La Carta dei Valori e “le risposte dell’Islam Italiano”
Nei mesi scorsi la necessità di individuare un contesto valoriale di diritti e doveri all’interno del quale consentire alle comunità di immigrati un’integrazione armoniosa e rispettosa nella Repubblica e nell’ordinamento giuridico italiano ha condotto il Ministero dell’Interno a istituire un Comitato Scientifico incaricato di redigere una Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell’Integrazione, con il contributo delle comunità religiose e immigrate.
Proprio per presentare tale documento alla comunità islamica e approfondirne la ricaduta sociale presso l’intera cittadinanza, la Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, in collaborazione con l’U.M.I. (Unione dei Musulmani in Italia), ha organizzato un momento di dialogo dal titolo “Valori e virtù nella cittadinanza della comunità islamica in Piemonte”, che si è svolto a Torino, lunedì 11 febbraio, presso la Sala delle Colonne di Palazzo Civico.
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Comune di Torino. Sono intervenuti il senatore Khaled Fouad Allam, la prof.ssa Roberta Aluffi Beck Peccoz, il vice Presidente della Co.Re.Is. Italiana Yahya Pallavicini, lo scrittore Younis Tawfik e il Presidente dell’UMI Abdelaziz Khounati. A seguire, una tavola rotonda che ha visto la partecipazione dell’Assessore alle Politiche per l’Integrazione del Comune di Torino Ilda Curti e dei rappresentanti locali della Co.Re.Is. Italiana e dell’UMI.
Islamicità presenta ai propri lettori la significativa relazione di Idris Abd ar-Razzaq Bergia, musulmano piemontese e rappresentante regionale della Co.Re.Is. Italiana.
Inoltre, al fine di inquadrare l’evento all’interno di un più vasto scenario di collaborazione fra rappresentanti dell’Islam Italiano, riportiamo a seguire anche la versione integrale di un articolo apparso sul Corriere della Sera del 4 febbraio 2008 a firma del direttore generale della Co.Re.Is., Abd as-Sabur Turrini, con il titolo “Lo sviluppo dell’Islam Italiano”.
Valori e Virtù nella Cittadinanza della Comunità Islamica in Piemonte
Siamo qui oggi in questa splendida Sala delle Colonne ospiti del Comune di Torino, che ci teniamo a ringraziare per il contributo fondamentale alla realizzazione di questo evento. Ed intendiamo in particolare ringraziare l’Assessore alle Politiche per l’Integrazione del Comune di Torino Ilda Curti, la quale dà un esempio di sana laicità lavorando con tenacia ad una politica di vera integrazione. Il suo Assessorato è un esempio di come le pubbliche istituzioni possano, promuovendo in prima persona o sostenendo le iniziative delle varie comunità presenti sul territorio, facilitare la costruzione di un tessuto sociale migliore, in cui non vi sia spazio per chiusure identitarie, razzismi, islamofobia o antisemitismo ed in cui tutti abbiano pari dignità, pari diritti, pari doveri e pari opportunità, indipendentemente dalle loro idee e dalla loro fede.
La CO.RE.IS. ha da sempre cercato di dare un suo contributo in questo senso, seguendo la via del dialogo con le istituzioni, locali e nazionali, con le varie organizzazione islamiche, con le comunità ebraiche e cristiane, con le gerarchie cattoliche. A tale scopo negli anni abbiamo organizzato o partecipato a decine di incontri, convegni, lezioni universitarie riguardanti il dialogo interreligioso, l’educazione, il lavoro, l’economia, l’integrazione. Abbiamo portato il nostro contributo di musulmani italiani, che arricchisce il dibattito con una posizione interna alla comunità islamica e nello stesso tempo alla “italianità” del contesto.
La CO.RE.IS. è in questo momento particolarmente vicina alle istituzioni torinesi che stanno affrontando una nuova grande sfida. Torino è una città che storicamente ha dimostrato come sia possibile l’integrazione di centinaia di migliaia di immigrati provenienti da ogni regione d’Italia. La nuova grande sfida cui la nostra città è chiamata è quella di essere il laboratorio per l’integrazione della religione islamica in Italia. Parliamo volutamente di integrazione dell’Islam e non di integrazione degli immigrati musulmani, perché i membri della CO.RE.IS., che sono per la grande maggioranza cittadini italiani di nascita, sanno per esperienza diretta che l’essere musulmani, sia pure italiani di nascita, comporta non poche difficoltà nell’essere accettati nel nostro Paese come cittadini di pari dignità. A Torino noi musulmani, italiani o immigrati, possiamo con l’aiuto delle istituzioni dimostrare la possibilità di questa integrazione, possiamo dimostrare fattivamente al resto della Nazione come l’Islam sia una religione del tutto compatibile con l’ordinamento dello Stato italiano, senza necessità di modificare la Costituzione, né di costruire un mondo parallelo, destinato per forza di cose a diventare un ghetto, come tristemente hanno sperimentato molte volte nel passato i nostri fratelli ebrei.
I fedeli musulmani, che siano di origine araba o albanese, senegalese o italiana, si basano su quanto Dio stabilisce nella Rivelazione islamica: non abbiamo quindi alcuna difficoltà derivante dalla nostra appartenenza confessionale ad essere normali cittadini di questo Paese, che è nostro per nascita o per adozione. E se il Sacro Corano ci dice che Dio si è rivelato nell’Islam, come prima si era manifestato nella religione delle genti del Libro tramite i suoi Profeti Mosè e Gesù, il dialogo con Ebraismo e Cristianesimo e il loro riconoscimento non rappresenta la posizione dei musulmani moderati, ma la diretta conseguenza della conformità ortodossa alla tradizione islamica. Allo stesso modo, se il Corano ci dice che “non c’è coercizione nella religione”, anche il dialogo con il mondo laico si articola secondo una naturale relazione improntata al rispetto e all’accettazione della diversità.
Ci fa piacere ricordare in questa sede alcuni momenti dei rapporti di collaborazione fra l’U.M.I. e la CO.RE.IS., che ebbero inizio a seguito di una testimonianza del Presidente della CO.RE.IS., lo Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, ad un convegno organizzato dall’Università di Torino sul tema della rappresentatività nell’Islam. L’intervento colpì positivamente non solo gli studiosi, ma anche il pubblico dei musulmani, fra cui alcuni membri della nascente Unione dei Musulmani in Italia (U.M.I.). La ricaduta positiva dell’intervento dello Shaykh Abd al-Wahid sulla comunità islamica di Torino ebbe come esito immediato l’invito di una donna musulmana, che alla fine del convegno avvicinò lo Shaykh per chiedergli di tenere una lezione alle donne in una moschea di Moncalieri. L’interesse per l’insegnamento sapienziale fu tale che, dopo una prima lezione tenuta dallo Shaykh Abd al-Wahid ad un pubblico principalmente femminile, l’incontro si spostò, su invito dell’imam, nella sala più ampia della moschea per una seconda sezione alla presenza di un numeroso pubblico sia femminile che maschile.
Dopo qualche tempo, l’Unione dei Musulmani in Italia organizzò un fine settimana dedicato alla formazione degli imam in collaborazione col Ministero degli Affari Religiosi del Marocco. La CO.RE.IS. ha seguito con grande interesse tutti i passi di questo cammino, portando i propri saluti nella giornata inaugurale e soprattutto ha contribuito ai lavori di formazione con una lezione dello Shaykh Abd al-Wahid letta in arabo da un suo delegato, un giovane imam della CO.RE.IS. appositamente arrivato dalla Francia, giovane imam che pochi mesi addietro era stato insignito della laurea ad honorem dalla prestigiosa Università Al Azar del Cairo. Abbiamo trovato grande sintonia con gli interventi di alcuni sapienti marocchini, i quali hanno espresso il riconoscimento dell’ortodossia islamica, del contributo sapienziale e della funzione di orientamento che i musulmani italiani possono svolgere a beneficio di tutti i credenti.
La seconda giornata dedicata alla formazione degli imam, organizzata alla fine del 2007, ha visto un nuovo livello di collaborazione fra l’U.M.I. e la CO.RE.IS. Italiana, con una lezione di Yahya Pallavicini agli aspiranti imam alla presenza delle autorità istituzionali; lezione coronata da un grande riconoscimento e da una grande sintonia su tutte le questioni essenziali che riguardano i fedeli musulmani.
La convergenza fra l’U.M.I. e la CO.RE.IS. è una convergenza fra veri religiosi, fra veri musulmani che aderiscono ai pilastri ed ai principi dell’Islam, senza cedere a infiltrazioni ideologiche e ad interessi legati alla politica di Paesi stranieri. I membri della CO.RE.IS. e dell’U.M.I. intendono pertanto costituire un esempio tangibile di coesistenza e di interazione proficua con le istituzioni cittadine, perché la partecipazione all’Islam vero, ortodosso, non solo non è un impedimento all’essere dei buoni cittadini, ma può altresì divenire fonte di arricchimento per tutti coloro che abitano in Italia e nello specifico per i nostri concittadini torinesi.
La Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell’Integrazione è un passo importante che delinea alcune imprescindibili linee guida per tutti coloro che, musulmani o meno, vogliono diventare parte integrante di questo Paese. La Carta salvaguarda da un lato i valori della cittadinanza e dall’altro le vere istanze delle rappresentanze religiose autentiche. Di conseguenza, il processo di comunicazione e interazione tra Istituzioni e Islam implica una grande attenzione ai criteri e al metodo per il riconoscimento degli interlocutori e delle comunità di riferimento.
Sulla base dell’accettazione di queste regole del vivere civile si potrà costruire una piattaforma che veda coinvolte quelle personalità, associazioni e reti di moschee che, come l’U.M.I. e la CO.RE.IS., sappiano garantire il rispetto dei principi e dei valori della società civile, una formazione degli imam in sintonia con il carattere della religiosità e della sapienza tradizionale e una gestione trasparente dei luoghi di culto scevra da particolarismi nazionali, settari o integralisti. Tale federazione, unita non dall’ideologia ma dalla fede in Allah, potrà rappresentare i diritti dei fedeli musulmani di fronte alle Istituzioni, senza indulgere in rivendicazioni, ma semplicemente chiedendo il riconoscimento della terza Rivelazione del Monoteismo abramico quale religione, al pari delle altre con cui lo Stato italiano ha gia stipulato delle intese sulla base del dettato costituzionale.
Qui oggi abbiamo rappresentanti diversi dell’Islam italiano, intellettuali come Younis Tawfik, specialisti nella comunicazione come Farian Sabahi, anche lei oggi qui presente, professori universitari come Kaled Fuad Allam ed anche la professoressa Mulayka Enriello responsabile per l’educazione della CO.RE.IS. italiana tutte personalità che, con prospettive diverse, sono impegnate da anni nel campo educativo; tale campo è sicuramente fondamentale perché rappresenta l’ambito in cui si possono costruire ponti tra culture e religioni che possono portare le giovani generazioni a meglio conoscersi e rispettarsi. Alla luce di queste considerazioni e sulla base di una esperienza acquisita in anni di attività interculturali ed interreligiose, nonché di insegnamento, la dottoressa Enriello ha iniziato da alcuni mesi una nuova esperienza professionale fondando con altri esperti nel campo educativo l’I.S.A. una Accademia di studi interreligiosi che non ha carattere confessionale e che si pone come obiettivo l’insegnamento delle religioni, strutturando percorsi didattici ed offrendo lezioni per scuole di ogni ordine e grado, convinta lei e i suoi colleghi che la conoscenza migliore della propria e delle altre religioni è strumento fondamentale per prevenire i conflitti e per migliorare la qualità della convivenza civile.
Idris ‘Abd ar-Razzaq Bergia
Le risposte dell’Islam Italiano alle domande di Magdi Allam
Quali potranno essere i rappresentanti dell’Islam in Italia? Quanto potranno essere autonomi dalle politiche dei paesi stranieri? In quale contesto si potrà realizzare un islam italiano?
diAbd al-Sabur Turrini, Direttore Generale CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana
Dopo la vicenda della mancata visita dell’imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga, motivata con giustificazioni burocratico-organizzative che preferisco astenermi dal commentare, non posso esimermi dall'esprimere il dissenso nei confronti di chi, come presunto intellettuale musulmano europeo, invita la Fiera Internazionale del Libro di Torino a rinunciare ad ospitare lo Stato d'Israele.
Il congelamento della Consulta per l'Islam Italiano a seguito delle incompatibili e reiterate esternazioni dell'UCOII contro Israele ha da tempo spinto alcuni consiglieri musulmani più qualificati ed affidabili del Ministro dell'Interno a studiare e costruire insieme le basi per assumere una iniziativa condivisa e responsabile che sappia favorire e orientare ben diversamente lo sviluppo sereno dell'Islam Italiano.
L'esperienza della Carta dei Valori della Cittadinanza e dell'Integrazione che proprio la COREIS (Comunità Religiosa Islamica) Italiana intende presentare a Torino l'11 febbraio in collaborazione con l'UMI, l'Unione dei Musulmani in Italia presieduta da Abd al-Aziz Khunati, con la partecipazione delle istituzioni locali e di intellettuali come Younis Tawfiq e il sostegno di parlamentari come Khaled Fouad Allam, contribuisce a creare le condizioni per un confronto tra laici e religiosi, immigrati e autoctoni, che siano chiaramente distinti da radicalismi o da collusioni di politica estera.
La base per una autentica rappresentanza qualificata dell'Islam Italiano potrà nascere solamente dal dialogo rispettoso del pluralismo delle sensibilità spirituali e dottrinali tra i musulmani che partecipano attivamente alla società civile italiana nella costituzione di una piattaforma che veda coinvolte quelle personalità, associazioni e reti di moschee che sappiano garantire il rispetto dei principi e dei valori della società occidentale, una formazione dei predicatori in sintonia con il carattere di religiosità che tutte le altre confessioni in Europa testimoniano con saggezza e sapienza tradizionale e una gestione trasparente dei luoghi di culto scevra dai particolarismi nazionali, settari, o ideologico-integralisti.
Occorre ripartire prendendo ciò che c'era di buono nel progetto iniziale e nell'esperienza della Consulta per l'Islam Italiano per verificare la possibilità di una convergenza di prospettive già molto solida tra i rappresentanti dell'Associazione delle Donne Marocchine, della comunità pakistana, della CO.RE.IS. Italiana e di molti altri che a titolo personale o professionale, nell'ambito del sindacato, della mediazione scolastica, della comunicazione, dell'assistenza sociale, in tutte le Regioni d'Italia, possono far maturare una iniziativa concreta utile a costituire un punto di riferimento ufficiale e affidabile dell'Islam presente sul territorio nazionale.
Spetterà poi alle Istituzioni condividere secondo il proprio ruolo la responsabilità politica di tutelare e riconoscere in questa piattaforma la risposta migliore all'estremismo o alle ingerenze straniere e sostenere un modello di integrazione che potrà essere significativo anche per le altre Nazioni d'Europa e sicuramente valido per la coesione sociale, l'integrazione degli immigrati musulmani onesti e il dialogo tra le civiltà e i fedeli ebrei, cristiani e musulmani.
Sulla base di questa piattaforma, sarà ancora più chiaro che la visita a una Sinagoga da parte di una delegazione musulmana non è una condizione al dialogo ma la sua naturale conseguenza, come abbiamo dimostrato a Milano incontrando i fratelli ebrei presso la loro Sinagoga, visita che ci è stata ricambiata presso la nostra moschea al-Wahid, avviando così una collaborazione con l’Assemblea Rabbinica d’Italia per un ciclo di incontri intitolato “Imam e Rabbini” in diverse città italiane, previsti in febbraio proprio a Torino e anche a Genova. Un confronto tra persone di fedi e culture diverse, ma di vera fede e di vera cultura.
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