La poesia testimonianza del Mistero

Intervista al poeta Davide Rondoni


Islamicità propone ai suoi lettori un'intervista a Davide Rondoni, poeta, scrittore, conduttore televisivo, collaboratore di importanti testate giornalistiche e case editrici. Tra i temi affrontati, il rapporto tra Cristianesimo e Islam, il ruolo della cultura nel favorire il dialogo interreligioso, la situazione dell'Islam in Italia, la relazione tra Rivelazione e poesia, la natura dell'arte nel mondo contemporaneo. Davide Rondoni ha fondato e dirige il Centro di Poesia Contemporanea dell'Università di Bologna.


Lo sviluppo di alcune categorie di pensiero nella civiltà contemporanea ha segnato un allontanamento dalla visione del mondo proposta dalle grandi tradizioni spirituali. Il concetto stesso di Verità assoluta sembra oggi poco recepito da un mondo ampiamente secolarizzato. Le difficoltà che il Cristianesimo occidentale e il mondo laico hanno nel dialogo con l’Islam derivano anche da questa distanza filosofica?

Credo che il vero problema sia quello dell'idolatria. Nel mondo secolarizzato infatti non sono in realtà venute meno categorie come quella di Verità assoluta, che permangono deformate. Alla fede si è sostituita in molti casi l'idolatria e si scambiano per Verità assoluta opinioni e realtà relative, “idoli ciechi e muti”, come dice la Bibbia. In altre parole, tante cose sono considerate verità assolute, tranne Dio, sostituito da una serie di idoli di ogni tipo.



Come vede, da cattolico, la situazione dell’Islam in Italia? Quali vie possono essere percorse per una maggiore e più matura convivenza interreligiosa in uno Stato laico come il nostro?

Aldilà delle polemiche che ne sono seguite, il discorso fatto da Benedetto XVI a Ratisbona indica una strada. Il Papa ha invitato a confrontarci e a incontrarci sulle acquisizioni della ragione e su un piano umano di convivenza. Oggi questo è possibile. Il confronto tra le religioni non avviene se non di rado per una convergenza teologica, ma si verifica sul piano semplice, anche se non necessariamente facile, delle questioni che attengono alla sfera della ragione più che a quella della fede. Questo approccio comporta per cristiani e musulmani un riesame del rapporto tra fede e ragione nella propria religione. Purtroppo nei secoli il concetto di ragione è stato sminuito fino ad escludere Dio dall'orizzonte della razionalità per relegarLo arbitrariamente nel dominio dell'irrazionale. La ragione al contrario comprende il problema di Dio, e confrontarsi sul piano della ragione non vuol dire confrontarsi escludendo Dio. In Italia e altrove, ciclicamente, si vorrebbe escludere Dio dalla vita sociale, ma il problema di Dio torna continuamente, poiché influenza in modo radicale la visione del mondo di ciascuno. Oggi non sono i musulmani che chiedono ai cristiani di essere meno cristiani, né i cristiani che chiedono ai musulmani di essere meno musulmani, come a volte si dice, ma i laicisti. Quando invece si condivide una visione religiosa della vita è senz'altro più facile confrontarsi e capirsi.



Possono la filosofia, la poesia e la cultura in genere favorire la conoscenza reciproca, promuovere il dialogo tra le religioni e contribuire a scongiurare il paventato scontro di civiltà? In che modo?

Sicuramente possono dare un contributo importante. Per fare un esempio, nel 1200, in Italia, Jacopone da Todi scriveva componimenti poetici su temi simili a quelli affrontati da alcuni poeti arabi, nei quali si parlava dell'amore, della solitudine, dell'anima. Senza tentare imitazioni banali e senza voler nascondere le differenze artistiche, come quella delle raffigurazioni pittoriche, sono evidenti le affinità tra letteratura cristiana e letteratura islamica. D'altronde, riconoscendo l'altro, impariamo a conoscere meglio anche noi stessi, e il riconoscimento avviene sempre in profondità.



L’arte e la poesia hanno sempre avuto un ruolo importante nella civiltà islamica, come linguaggio simbolico capace di veicolare un messaggio spirituale e universale. Opere come quelle di Rumi e Attar sono considerate capolavori della letteratura mondiale. In che modo la promozione di una maggiore conoscenza dell’arte e della poesia di autori musulmani potrebbe facilitare anche una migliore conoscenza dell’Islam? Come protagonista e interprete del mondo letterario, ma anche televisivo e teatrale italiano, cosa proporrebbe?

Occorre notare un aspetto positivo e dire che queste opere fanno parte del bagaglio culturale di ogni italiano colto. Chiunque si occupi di poesia le ha lette e ammirate. Non so se anche i poeti arabi conoscano i principali poeti occidentali. Holderlin, ad esempio. In ogni caso, conoscere meglio la letteratura islamica aiuterebbe sicuramente a conoscere meglio l'Islam. Non è così difficile farlo, se si vuole. Occorre tuttavia distinguere tra poeti arabi secolarizzati o assimilati dalla cultura europea contemporanea e autentici rappresentanti della religione islamica.


Collabora o ha mai collaborato in Italia o all’estero con artisti, scrittori e uomini del mondo della cultura islamica?

Le mie poesie sono state tradotte in arabo da Maaram al Masri, una poetessa siriana di cultura islamica anche se forse non di grande pratica. Inoltre ho fatto diversi tour di poesia insieme a poeti arabi in Italia, Francia e Stati Uniti.


Le tre Religioni del monoteismo abramico sono ancorate alla Rivelazione del Verbo divino, la Parola sacra, che gli Ebrei accolgono in forma di Legge, la Torah, i Cristiani in forma di Uomo, il Cristo, e i Musulmani in forma di Libro, il Sacro Corano: qual è il rapporto che un poeta ha con la Parola rivelata?

Si tratta di un tema immenso... Il poeta vive nella condizione umana della parola, vive nella tensione, nel limite della parola, e sa bene che la poesia è un'altra cosa rispetto alla Parola rivelata o sacramentale, perché la parola della poesia appartiene completamente all'uomo. C'è quindi una differenza abissale, una distanza qualitativa abissale tra parola umana e Parola divina. La migliore delle poesie non avrà mai il grado di perfezione della Parola rivelata. D'altro canto, è vero che la poesia ha come unico grande compito quello di lasciar parlare il segreto del mondo aldilà delle apparenze e, in questo senso, la poesia è sempre testimonianza del Mistero. Direi che la poesia è di per sé un fenomeno religioso, anche quando il tema o l'autore non lo sono, poiché è una parola che tende alla conoscenza.


Nel mondo contemporaneo è ancora possibile un'arte che sia espressione di archetipi spirituali, mezzo di comunicazione tra Cielo e Terra, teofania? In definitiva, è ancora praticabile oggi un'arte autenticamente sacra?

Sarà sempre possibile nella misura in cui esisteranno uomini che hanno il senso del sacro e questi uomini ci sono. Forse ce ne sono di meno, forse l'arte sacra è meno onorata di anni fa, ma non necessariamente. Io sono sempre ottimista. Aldilà delle mode passeggere esiste sempre la possibilità di incontrare opere che hanno vivo il senso del sacro e dell'incontro tra Cielo e Terra. Nei più grandi artisti del '900 si riscontra continuamente questa tensione religiosa, questa ierofania, questa teofania. Pensiamo a Pasolini o a Luzi, nel campo della poesia. L'arte sacra implica che vi siano artisti col senso del sacro e anche osservatori col senso del sacro: a volte infatti chi osserva non sa vedere il sacro manifestato dall'opera. Qualcuno diceva che c'era più sacralità in una mela di Van Gogh che in tante opere devote contemporanee. Il messaggio dell'arte è il risultato dell'interazione tra chi la fa e chi la legge: se non c'è un occhio allenato a cogliere nell'arte contemporanea il problema di Dio il sacro in molte opere passerà inosservato. D'altra parte i grandi artisti, se sono tali, si confrontano sempre, prima o poi, con il tema di Dio e del sacro.


Yunus 'Abd al-Nur Distefano

18 marzo 2009