e l'imam Yahya Pallavicini

Il Ministro del Governo Italiano per le Politiche Comunitarie e i ministri di culto dell'Islam Italiano


In pieno mese di Ramadân, ha avuto molta eco sulla stampa italiana la visita compiuta dal ministro alle politiche comunitarie e portavoce di Alleanza Nazionale Andrea Ronchi alla moschea al-Wahid di via Meda, a Milano, e all’adiacente sede nazionale della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana.

I principali quotidiani nazionali hanno messo in risalto singoli temi “caldi” del momento come la gestione delle moschee o l’Expo del 2015, evidenziando il vivo interesse mostrato da Ronchi per una realtà islamica che offre un «esempio virtuoso di come si possa essere musulmani e italiani, coniugando senza difficoltà un’autentica sensibilità religiosa con i valori della cultura occidentale – secondo le parole del ministro – Una comunità di concittadini che lavora da anni, circondata da troppi silenzi, per un Islam pienamente integrato nella società italiana».

La moschea al Wahid, gestita da musulmani italiani, si è infatti sempre integrata con la cittadinanza milanese, dialogando sia con le istituzioni locali che con i rappresentanti religiosi dell’Ebraismo e del Cristianesimo. E la visita di un alto rappresentante della Repubblica Italiana come il ministro Ronchi rappresenta un indiscutibile passo avanti nel processo di riconoscimento di quel carattere di dignità e di autentica tradizione spirituale dato all’Islam in un paese dell’Occidente contemporaneo.

In questo senso, l’incontro in un luogo di culto islamico fra un ministro italiano e numerosi consoli di paesi stranieri (fra cui quello della Repubblica d’Egitto, del Kuwait, della Malesia, del Regno di Giordania e della Francia), accolti dai referenti regionali e imam della CO.RE.IS. Italiana insieme al vice Prefetto e al presidente del Consiglio comunale di Milano, costituisce già un esempio concreto del contributo che una religione universale come l’Islam può offrire ad una società ancora aperta alla presenza viva di una tradizione spirituale da sempre connotata dalla capacità di mettere in dialogo diversi popoli e culture.

L’iniziativa di Milano è partita dallo stesso ministro, il quale si è rivolto alla CO.RE.IS. Italiana in cerca di una consulenza e una collaborazione per riorientare la situazione istituzionale dell’Islam in Italia. Riconoscendo la necessità di dover contribuire al processo di integrazione non soltanto tramite l’edificazione di luoghi di culto, la concessione della cittadinanza e del voto ai nuovi cittadini, Ronchi ha colto la necessità di dover lavorare a monte, sul piano della formazione, della prevenzione del radicalismo e della sensibilizzazione al pluralismo religioso, poiché non c’è integrazione e convivenza pacifica se non c’è conoscenza reciproca.

«Nessun pregiudizio verso la religione islamica, ma solo verso il fondamentalismo e il razzismo, e verso coloro che si oppongono ad una cultura del dialogo», ha continuato il ministro, specificando che non è possibile fare sconti a chi si propone come ostacolo al dialogo e alla cultura democratica, che vorrebbe rivendicare diritti da parte dello Stato italiano senza nessuna intenzione di integrarsi realmente sul territorio nazionale, «come ad esempio l’Ucoii».

Il ministro Ronchi si è poi detto favorevole alla proposta delle piccole moschee di quartiere, «unica maniera – secondo le sue parole – per dare ai musulmani dei luoghi di culto, prevenendo però la possibilità che si creino grandi moschee le quali, favorendo la creazione di ‘ghetti islamici’, non contribuirebbero in maniera efficace all’integrazione». Non saranno «né poche né molte, ma lavoreremo insieme alla COREIS per valutare le diverse situazioni», ha concluso il ministro.

Riguardo invece il progetto di una grande moschea a Milano per l’EXPO 2015, l’imam Yahya Pallavicini, il Vice Presidente della CO.RE.IS. Italiana, ha risposto che «non è solo questione di costruire la grande moschea per il 2015, ma è necessario occuparsi soprattutto del prima e del dopo 2015. Si tratta di trovare e attuare quelle condizioni che permettano una reale integrazione dei musulmani in Italia, che sappiano ritrasmettere fedelmente gli insegnamenti della rivelazione coranica nella conoscenza e nel rispetto della tradizione e delle leggi del paese in cui vivono». «Siamo convinti – ha continuato il Vice Presidente della CO.RE.IS – che la nostra esperienza come consulenti delle Istituzioni, anche nell’elaborazione di progetti significativi sulla costituzione di un albo degli imam e sullo statuto delle moschee, ci permetta di contribuire attivamente allo sviluppo dell’Europa contemporanea».

Sempre nell’intento di riuscire a prevenire, nella misura del possibile, la possibilità di strumentalizzazione ideologica o politica della funzione religiosa da parte dei responsabili del culto islamico, il ministro ha proposto di riprendere i lavori della Consulta dell’Islam Italiano: «Sono contento d’aver appreso» ha affermato Ronchi, «che la CO.RE.IS. ha formato in questi anni una ventina di imam, i quali conoscono la religiose islamica e sono e si sentono pienamente italiani; è su questa base che è possibile che l’Islam si integri in Italia, rispettandone cioè la storia e la cultura».

Dopo questo incontro di Milano, è dunque evidente come la proposta di riprendere i lavori per la Consulta e il Registro degli Imam, espressa da parte del ministro Ronchi, dovrà essere rimessa in causa alla luce dell’acquisita consapevolezza che nessuna attività sarà efficace se non sarà prima effettuato un approfondito percorso di conoscenza reciproca. Essere a pieno titolo sia italiani sia musulmani nella consapevolezza di ciò che questo comporta e nella conoscenza di se stessi e degli altri, è l’unica vera chiave che possa rendere possibile un salto di qualità all’Islam italiano.


‘Isa Abd al-Haqq Benassi

25 settembre 2008