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Magdi Allam, la “libertà di scelta” e i “diritti fondamentali” dei religiosi
La recente conversione al Cristianesimo del vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam ha fornito all’Islam italiano e internazionale un’importante occasione per affrontare nuovamente alcune questioni essenziali inerenti al dialogo islamo-cristiano. «Rispetto per la scelta religiosa – ha affermato Yahya Pallavicini, vice presidente della Co.Re.Is. (Comunità religiosa islamica), e unico firmatario italiano della lettera “Una parola comune fra noi e voi” indirizzata da 138 sapienti musulmani a tutte le autorità cristiane nel mondo – Tuttavia esprimo stupore per il momento e il luogo scelto di così grande valore simbolico. Sarebbe stato opportuno non confondere i vari piani, quello religioso e quello socio-politico, per tutelare sia la conversione di Magdi Allam, sia l’universalità del Cristianesimo, sia la celebrazione della Pasqua». Affermazioni che hanno immediatamente suscitato forti polemiche all’interno della comunità islamica internazionale, che da più parti ha inviato messaggi di sostegno, giunti anche dall’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), alla netta presa di posizione del vice presidente della Co.Re.Is. italiana: «Affermare ciò corrisponde a un falso storico non conforme alla dignità intellettuale del vicedirettore del Corriere della Sera», ha spiegato Pallavicini al Tg2, chiedendosi inoltre «quali siano i consiglieri del Papa per giustificare una simile rappresentazione di superiorità del Cristianesimo rispetto all’Islam, così stigmatizzato violento e aggressivo». L’ex ambasciatore ed editorialista del Corriere Sergio Romano ha dichiarato il 24 marzo su La7 che con il battesimo di Allam «il papa ha agito consapevolmente e deliberatamente», sapendo che dal mondo islamico «sarebbe stata presa come una provocazione, similmente a come è stato con la preghiera per la conversione degli ebrei». Un atteggiamento, ha aggiunto Romano, che rende «più difficile allo Stato laico garantire la felice convivenza di diverse confessione religiose». Lo scrittore ed ex parlamentare Massimo Teodori ha affermato invece a Radio Radicale che «motivo della conversione di Allam non sembra essere l’incontro con il Cristo, ma con l’identità del cattolicesimo attuale inteso come baluardo contro il declino dell’Occidente e l’attacco dell’Islam», considerazione evidenziata lo scorso sabato 28 marzo anche dal vice direttore de “Il Giornale”, Michele Brambilla: «Non si passa da una fede all’altra per motivazioni culturali o sociali o politiche: si passa a un’altra religione per il solo motivo che la si ritiene vera. In poche parole: si diventa cristiani non perché si crede che l’Occidente sia meglio del mondo islamico, ma perché si crede che Cristo sia risorto». La risposta iniziale delle gerarchie cattoliche ha ribadito che «il Papa sceglie senza fare differenze. A chi bussa, la porta della Chiesa è sempre aperta – ha affermato il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso - La libertà di coscienza è un diritto fondamentale». Anche il docente che è a capo del gruppo di professori all’interno della Consulta per l’Islam italiano, Carlo Cardia, in un editoriale su Avvenire del 26 marzo, dava pieno sostegno alla libera scelta di Magdi Cristiano Allam. In realtà, temiamo che la questione non risieda tanto nella possibilità o meno di attuare una “libera scelta” in campo religioso. Ci preoccupa piuttosto maggiormente quello che sembra esser un violento attacco alla sacralità dell’Islam e alla comunità islamica nel suo insieme. Negli stessi giorni in cui Magdi Cristiano Allam giustificava la sua conversione al Cristianesimo sulla base di un’interpretazione dell’Islam caratterizzato in toto come fondamentalista e violento, veniva pubblicato in internet un film del parlamentare olandese Geert Wilders contro l’Islam e il suo testo sacro, il Corano. Ci sembra così che, oltre a diffondere e spacciare per verità assoluta solo l’interpretazione integralista della dottrina – creata proprio da quei fondamentalisti che si vorrebbero combattere – il rischio sia quello di negare ogni dignità di religione all’Islam e di religiosi ai musulmani. Identificando infatti l’Islam con la sua degenerazione letteralista e violenta, il risultato è quello di escluderlo dal cerchio delle religioni ortodosse ispirate nel nome di Dio ai principi di pace e fratellanza, giungendo così all’eventualità assurda di invitare tutti i musulmani a una conversione di massa a una forma laicista di Islam de-islamizzato e de-sacralizzato, simile del tutto a una “religione civile” dove di Dio non è rimasta più traccia alcuna. Traendo le logiche conseguenze di ciò, non vi è da stupirsi se Magdi Cristiano Allam ha accusato di non essere dei musulmani moderati proprio i 138 sapienti islamici, nonostante sia iniziato da poco grazie ad essi un nuovo importante ciclo del dialogo islamo-cristiano. «Non è accettabile che Magdi Allam accusi me, i 138 e il mondo islamico di non essere qualificati nella virtù della moderazione, che è una base fondamentale dell’islam e di ogni religione», è stata la risposta di Pallavicini, augurandosi che Allam «non pensi che il Cristianesimo abbia l’esclusiva della devozione e della moderazione. Non vorrei che, sconsolato per la decadenza del mondo islamico e la strumentalizzazione dell’Islam ad opera dei fondamentalisti, Magdi avesse confuso l’Occidente con il Cristianesimo e l’Islam con il fondamentalismo. Da musulmano europeo e nato in Europa, credo che si possa amare il mondo cristiano pur rimanendo pienamente musulmani e coerenti con il messaggio del Profeta Muhammad: non vi sarebbe alcun bisogno di rinnegare la propria fede e le proprie origini per una maggiore devozione a Gesù ed a Maria, che già è molto profonda anche per l’Islam». (vedi anche l’articolo “Incontro con l’Imam buono che odia i fanatici”) Ci chiediamo a questo punto dove sia la «libertà religiosa» tanto giustamente invocata da Allam e dalla Santa Sede se, per essere accettati nella comunità occidentale, i musulmani devono abbandonare la propria (e tale era stata una proposta concreta dell’editorialista del Corriere, Ernesto Galli Della Loggia, che nell’agosto 2006 proponeva una «abiura della Umma» per i musulmani che volessero avere la cittadinanza italiana). «Pur nella legittima conversione di Allam si vede il rischio di un esclusivismo apologetico e totalitario – ha affermato Pallavicini a SkyTg24 – Negando la base spirituale dell’Islam si afferma che la sola religione dell’amore è il Cristianesimo, criminalizzando l’Islam come se fosse invece la religione del dio minore della guerra». Una situazione di tensione e crisi diplomatica che si è finalmente conclusa con la presa di distanza dalle affermazioni di Allam da parte del portavoce del Vaticano mons. Lombardi: «Egli ha diritto di esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventare in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del papa o della Santa Sede». Vogliamo augurarci in definitiva che si sia trattato soltanto di un incedente di percorso, dopo il quale si possa riprendere a pieno regime gli importanti lavori da poco iniziati in vista del primo incontro del forum previsto per novembre.
Yahya Abd al-Ahad Zanolo
Pubblichiamo di seguito una lettera di risposta all’editoriale di Magdi Allam (Corriere del 29.3.08) da parte del presidente della Co.Re.Is. Italiana, lo Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, pubblicata sul quotidiano Libero il 4 aprile 2008 a p. 11 con il titolo “Ecco perchè mi sono convertito all’Islam”.
Caro Magdi! Nella nostra comunanza di uomini convertiti dalla loro religione d'origine, mi permetto di rispondere alla Sua ultima lettera al Direttore che, non accomunandosi a una delle nostre fedi, potrebbe fungere da giudice imparziale fra noi due. Shaykh 'Abd al Wahid Pallavicini
04 aprile 2008 |