L’impegno delle religioni per i diritti civili e la libertà
La terza edizione del Filmfestival Popoli e Religioni, tenutasi a Terni dal 4 all’11 novembre di quest’anno, ho ospitato una significativa occasione di incontro interreligioso con la tavola rotonda “L’impegno delle religioni per i diritti civili e la libertà”.
Islamicità pubblica qui l’intervento di Daniele Mariani, responsabile del Progetto Cultura dell’ISTESS (Istituto Studi Teologici e Storico Sociali), che offre ai nostri lettori una breve sintesi del dibattito avvenuto a Terni e alcuni interessanti spunti di riflessione.
Con la terza edizione del Filmfestival Popoli e Religioni tenutasi a Terni dal 4 all’11 novembre di quest’anno, si è rinnovata la tradizione sensibile dell’ISTESS (Istituto Studi Teologici e Storico Sociali) e della Diocesi di Terni, Narni e Amelia nei confronti del dialogo interreligioso.
La scorsa edizione del festival aveva avuto il suo momento di confronto interreligioso nella tavola rotonda su “Lo Spirito di Assisi”, cui parteciparono il rabbino emerito prof. Giuseppe Laras, Don Riccardo Mensuali della comunità di Sant’Egidio ed il presidente della CO.RE.IS. Italiana Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini.
La tavola rotonda di quest’anno su “L’impegno delle religioni per i diritti civili e la libertà” prendeva spunto dai tragici fatti accaduti e che continuano ad accadere in Birmania, dove i monaci buddhisti ed il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kiy lottano a fianco della popolazione birmana nella cosiddetta Saffron Revolution.
Questo esempio è una coraggiosa testimonianza del prezioso ruolo che le religioni possono svolgere per il raggiungimento della libertà e dei diritti civili. Ancora una volta sono intervenuti luminari oltre che uomini illuminati per discutere di questo importante tema; l’incontro stesso è stato di per sé un evento di dialogo tra i credenti, simbolicamente rappresentati da quanti si fanno portavoce delle singole espressioni religiose, ed al tempo stesso è stato un momento di riflessione e approfondimento sul ruolo svolto da esse nei diversi contesti.
Il Rabbino Giuseppe Laras del Tribunale Rabbinico di Milano e del Nord Italia, professore di Filosofia Medievale, scrittore, convegnista di fama internazionale, ha portato la preziosa testimonianza dell’impegno primo che la religione ebraica trasmette: il diritto alla vita. Dio, nei dieci comandamenti, ha detto “non uccidere”. La parola di Dio e il Suo comando, quindi, è garante della sacralità della vita proprio attraverso il divieto della violenza intima nella natura dell’uomo e l’uomo senza la parola di Dio potrebbe divenire una forza di distruzione e di morte.
La prof.ssa Antonietta Potente, scrittrice e teologa domenicana dell’Università di La Paz, ha messo in luce in modo penetrante e problematico il rischio dell’imborghesimento e del ripiegamento su se stesse cui vanno incontro le grandi tradizioni religiose. Si è soffermata in particolare su una lucida analisi della odierna esperienza della Chiesa Cattolica (soprattutto in Occidente) per sottolinearne un certo immobilismo di fronte alle grandi sfide e ai grandi bisogni del nostro tempo.
La sua critica si è spinta a denunciare un atteggiamento non ancora superato di trionfalismo da cui non sono esenti le tre grandi religioni che, a volte, “considerano Dio Stesso come una proprietà di cui arrogarsi il diritto esclusivo”.
Il suo intervento si è concluso con la speranza in un atteggiamento votato alla conoscenza e alla ricerca per un credo che possa sempre più andare incontro alle genti dei nostri tempi.
Il vice presidente della CO.RE.IS., scrittore, consigliere del Ministro dell’Interno nella Consulta per l’Islam Italiano, l’Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, ha apportato un contributo importante alla tavola rotonda. Prendendo spunto da una sua recente esperienza di volo, ha svolto la sua riflessione incentrandosi sul tema del rapporto “cielo-terra”. Guardando la terra dall’alto del cielo si vedono le alte vette, che dalla terra sono rese invisibili dallo strato delle nuvole, ma è anche vero che guardando il cielo dalla terra si vedono le radici e le basi terrestri che dall’alto sono invisibili. La similitudine dell’uomo che guarda il cielo dalla terra con i piedi ben ancorati al suolo, “non con la testa fra le nuvole [...] ma desideroso di esplorare ciò che sta oltre” esprime perciò l’anelito di ogni uomo verso l’Assoluto, come il rivolgere lo sguardo dall’alto del cielo verso la terra esprime l’esigenza di vivere nella storia questo desiderio e rapporto con la trascendenza. Questo è il compito della religione- ha concluso l’Imam- difendere e realizzare il diritto alla trascendenza per ogni uomo di ogni luogo e di ogni tempo.
Il suo recente libro “Dentro la Moschea” esprime appunto questo movimento della vita interiore verso la testimonianza esterna e ritorno.
A conclusione dell’incontro il già vice-presidente dell’Unione Buddhista Europea Jean Paul Niel ha descritto la condizione materialistica di cui è preda l’uomo, cioè l’avidità, l’odio e l’illusione che sono le cause delle sofferenze, delle prevaricazioni ed ingiustizie che affliggono l’esistenza umana. Il superamento di questa schiavitù può essere fatto solo attraverso la cooperazione, il rispetto e l’abbandono dell’etica materialistica per vivere con un sincero “atteggiamento del cuore” il richiamo all’interiorità e alla contemplazione che sono i principi cardine degli insegnamenti del Buddha. Tutto ciò favorisce la libertà ed i diritti civili che ne conseguono.
A sottolineare l’importanza dell’incontro, presente col pubblico tutta la direzione artistica, organizzativa e culturale dell’ISTESS, i rappresentanti della Diocesi di Terni, Narni e Amelia; un incontro arricchito dalla presenza del famoso regista polacco Kristof Zanussi. Inoltre l’evento, come detto sopra, si è distinto per l’anteprima nazionale del libro“Dentro la Moschea”di Yahya Sergio Yahe Pallavicini, edito dalla BUR.
L’importante tavola rotonda tenutasi il giorno 8 di novembre ha spiegato non solo le differenze di approccio rispetto alla problematica della libertà e dei diritti civili delle diverse religioni, ma soprattutto ha esaltato il comune intento del dialogo fra i popoli e le religioni per un mondo libero. L’attuale contesto internazionale costituisce uno scenario preoccupante per i diffusi attentati alla libertà e alla pace. Gli attacchi alle varie fedi nel mondo da parte di regimi o associazioni terroristiche, i conflitti, le persecuzioni stanno sempre più recidendo quel legame che la parola stessa religio (dal latino “legame”), indica esserci tra Dio e la Sua creatura più amata: l’uomo. Inoltre il laicismo esasperato che avvolge tutto l’Occidente mette sempre più in discussione l’esistenza stessa di Dio, in nome di un consumismo privo di valori. In questo quadro le religioni sono chiamate ad una testimonianza di fede verso i propri fedeli. L’incontro su “L’impegno delle religioni per i diritti civili e la libertà” ha mostrato il legame insito tra ogni religione: il comune cammino affinché ogni uomo libero su questa Terra possa pregare Dio, in qualsiasi forma egli lo concepisca. Tutto questo può essere fatto attraverso un confronto chiaro e di rispetto con le altre religioni perché la parola di Dio è l’unica chiave per la nostra salvezza.
“Forse mai come prima nella storia dell’umanità è divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace... La preghiera è già in se stessa azione, ma ciò non ci esime dalle azioni al servizio della pace”. II cammino per la cultura della pace è ancora lungo, ma lottare per la pace è un dovere morale da cui non ci si può esimere in quanto figli dello stesso Dio, nello stesso creato: “Spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne ideologie. La pace attende i suoi artefici” (Karol Wojtyla).
Daniele Mariani
Responsabile Progetto Cultura ISTESS
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