Islam e Ragionpolitica

 

Gentile dottor Secomandi,

consultando Ragionpolitica ci siamo imbattuti nella recensione da lei dedicata il 21 giugno 2008 all’ultimo libro di Magdi Cristiano Allam “Grazie Gesù” e nella critica che autore e recensore rivolgono all’Islam in generale e ai musulmani “moderati” in particolare.

Per quanto ci riguarda, preferiamo definirci musulmani tout court, convinti che un’adesione autentica all’Islam sia per se stessa incompatibile con ogni deviazione fondamentalista. Purtroppo abbiamo l’impressione che il dottor Allam non condivida questa posizione, indicando l’Islam come “religione intrinsecamente falsa e violenta” e nello stesso tempo proponendo il dialogo “con i musulmani «di buona volontà», propensi cioè a rispettare i «valori non negoziabili» a fondamento di una «comune civiltà dell'uomo»”.

Sebbene il piano della “buona volontà” e dei “valori universali” costituisca senz’altro un ottimo punto di partenza, pure non può sfuggire l’incongruenza. Noi, infatti, non ci collochiamo tra coloro che sacrificano alla “Dea Ragione” di illuministica memoria, ma non possiamo fare a meno di notare sillogisticamente che se l’Islam è intrinsecamente violento i musulmani con cui dialogare non possono che essere tali solo di nome. Insomma, i musulmani fedeli all’ortodossia e alla tradizione non potranno che essere portatori di estremismo, mentre gli interlocutori dell’Occidente saranno tali “nonostante” l’Islam e proprio in virtù della loro non conformità alla religione islamica.

Se questi sono i presupposti, siamo ben lontani dalla possibilità di un dialogo costruttivo… Eppure, noi guardiamo fiduciosi all’incontro dei sapienti musulmani con la delegazione vaticana e Benedetto XVI, nonché alle numerose iniziative di convergenza interreligiosa che in tutta Italia vengono proposte da molti anni, e speriamo che prevalgano le ragioni della conoscenza reciproca e della fratellanza spirituale.

Se in precedenza abbiamo citato l’illuminismo è proprio perché, come religiosi, non ci annoveriamo tra coloro che fanno l’encomio ideologico della Rivoluzione francese e delle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità, né crediamo che Ragionpolitica e specificamente un intellettuale come Gianni Baget Bozzo, che come Papa Ratzinger è buon teologo, possa essere vittima di questa mai sopita fascinazione settecentesca.

Dunque ci sorprende che la definizione del Cristianesimo come “religione precedente” rispetto all’Islam possa essere caricata di una connotazione negativa, quasi vigesse una sorta di “progressismo delle religioni”: il Cristianesimo è innegabilmente una religione “precedente” rispetto all’Islam e successiva rispetto all’Ebraismo, per la semplice ragione che Gesù Cristo, su di lui la Pace, è nato dopo che Mosè portasse la Torah al Popolo Eletto e prima che il Profeta Muhammad divenisse lo strumento della Rivelazione del Corano.

Dunque un musulmano che diventa cristiano o un cristiano che diventa ebreo è etimologicamente “apostata”, perché si “volge indietro”. Se gli estremisti che strumentalizzano l’Islam ma con l’Islam non hanno nulla a che vedere fanno del termine “apostasia” un teorema il cui corollario è la “pena di morte”, ciò non vale per i musulmani, che non ambiscono a tagliare teste, gole e neppure lingue, e non solo in virtù della scarsa simpatia per Robespierre… Definire teologicamente “illegittima” la conversione dall’Islam al Cristianesimo, infatti, non implica alcun progetto violento, così come la condanna dottrinale che la Chiesa cattolica esprime nei confronti dei vizi capitali non implica la volontà di sterminare avari, iracondi o golosi.

D’altra parte, un musulmano che si converta al Cristianesimo è costretto a rinnegare la missione profetica di Muhammad e la Rivelazione del Sacro Corano, mentre un cristiano che entri nell’Islam deve al contrario riconoscere l’origine divina e la validità salvifica del Cristianesimo, venerare Gesù come Spirito e Verbo di Dio nato da Maria Vergine senza padre umano e attenderne il ritorno alla fine dei tempi. Questa mancanza di reciprocità nel mutuo riconoscimento e nella legittimità della conversione non è colpa di nessuno, ma deriva dalla successione temporale delle Rivelazioni; e certamente i membri di Islamicità e quelli di Ragionpolitica, che sono forse immuni da una certa idolatria democratica della quantità, non intendono sindacare il decreto di Dio, che ha voluto rivelare all’umanità prima l’Ebraismo, quindi il Cristianesimo e infine l’Islam.

Scendendo su un piano più contingente, abbiamo apprezzato negli anni le posizioni di Magdi Allam contro l’integralismo e ne abbiamo condiviso le denunce. Siamo anche noi convinti che le moschee debbano essere luoghi di culto e non centri di indottrinamento ideologico, che musulmani e non musulmani debbano rispettare l’ordinamento giuridico e i valori fondamentali del Paese in cui vivono e che occorra affrontare in modo intelligente ed efficace “il multiculturalismo relativista nichilista europeo fomentato dai «laicisticristiancomunisti» che ha creato ghetti culturali, religiosi ed etnici da cui promana odio”, specificando però che tale “odio” di islamico non ha davvero nulla.

Per quanto ci riguarda, la conversione di Allam non sarebbe stata nemmeno commentata se il giornalista egiziano non avesse ritenuto opportuno specificare che abbandonava la religione islamica perché la riteneva “intrinsecamente falsa e violenta”. È vero che molti musulmani italiani sono convertiti, ma l’ingresso nell’Islam è avvenuto nel pieno riconoscimento del Cristianesimo e di quei principi universali che non sono solo cristiani, ma costituiscono il patrimonio condiviso di ogni civiltà e di ogni autentica religione, inclusa naturalmente quella islamica. L’Islam non è dunque incompatibile con alcun Paese e alcuna cultura, nemmeno con l’Occidente, che peraltro non è solo cristiano: ci auguriamo di non essere narcisisti se osiamo affermare di costituire noi stessi, come italiani musulmani, l’esempio della possibilità di conciliare in modo armonioso e naturale l’identità italiana, europea e occidentale con quella religiosa e islamica.

Come avrà notato, ci siamo astenuti dal rettificare puntualmente le accuse mosse all’Islam, perché crediamo che le religioni vengano da Dio e siano dunque, in quanto tali, perfette; gli uomini purtroppo no, non sono perfetti, ebrei, cristiani o musulmani che siano… Tuttavia, non possono certo essere gli errori delle creature a compromettere la fede nel comune Creatore e nelle Sue Rivelazioni: non è proprio un vizio degli anticlericali quello di strumentalizzare le miserie umane per attaccare il Cattolicesimo e la Chiesa? E non dovremmo noi religiosi diffidare di un sentimentalismo umanista che vorrebbe usurpare i diritti di una prospettiva teocentrica?

A questo proposito, anche noi musulmani riteniamo che fede e ragione possano essere coniugate armoniosamente, purché si tuteli la priorità gerarchica della fede sulla ragione e non ci si dimentichi che oltre alla ragione individuale esiste un intelletto spirituale che contempla il Signore dei mondi. D’altra parte, non possiamo certo pretendere di confinare l’Infinità divina nei limiti angusti della nostra concezione individuale della “ragionevolezza”… E un grande santo non ha forse detto: “Credo quia absurdum?”. La presenza di Dio è infatti “assurda”, e non perché sia irrazionale, ma proprio perché è sovrarazionale e sovrumana.

L’auspicio di Islamicità e dei musulmani italiani che vi gravitano attorno è quello di condividere con Ragionpolitica un dialogo franco e intelligente su temi fondamentali come la relazione di conoscenza e amore tra Dio e le Sue creature, il valore sacro e simbolico della vita umana, la fratellanza spirituale tra i credenti (e tra credenti e non credenti), la convivenza civile in una società interculturale, il rispetto delle leggi dello Stato. Lavoriamo inoltre per promuovere lo sviluppo religioso, culturale e materiale del nostro Paese, l’Italia, che non è meno nostro né amiamo di meno per il fatto che siamo musulmani. Speriamo dunque di contribuire ad una collaborazione costruttiva che possa sfatare gli stereotipi, combattere le ideologie estremiste e dare frutti positivi per il futuro della società italiana.

Come religiosi, inoltre, auspichiamo soprattutto che ebrei, cristiani e musulmani (ma anche indù, buddhisti, taoisti, confuciani, scintoisti) sappiano ritrovarsi nell’unico punto veramente comune a ciascun uomo, poiché dell’uomo costituisce l’origine, il fine e la natura ontologica: Dio, quell’Unico Dio che certo ne sa più di tutti noi.


Yunus Abd al-Nur Distefano

Redazione di Islamicità.it

 

17 luglio 2008