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Publichiamo l’intervento dello Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini apparso su Il Tempo di giovedì 5 novembre, inmerito alla questione della decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo di vietare l'esposizione nelle aule scolastiche del crocefisso, decisione che «non può essere condivisa» dal punto di vista della tradizione islamica.
La dottrina islamica non può condividere quella decisione
Dal punto di vista della dottrina islamica, la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo di vietare l'esposizione nelle aule scolastiche del crocefisso non può essere condivisa, in quanto nell'Islam che pure non predilige la rappresentazione antropomorfica, la figura cristica è ben presente come Spirito di Dio, Ruh Allah. Ciò comporta che il simbolo del crocefisso, caro al Cristianesimo, non possa essere misconosciuto dai musulmani, anche se per essi Gesù non è morto sulla croce, in quanto lo Spirito di Dio non muore mai, ma è asceso al Cielo, dal quale noi lo attendiamo insieme ai cristiani, nella sua seconda venuta escatologica, che corrisponde all'attesa messianica dei nostri fratelli ebrei, alla fine dei tempi. D'altra parte, il pluralismo rappresenta oggi un valore imprescindibile per la salvaguardia della libertà di pensiero all'interno della nostra società. Sono infatti tremende le sollecitazioni di quelle forze che Guénon chiamava anti-tradizionali verso un'uniformità di pensiero e azione, spinte che vorrebbero far perdere al Cristianesimo la propria connotazione spirituale per renderlo una vuota ideologia, una super-religione civile con la quale addomesticare l'Occidente ormai privo di ogni aspirazione verticale. Il richiamo all'importanza del simbolismo e della ritualità fatto da Guénon assume quindi un ruolo centrale nell'impedire che ciò possa avvenire e nell'impedire anche che alcuni movimenti politici finiscano per strumentalizzare le masse in nome di grossolani pregiudizi, diffusi e sostenuti ad arte. Alla venerata memoria del proprio Maestro, lo Shaykh 'Abd al-Rahmân Elysh al-Kabîr, René Guénon dedicò una delle sue opere maggiori: «Il simbolismo della croce», aggiungendo nella dedica che proprio a tale Maestro era dovuta la prima idea del libro. E significative sono le parole che Guènon scrive nell'introduzione. «Abbiamo detto che la croce è uno di quei simboli che, in forme diverse, si trovano pressoché ovunque fin dalle epoche più remote; essa è dunque ben lungi dall'essere esclusiva del Cristianesimo, come taluni possono pensare». Viviamo infatti in un'epoca in cui si è perso il senso delle parole, e non soltanto quello etimologico, ma si fanno solo delle parole, senza più alcun senso. Parlare quindi di "universalità del Monoteismo abramico" per ricordare che vi è un solo Dio e lo stesso per tutti può apparire un pleonasmo, in quanto il "monoteismo" non dovrebbe indicare qualcosa di diverso dall'"universalità", se è vero che quest'ultima parola ci riconduce alla concezione dell'Unicità di Dio.
Shaykh ‘Abd Al-Wahid Pallavicini 12 novembre 2009 |