«Lo scontro di civiltà non è tra Islam e Cristianesimo»

Intervista a Emanuele Severino


La rivista dell’Islam italiano è lieta di poter aprire il confronto con la filosofia contemporanea insieme al prof. Emanuele Severino, uno dei massimi filosofi italiani attuali, intervistato da Islamicità in occasione di un ciclo di incontri sul tema della libertà, recentemente svoltosi alla fondazione Centro Studi Campostrini di Verona.

Grandi questioni come il dialogo fra i popoli, Oriente e Occidente, Islam e Cristianesimo, possono essere realmente comprese secondo Severino solo se lette e interpretate attraverso categorie filosofiche. Un tipo di approccio che certamente colpisce per la volontà di ricercare, ancora oggi, un senso unitario del mondo, dell’uomo e del suo destino: in un’epoca dove il sapere prevalente sembra essere quello analitico che tende a vedere ogni ambito scisso da una visione d’insieme e dal suo fine ultimo, crediamo infatti che sia proprio il coraggio di credere in un principio comune ciò che più accomuna i religiosi e i filosofi. Essi, su questa base, hanno la possibilità di collaborare per la promozione di un dialogo proficuo e pacifico tra le genti volto alla ricerca di una comune verità e di una responsabilità che è sempre condivisa.



Esistono delle categorie di pensiero che si sono sviluppate diversamente rispetto a quelle della tradizione filosofica occidentale, ad esempio in Oriente? Quanto questo influisce oggi su alcune difficoltà di comprensione nel dialogo che il Cristianesimo cattolico e il mondo laico ha con l’Islam?

C’è un significato di fondo, il più ampio e onnicomprensivo, che unifica direi addirittura l’intera storia del mortale, da Adamo a oggi: il senso che viene conferito all’esser cosa delle cose. Le cose di questo mondo vengono da sempre intese come un “diventar altro”, e da qui l’importanza delle teogonie, ovvero il caos che diventa mondo, e del peccato originale, inteso come uomo che vuol diventare Dio, una delle forme più emergenti del “diventar altro”.

Ma esistono esempi anche nelle mitologie orientali, dove all’origine del mondo c’è lo squartamento di un dio, che è la condizione per la quale un mondo può esistere. Anche in questo caso vediamo come il mondo sia sempre il risultato di un “diventar altro”: la divinità integra si trasforma in pezzi del mondo consentendo dunque al mondo di vivere. Ora, se si tiene presente che i significati guidano alle azioni, allora questo supersignificato di ogni cosa come “diventar altro” da se rappresenta la vera unità di pensiero presente nell’intera storia del mortale.


Ci spieghi in che senso tutto ciò può avere un’influenza concreta con la possibilità di un dialogo tra culture e religioni.

Questo, che sembra il significato più ovvio, ovvero che le cose divengano altro da se, è in realtà anche la follia estrema. E non è per nulla rallegrante dal punto di vista di una possibilità di una comunicazione fra i popoli. Tutte le cose che facciamo si basano infatti su questo: siamo convinti che il lume che accendiamo sia una cosa, che la donna che amiamo sia una cosa, che il Dio che veneriamo sia una cosa... Di conseguenza questo tratto comune non è condizione di speranza salvifica, ma è ciò per cui ogni composizione tra i popoli è destinata a fallire perchè si fonda sulla matrice stessa della violenza. Allora rovescerei il detto di Eraclito per cui la guerra è madre di tutte le cose: in realtà è la cosa madre di tutte le guerre. E ora la tecnica moderna sta rendendo sempre più rigoroso questo modo di pensare, facendo “diventar altro” tutto quello che si ha a disposizione.

Per quanto riguarda Islam e Cristianesimo l’affinità diventa ancora maggiore perchè sia l’Islam che il Cristianesimo si radicano nel pensiero filosofico greco. Avicenna è il grande ispiratore di Tommaso e tutti e due intendono far vedere come il messaggio salvifico, Corano in un caso e Vangelo nell’altro, abbiano alla propria base la verità della ragione che per loro è il pensiero filosofico greco. Tuttavia è proprio il pensiero filosofico greco a pensare che l’altro che la cosa diviene è, da ultimo, il nulla stesso. La cosa va a finire nel nulla e la cosa di per se è un provenire dal nulla. Questo è essenziale sia per il creazionismo cristiano-ebraico sia per il creazionismo islamico. Questo senso radicale del diventar altro fa sì che la cosa non solo sia madre di tutte le guerre, ma che il senso greco della cosa sia il padre di tutte le guerre. Non c’è da rallegrarsi in questo senso che vi siano dei tratti comuni tra Islam e Cristianesimo e Ebraismo (e anche Mosè Maimonide fa un’operazione analoga a quella di Avicenna e S. Tommaso, volendo far vedere l’omogenenità fra i testi sacri dell’Antico Testamento e la ragione greca).

La gran questione è allora che oggi ci si illude di voler combattere la violenza, l’omicidio, l’orrore, l’odio, rimanendo all’interno della matrice della violenza, dell’orrore, dell’odio che è il senso che il mortale ha della cosa. Si dovrebbe allora mettere in discussione questo senso, pena il fallimento di tutte le paci e tutti gli accordi, destinati a rimanere tutti compromessi provvisori, dove si cerca di combattere la pace con la morte. E il fatto ormai riguarda non solo noi abitatori dell’Occidente, ma ormai l’intero pianeta, perchè questo modo di pensare sta invadendo anche l’Oriente, e ormai si interpretano i testi orientali con le stesse categorie greche.


A questo proposito, sembra tuttavia che oggi, alle naturali differenze che esistono tra Cristianesimo e Islam, si sovrappongano una serie di contrapposizioni fra cui razionalità/irrazionalità, immanenza/trascendenza di Dio, amore/fanatismo, libertà/oppressione, democrazia/totalitarismo, Occidente/Oriente. Come prevenire allora lo scontro di civiltà?

È un grosso equivoco, lo scontro di civiltà. La sostanza dell’Islam è la stessa del Cristianesimo, tuttavia il Cristianesimo ha fatto i conti con la cultura moderna, cosa che l’Islam non ha fatto. Non ha fatto i conti con il rinascimento, con la filosofia moderna, non si è fatto discutere. Ciò non toglie che l’Islam stia dalla stessa parte della barricata del Cristianesimo. Lo scontro di civiltà allora non è tra Islam e Cristianesimo – che per quanto riguarda la sottomissione a Dio possono intendersi – ma tra il mondo religioso che stringe alleanza con Dio e la distruzione di questo mondo che è portata avanti dalla cultura degli ultimi due secoli. Insomma tra il passato e il presente. E l’anima del passato quanto del presente è il pensiero filosofico.

L’Islam non ha un clero né la gerarchia di un’unica istituzione ecclesiale, a differenza della religione maggioritaria in Italia, avendo un modello di rappresentanza diverso, basato sulla funzione dei sapienti. Quale futuro vede per l’integrazione dell’Islam in Italia e in Europa?

Sul Corriere ho scritto che la progressiva islamizzazione dell’Europa e dell’Occidente è drammatica, ma è anche drammatica la situazione delle religioni, perchè Ebraismo, Cristianesimo e Islam sono costretti a fare i conti con la tecnica. Ne parlerò all’ultimo incontro di Verona. Lo scontro è destinato a risolversi a favore della tecnica; ma la tecnica è qualcosa di molto complesso dove daccapo centra il pensiero filosofico.

 

Yahya 'Abd al-Ahad Zanolo

24 febbraio 2009