Magdi Allam, la “libertà di scelta” e i “diritti fondamentali” dei religiosi

 

La recente conversione al Cristianesimo del vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam ha fornito all’Islam italiano e internazionale un’importante occasione per affrontare nuovamente alcune questioni essenziali inerenti al dialogo islamo-cristiano.
Ciò che, infatti, più ha scatenato il dibattito, non è stata tanto la conversione in sè, quanto piuttosto il grande risalto dato all’evento, svoltosi in mondovisione la sera del sabato santo del 22 marzo 2008 in San Pietro e ufficiato dallo stesso Benedetto XVI.

«Rispetto per la scelta religiosa – ha affermato Yahya Pallavicini, vice presidente della Co.Re.Is. (Comunità religiosa islamica), e unico firmatario italiano della lettera “Una parola comune fra noi e voi” indirizzata da 138 sapienti musulmani a tutte le autorità cristiane nel mondo – Tuttavia esprimo stupore per il momento e il luogo scelto di così grande valore simbolico. Sarebbe stato opportuno non confondere i vari piani, quello religioso e quello socio-politico, per tutelare sia la conversione di Magdi Allam, sia l’universalità del Cristianesimo, sia la celebrazione della Pasqua».
Con Allam, infatti, sono state battezzate altre sei persone, tra cui una ragazza cinese e un ragazzo africano. Ma per Pallavicini non c’era bisogno di battezzare Allam per dimostrare l’universalità del messaggio cristiano, «che sono disposto a sostenere e a proteggere – ha spiegato l’imam della moschea al-Wahid di Milano – È stato un segnale di inopportunità e scarsa sensibilità in un momento delicato dei rapporti interreligiosi».
A innescare infatti subito dopo quello che sarebbe diventato presto un difficile “incidente diplomatico” è stata la lettera che Magdi Cristiano Allam ha pubblicato la domenica di Pasqua sul Corriere, nella quale si motivava l’adesione al Cristianesimo come una fuga «da un Islam intrinsecamente violento».

Affermazioni che hanno immediatamente suscitato forti polemiche all’interno della comunità islamica internazionale, che da più parti ha inviato messaggi di sostegno, giunti anche dall’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), alla netta presa di posizione del vice presidente della Co.Re.Is. italiana: «Affermare ciò corrisponde a un falso storico non conforme alla dignità intellettuale del vicedirettore del Corriere della Sera», ha spiegato  Pallavicini al Tg2, chiedendosi inoltre «quali siano i consiglieri del Papa per giustificare una simile rappresentazione di superiorità del Cristianesimo rispetto all’Islam, così stigmatizzato violento e aggressivo».

L’ex ambasciatore ed editorialista del Corriere Sergio Romano ha dichiarato il 24 marzo su La7 che con il battesimo di Allam «il papa ha agito consapevolmente e deliberatamente», sapendo che dal mondo islamico «sarebbe stata presa come una provocazione, similmente a come è stato con la preghiera per la conversione degli ebrei». Un atteggiamento, ha aggiunto Romano, che rende «più difficile allo Stato laico garantire la felice convivenza di diverse confessione religiose». Lo scrittore ed ex parlamentare Massimo Teodori ha affermato invece a Radio Radicale che «motivo della conversione di Allam non sembra essere l’incontro con il Cristo, ma con l’identità del cattolicesimo attuale inteso come baluardo contro il declino dell’Occidente e l’attacco dell’Islam», considerazione evidenziata lo scorso sabato 28 marzo anche dal vice direttore de “Il Giornale”, Michele Brambilla: «Non si passa da una fede all’altra per motivazioni culturali o sociali o politiche: si passa a un’altra religione per il solo motivo che la si ritiene vera. In poche parole: si diventa cristiani non perché si crede che l’Occidente sia meglio del mondo islamico, ma perché si crede che Cristo sia risorto».
Il timore diffuso appare dunque quello di un possibile acuirsi del cosiddetto scontro di civiltà – o meglio “di ideologie” – e di una frattura nel dialogo islamo-cristiano che proprio in queste ultime settimane aveva goduto di un momento favorevole, in seguito all’incontro di cinque delegati dei 138 in Vaticano e la conseguente costituzione ufficiale di un Forum cristiano-islamico.

La risposta iniziale delle gerarchie cattoliche ha ribadito che «il Papa sceglie senza fare differenze. A chi bussa, la porta della Chiesa è sempre aperta – ha affermato il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso - La libertà di coscienza è un diritto fondamentale». Anche il docente che è a capo del gruppo di professori all’interno della Consulta per l’Islam italiano, Carlo Cardia, in un editoriale su Avvenire del 26 marzo, dava pieno sostegno alla libera scelta di Magdi Cristiano Allam.

In realtà, temiamo che la questione non risieda tanto nella possibilità o meno di attuare una “libera scelta” in campo religioso. Ci preoccupa piuttosto maggiormente quello che sembra esser un violento attacco alla sacralità dell’Islam e alla comunità islamica nel suo insieme. Negli stessi giorni in cui Magdi Cristiano Allam giustificava la sua conversione al Cristianesimo sulla base di un’interpretazione dell’Islam caratterizzato in toto come fondamentalista e violento, veniva pubblicato in internet un film del parlamentare olandese Geert Wilders contro l’Islam e il suo testo sacro, il Corano.
Questi attacchi, al di là della falsità di tali interpretazioni, nascondono in realtà un aspetto ancora più grave, come emerge da queste parole di Magdi Allam sul Corriere del 29 marzo: «Quando si perseguono questioni che attengono ai dettami della fede la moderazione viene meno», dunque «il dialogo è possibile solo con quei musulmani che accettano di assumere incondizionatamente, a prescindere da ciò che dice o non dice il Corano», «una chiara e ferma posizione sulle questioni concrete», in merito ai «diritti fondamentali dell’uomo».
Affermazioni molto simili sono state più volte ripetute proprio dallo stesso olandese Geert Wilders, che ha spiegato di dare il benvenuto in Olanda soltanto a quei i musulmani che siano «disposti a rinunciare alla propria religione».

Ci sembra così che, oltre a diffondere e spacciare per verità assoluta solo l’interpretazione integralista della dottrina – creata proprio da quei fondamentalisti che si vorrebbero combattere – il rischio sia quello di negare ogni dignità di religione all’Islam e di religiosi ai musulmani. Identificando infatti l’Islam con la sua degenerazione letteralista e violenta, il risultato è quello di escluderlo dal cerchio delle religioni ortodosse ispirate nel nome di Dio ai principi di pace e fratellanza, giungendo così all’eventualità assurda di invitare tutti i musulmani a una conversione di massa a una forma laicista di Islam de-islamizzato e de-sacralizzato, simile del tutto a una “religione civile” dove di Dio non è rimasta più traccia alcuna.

Traendo le logiche conseguenze di ciò, non vi è da stupirsi se Magdi Cristiano Allam ha accusato di non essere dei musulmani moderati proprio i 138 sapienti islamici, nonostante sia iniziato da poco grazie ad essi un nuovo importante ciclo del dialogo islamo-cristiano. «Non è accettabile che Magdi Allam accusi me, i 138 e il mondo islamico di non essere qualificati nella virtù della moderazione, che è una base fondamentale dell’islam e di ogni religione», è stata la risposta di Pallavicini, augurandosi che Allam «non pensi che il Cristianesimo abbia l’esclusiva della devozione e della moderazione. Non vorrei che, sconsolato per la decadenza del mondo islamico e la strumentalizzazione dell’Islam ad opera dei fondamentalisti, Magdi avesse confuso l’Occidente con il Cristianesimo e l’Islam con il fondamentalismo. Da musulmano europeo e nato in Europa, credo che si possa amare il mondo cristiano pur rimanendo pienamente musulmani e coerenti con il messaggio del Profeta Muhammad: non vi sarebbe alcun bisogno di rinnegare la propria fede e le proprie origini per una maggiore devozione a Gesù ed a Maria, che già è molto profonda anche per l’Islam». (vedi anche l’articolo “Incontro con l’Imam buono che odia i fanatici”)

Ci chiediamo a questo punto dove sia la «libertà religiosa» tanto giustamente invocata da Allam e dalla Santa Sede se, per essere accettati nella comunità occidentale, i musulmani devono abbandonare la propria (e tale era stata una proposta concreta dell’editorialista del Corriere, Ernesto Galli Della Loggia, che nell’agosto 2006 proponeva una «abiura della Umma» per i musulmani che volessero avere la cittadinanza italiana).
Riferendoci a quanto afferma lo stesso Corano nella sura 109, «a noi la nostra religione, a voi la vostra», preferiamo invece cogliere seriamente questo invito alla «libertà religiosa», ed essere di conseguenza «rispettosi dei diritti fondamentali e della sacralità della vita» non «a prescindere dal Corano», ma proprio mettendolo in pratica, e cercando di vivere anche nel terzo millennio, con intelligenza e moderazione, quei principi di rispetto per la sacralità di tutto il creato e le altre fedi che da più di 14 secoli, per tutti i musulmani, acquistano senso solo se veramente vissuti nel costante richiamo alla sottomissione e al timore di Dio. «In verità coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono nel Dio Unico e nell’Ultimo Giorno e compiono il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore» (Corano 2, 62).

«Pur nella legittima conversione di Allam si vede il rischio di un esclusivismo apologetico e totalitario – ha affermato Pallavicini a SkyTg24 – Negando la base spirituale dell’Islam si afferma che la sola religione dell’amore è il Cristianesimo, criminalizzando l’Islam come se fosse invece la religione del dio minore della guerra».
In risposta a ciò Magdi Cristiano Allam, riferendosi durante la trasmissione “Otto e mezzo” a Yahya Pallavicini come «unico rappresentante in Italia dei 138 che hanno intavolato il dialogo con la Santa Sede», e dichiarando inoltre sul Corriere del 27 marzo che «Yahya punta a diventare il referente dei musulmani d’Italia», si definisce «profondamente stupito» delle critiche che gli sono state rivolte, accusandolo di ingerenza in questioni che riguardano solamente l’autorità papale.

Una situazione di tensione e crisi diplomatica che si è finalmente conclusa con la presa di distanza dalle affermazioni di Allam da parte del portavoce del Vaticano mons. Lombardi: «Egli ha diritto di esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventare in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del papa o della Santa Sede».
«Siamo molto soddisfatti della risposta – ha affermato il vice presidente della Comunità religiosa islamica italiana – L’impressione è che nulla sia stato macchiato, e come dice lo stesso padre Lombardi, non ci siano malintesi che possano oscurare anche da parte nostra la stessa priorità, quella di una dialogo aperto, profondo e rispettoso. Ora si tratta di chiudere quell’episodio e andare avanti - prosegue, in merito al dialogo già avviato con il Vaticano - La posizione di padre Lombardi è di grande disponibilità e serietà nel ribadire non solo l’intenzione del dialogo, ma anche in quella di approfondire i vari punti che meritano, come dice, il confronto e la convergenza».

Vogliamo augurarci in definitiva che si sia trattato soltanto di un incedente di percorso, dopo il quale si possa riprendere a pieno regime gli importanti lavori da poco iniziati in vista del primo incontro del forum previsto per novembre.

 

Yahya Abd al-Ahad Zanolo

 

Pubblichiamo di seguito una lettera di risposta all’editoriale di Magdi Allam (Corriere del 29.3.08) da parte del presidente della Co.Re.Is. Italiana, lo Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, pubblicata sul quotidiano Libero il 4 aprile 2008 a p. 11 con il titolo “Ecco perchè mi sono convertito all’Islam”.

 

Caro Magdi!

Nella nostra comunanza di uomini convertiti dalla loro religione d'origine, mi permetto di rispondere alla Sua ultima lettera al Direttore che, non accomunandosi a una delle nostre fedi, potrebbe fungere da giudice imparziale fra noi due.
Naturalmente, ciò che ci distingue è il fatto che, mentre Lei si è convertito dall'Islam al Cristianesimo, io invece mi sono convertito, e non da oggi, dal Cristianesimo all'Islam in tempi al di sopra di ogni sospetto.
La vera differenza, però, sta nel fatto che, mentre, a Suo dire, la Sua conversione si basa sul convincimento che l'Islam è una fede negativa, io sono invece convinto che il Cristianesimo, al pari dell'Ebraismo, sia una rivelazione salvifica provvidenzialmente trasmessaci dall'Unico Dio di Abramo.
“Perchè allora convertirsi dal Cristianesimo all'Islam?”, Lei avrebbe il diritto di chiedermi. Non mi soffermerò sull'argomento della successione temporale delle rivelazioni abramico-monoteistiche, cosa che permetterebbe, a chi aderisce a una fede posteriore, di non rinnegare i dogmi contenuti in quella d'origine, ma mi limiterò a citare l'assioma “le vie del Signore sono infinite” quante sono le creature che ne accettano l'Onnipotenza.
Del resto, mi sembra di capire che non sono certo le argomentazioni teologiche ad aver motivato la Sua conversione, ma solo l'attaccamento a quei “principi inalienabili e inviolabili”, elencati nel Suo scritto, che sarebbero comuni a un Cristianesimo che Lei vorrebbe “laico”, come “laico” era l'Islam dal quale Lei proviene.
La Sua accettazione di quelli che Lei chiama “i sacramenti di iniziazione al Cristianesimo” ci fa presagire che si prospetti in futuro la possibilità di una “storica”, “scientifica”, “etica”, “libera”, “ragionevole”, “umanitaria”, “orgogliosa”, “laica”, ordinazione sacerdotale!
E' Dio, è il Sacro a non trovare spazio nelle Sue pagine, e i musulmani che Lei presumeva fossero moderati non sono tali, come Lei forse avrebbe voluto, perché hanno rinnegato l'integrità della loro fede e la conseguente pratica rituale, ma proprio perché sanno conciliare la propria appartenenza confessionale con quella dei loro fratelli di fedi diverse, siano questi veramente sacerdoti o  veramente laici, e anche con coloro che non ne abbiano alcuna.
Ciò corrisponde a quanto viene espresso nel Sacro Corano dalle parole: “Non vi è coercizione nella religione”. Mentre, se Lei ritiene che qualcosa possa essere affermato “a prescindere da ciò che dice o non dice il Corano”, non dovremmo forse temere che “le cose che Lei ha sempre detto da lunghi anni” e che non sono mutate con la Sua conversione, potrebbero presto, se non  “dettare la linea al Papa”, giungere a difendere i Suoi “principi inalienabili e inviolabili” anche contro ciò che affermano la Torah e gli stessi Vangeli?

Shaykh 'Abd al Wahid Pallavicini
Presidente CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) ITALIANA
coreis@coreis.it
www.coreis.it

 

04 aprile 2008