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Incontro fra Oriente e Occidente a Venezia
La mattina di venerdì 23 novembre 2007, l’ambasciatore del Regno di Giordania principessa Wijdan al-Hashemi con la figlia Rajwa bint Ali, assieme ad Abdellah Ben Arafa, professore marocchino membro dell’Isesco, la più importante organizzazione internazionale islamica per l’educazione, la scienza e la cultura, appartenente all’Oci, la Conferenza islamica mondiale che riunisce 57 Stati, hanno visitato la mostra “Venezia e l’Islam”. Un vero intreccio di civiltà e tradizioni che rendeva ancor più vivo il ricordo degli scambi testimoniati dalle opere esposte, mentre gli stessi oggetti provenienti dall’Oriente, come un antico Corano ricopiato a mano presente da secoli in Occidente, venivano riconosciuti e nuovamente resi vivi dagli esponenti di due paesi come la Giordania e il Marocco, entrambi regnati da dinastie sharif, di diretta discendenza dalla famiglia del Profeta dell’Islam, Muhammad. Non capita spesso che il contenuto storico e il messaggio culturale di una mostra d’arte trovi una corrispondenza reale così vissuta di tale scambio di testimonianze fra civiltà. Proprio a Venezia gli ospiti dall’Oriente trovavano così un’occasione di mettere in atto quella che da anni portano avanti come attività di dialogo fra rive opposte del Mediterraneo attraverso l’intellettualità, l’arte e il valore dell’educazione, quest’ultima sottolineata in particolar modo dalla principessa come una qualità propria del ruolo della donna musulmana nel mondo. Un incontro che è giunto al suo culmine alcune ore più tardi nella prestigiosa cornice del salone napoleonico del museo Correr, in Piazza San Marco, in occasione del convegno internazionale “L’Occidente e l’Islam – Unità nella diversità fra arte e intellettualità”, organizzato dalla Co.Re.Is. (Comunità religiosa islamica) italiana in collaborazione con l’Isesco, e reso possibile grazie alla Fondazione di Venezia, realizzatrice della mostra assieme ai Musei Civici. Si trattava dell’ultimo di una lunga serie di convegni attuati nel periodo della mostra su diverse tematiche circa il possibile incontro fra l’Islam e l’Occidente nella letteratura, nell’economia, nell’arte, o il cinema, e con la presentazione di libri come il recente “Dizionario del Corano” di Ida Zilio Grandi, docente universitaria di arabo a Genova e a Venezia, la quale, assieme a molti altri colleghi islamisti di Venezia, ha partecipato a questo ultimo incontro “fra arte e intellettualità”. Autore anch’esso di un libro appena uscito nelle librerie era il moderatore della conferenza, l’imam della moschea di via Meda a Milano Yahya Pallavicini, membro della Consulta per l’Islam Italiano del Ministro dell’Interno: “Dentro la moschea”, edito da Bur-Rizzoli, che racchiude i sermoni e le testimonianze di 25 imam italiani, dunque musulmani d’Occidente, non poteva trovare una presentazione migliore che nelle testimonianze che sarebbero seguite, a cominciare proprio dalla riflessione del membro dell’Isesco Ben Arafa. Sempre nel segno di una medesima tensione alla conoscenza, dalla poesia è seguita una riflessione sulla necessità nella scienza moderna di tornare a quell’aspirazione verso un sapere unitario che sappia legare sinteticamente le varie branche specialistiche, perdendosi nelle quali l’uomo moderno sembra aver smarrito non solo la capacità di sintesi, ma anche di rispondere a quelle domande essenziali come la salvezza della propria anima o il senso ultimo della vita. Astrofisico, scopritore di una nuova galassia, direttore dell’Osservatorio astronomico di Lione e al contempo dell’Institute des Hautes Etudes Islamiques, il professor Abd al-Haqq Ismail Guiderdoni ha saputo così rendere viva al pubblico quella prospettiva propria di tutte le vere tradizioni e civiltà nella quale ricerca scientifica e spiritualità sono profondamente unite nella stessa tensione conoscitiva verso il Principio comune che è Dio. Quel Dio unico, al-Ilaha, “il Dio” o meglio “Iddio”, da cui la parola araba “Allah” – come nella conclusione dell’ultimo intervento, quello dello Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, presidente della Co.Re.Is. – quel Nome le cui lettere nella lingua sacra dell’Islam richiamano nella loro forma alle tre posizioni che il credente assume durante la salah, la preghiera canonica giornaliera obbligatoria per ogni musulmano, Orientale o Occidentale, sunnita o sciita, dal Marocco all’Indonesia o dalla Svezia al Sud Africa, come è la pratica di una religione – e una soltanto – per ogni uomo o donna di ogni epoca o civiltà, «che siano essi ebrei, cristiani o musulmani». Un ricordo di quel senso di unità veramente primordiale, così raro oggi, se non quasi del tutto scomparso, al quale l’intera serie di interventi, dalla poesia alla scienza, dall’arte alla religione, ha richiamato con forza, con unità nella diversità, fra arte e intellettualità. Un richiamo a un’unità «superiore alle contingenze», come superiore e al di là delle parole è stata l’ultima testimonianza del duetto di musulmani italiani alla chitarra e al violino, Aladdin Cocilovo e Abu Bakr Moretta, esibitisi in un concerto “fra musica e parole”, alternando brani dalla tradizione ebraica, estremo orientale e rinascimentale europea, a meditazioni su come la musica, per essere vera arte, debba anch’essa esprimere quella Scienza Sacra unitaria che attraverso regole precise, leggi e riti, offre all’uomo che abbia ancora oggi la costanza e il coraggio di percorrerla una scala che oltrepassi le «nubi» del mero sentimento e della sola razionalità verso quella pura intellettualità che, per i sapienti, coincide con la spiritualità e, se Dio vuole, conduce alla santità. L’intensità del suono prodotto da armonie «basate su leggi immutabili», come ha precisato il maestro di violino Moretta, ha richiamato alla possibilità di vivere in ogni istante del giorno, dal sorgere al calare del sole, quella stessa intensità data dalla vicinanza con il «Suono di Dio» – o, come direbbe un santo musulmano occidentale contemporaneo citato da molti dei relatori, con gli «stati superiori dell’essere» - vicinanza che, per i sufi, è racchiusa in ogni singolo «battito» e ogni singolo «respiro».
Yahya Abd al-Ahad Zanolo 5 dicembre 2007
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