Islamicità propone ai suoi lettori il testo inedito dell’assessore al Coordinamento delle Politiche per l’integrazione del Comune di Torino, Ilda Curti, come un esempio di sensibilità al pluralismo religioso, conoscenza sul campo delle problematiche inerenti lo sviluppo di un Islam italiano e lungimiranza politica.

Pluralismo religioso e politiche pubbliche: la realtà torinese


Il pluralismo religioso è uno degli aspetti più significativi e dalle conseguenze più imprevedibili del processo di trasformazione della società italiana”1


Il tema del pluralismo religioso e del rapporto tra dimensioni religiose diverse entra spesso nel discorso pubblico come una clava, utilizzata in modo esornativo per agitare gli spettri degli scontri di civiltà e della perdita di identità culturale; spesso il tema della laicità è declinato per eludere la domanda di riconoscimento di identità religiose plurime ormai presenti in modo evidente nelle nostre società locali.

Il tema, però, assume caratteri di attualità e contingenza quando si tratta di individuare, a livello locale, strumenti e percorsi che definiscano spazi di libertà e di mutuo-rispetto soprattutto alla luce della presenza di “nuovi cittadini” che diventano portatori – nella pratica della vita quotidiana – di sensibilità, esigenze e bisogni che mettono fortemente in discussione le modalità di organizzazione della vita pubblica (dagli orari dei negozi in periodo di digiuno rituale, alle modalità di occupazione di suolo pubblico in prossimità di alcune ricorrenze etc etc).2

Il riconoscimento del pluralismo religioso è uno degli elementi caratterizzanti di politiche pubbliche volte a sostenere e a accompagnare i processi di integrazione e di inclusione di una parte rilevante di abitanti di un territorio, siano essi cittadini italiani oppure no.

E’ nel governo concreto di un territorio che il tema del pluralismo religioso diventa uno degli elementi che dovrebbero orientare il decisore politico al di là delle sue convinzioni e della sua appartenenza identitaria, politica o religiosa. La laicità si impone, innanzitutto, a chi ha responsabilità di governo.

Affermare il tema della laicità delle istituzioni pubbliche significa attuare politiche ragionevoli di attuazione dei principi costituzionali, che riconoscono la libertà di culto all’interno di un quadro condiviso di principi fondamentali (in particolare gli artt.3 e 8 della Costituzione Italiana)3. La Costituzione della Repubblica Italiana ci offre il quadro dei principi fondanti del nostro essere comunità nazionale, cittadini capaci di coabitare e coesistere nel rispetto delle differenze e delle libertà.

In particolare è un tema che emerge in tutta la sua complessità per quanto riguarda la relazione con l’Islam, religione a cui si richiamano più di 25.000 abitanti di Torino (immigrati con o senza cittadinanza, di prima o seconda generazione, cittadini italiani autoctoni etc.) e che presenta caratteristiche non semplificabili e oltremodo complesse.

Torino ha da tempo avviato politiche e progettualità che riconoscono il pluralismo religioso come elemento di dialogo, mutuo riconoscimento, rispetto e relazione tra le diverse comunità religiose presenti in città.

  • Dal 2006 è attivo il Comitato Interfedi che, avviato in occasione delle Olimpiadi invernali, raccoglie i rappresentanti delle principali fedi presenti a livello locale ed è una sede significativa di confronto

  • Da oltre 10 anni nelle scuole pubbliche è riconosciuta la possibilità di avvalersi di regimi alimentari specifici per gli alunni di fedi diverse. Inoltre sono molte le opportunità offerte alle scuole sul tema dell’educazione interculturale.

  • Dalla metà degli anni ’90 esiste un macello pubblico che consente la macellazione rituale

  • Nelle carceri prima e negli ospedali adesso è riconosciuta la presenza di ministri di culto di altre religioni oltre a quella cattolica

  • Sono numerose le occasioni di dialogo interreligioso, iniziative comuni, momenti culturali legati alle particolari festività religiose, che coinvolgono le diverse fedi religiose ivi compresa quella cattolica maggioritaria.

  • Le minoranze religiose autoctone (in particolare la comunità ebraica, valdese e protestante e quella degli italiani di fede islamica) sono impegnate nel promuovere dialogo e iniziative comuni e in molti casi sono e sono state capaci di accompagnare processi di crescita di altre comunità religiose.

Questi elementi costituiscono un “capitale sociale” importante, che investe risorse intellettuali e disponibilità nel costruire una città aperta, tollerante e plurale.

Al di là di questo, è indispensabile e necessario affrontare il tema dei luoghi di culto in modo sistematico, legittimo sul piano formale e capace di riconoscere dignità e autorevolezza alle religioni presenti sul territorio.

Questo, tenendo fermo il principio della laicità dello Stato e delle Istituzioni pubbliche e del fatto che gli enti locali non “costruiscono” luoghi di culto con risorse pubbliche, ma devono promuovere ed accompagnare a farlo le comunità che lo desiderino.

  • L’arcipelago islamico

Numericamente il più consistente (più di 25.000 potenziali fedeli), differenziato per origine nazionale (a Torino è preponderante la presenza marocchina), sociale, di prima e seconda generazione, l’islam torinese è stato ampiamente analizzato e studiato4 e spesso è stato nell’occhio dei riflettori mediatici.

Definito “un islam dei praticanti ed una presenza plurale”; sono meno di 10 i centri islamici più frequentati e con attività pubbliche ed associative.

Si tratta di associazioni culturali che hanno stipulato contratti di affitto con proprietari privati in locali ad uso associativo che hanno spazi per pregare, in cui si svolge la preghiera del venerdì ed in cui vi sono sale usate per la scuola coranica, per l’insegnamento della lingua araba, per sportelli informativi, vendita di libri e oggetti religiosi.

Generalmente gli spazi sono insufficienti, non adatti ad ospitare un grande numero di persone, poco dignitosi per chi li frequenta per la promiscuità con altre attività limitrofe (bassi fabbricati in mezzo ai cortili, appartamenti, esercizi commerciali vuoti etc.).

In alcuni casi anche la loro vita interna risente di una certa improvvisazione sia dal punto di vista teologico sia da quello della conoscenza e del rispetto dell’ordinamento civile e associativo. In alcune di queste situazioni il rapporto con il potere e le Istituzioni è ambiguo, interessato e talvolta strumentale.


Esse vengono frequentate da un po’ più di un migliaio di persone (meno del 10% dei musulmani presenti a Torino) mentre per le due grandi feste religiose islamiche vedono radunarsi un numero superiore di fedeli.

Due di questi sono in affitto, hanno spazi adeguati (circa 1.000 mq l’uno) ed hanno investito risorse per la riqualificazione del luogo. La loro non problematica presenza sul territorio limitrofo e la capacità che hanno dimostrato nell’entrare in relazioni di “buon vicinato” li rende una presenza accettata e non conflittuale.

Esistono poi altri luoghi di preghiera che presentano caratteristiche più opache ma che d’altro canto non cercano relazioni con le Istituzioni.

Inoltre è forte la presenza della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana che è fortemente impegnata a promuovere da un lato la piena cittadinanza dell’Islam all’interno della società italiana, dall’altro a valorizzarne gli aspetti culturali, filosofici e teologici come elementi costitutivi di una società plurietnica e plurireligiosa.

A Torino, in particolare, la CO.RE.IS. è attiva nella relazione con le Amministrazioni Locali (non solo il Comune, ma anche Provincia, Regione e Prefettura) ed è coinvolta nello stabilire un sistema di alleanze e di cooperazione con alcune delle realtà islamiche immigrate.

La CO.RE.IS. ha promosso e organizzato recentemente una serie di iniziative sulla Carta dei Valori, sul dialogo interreligioso, sulla dimensione storico-culturale dell’Islam insieme alle Istituzioni, alla Comunità ebraica, all’U.M.I. etc.

Pur rappresentando una specificità, sia in termini culturali sia di provenienza dei suoi appartenenti, è sicuramente un interlocutore e una presenza legittimata all’interno del mondo islamico immigrato più inserito nella vita sociale e politica locale.

Nel 2007 il Centro Islamico della Pace di Torino promuove la costituzione dell’Associazione Nazionale U.M.I. (Unione Musulmani d’Italia) che avvia un percorso di accreditamento con le Istituzioni Nazionali e locali e promuove iniziative di formazione e riflessioni significative. L’U.M.I. si rivolge prevalentemente ai marocchini della diaspora in Italia e ai loro Centri Islamici diffusi sul territorio nazionale. Al momento aderiscono una cinquantina di Centri prevalentemente del Centro- Nord Italia.

L’U.M.I., in collaborazione con la CO.RE.IS., ha organizzato nel 2008 a Torino 2 seminari di formazione per Responsabili di Moschee sull’ordinamento giuridico italiano, il rapporto tra laicità e fede in Europa, la relazione tra l’Islam della diaspora e la Costituzione Italiana.

Le due iniziative hanno visto la partecipazione di 45-50 centri islamici italiani e hanno coinvolto relatori di alto livello provenienti dall’Università di Rabat, Strasburgo e Parigi oltre che rappresentanti autorevoli di CO.RE.IS. e intellettuali italiani, rappresentanti delle Istituzioni locali.

Inoltre esiste una legittimata presenza culturale e politica di intellettuali e professionisti provenienti soprattutto dal Medio Oriente, prevalentemente laici, politicizzati e con cittadinanza italiana, che partecipano al dibattito pubblico proponendosi come interlocutori delle Istituzioni e che rappresentano sicuramente un punto di vista colto, moderato e laico pur rivendicando la propria appartenenza religiosa. La loro funzione è sicuramente significativa nello stabilire “ponti” culturali tra Islam e Occidente, cultura d’origine e sensibilità al pluralismo, ma è bene riconoscere la sostanziale differenza “di classe” con il mondo dell’immigrazione più ampio.

Infine l’Associazione dei Giovani Musulmani d’Italia è molto coinvolta nelle politiche giovanili e nel sistema dell’associazionismo giovanile5; gli associati partecipano attivamente alle iniziative sul dialogo interreligioso ma giustamente sono impegnati nel promuovere la loro identità di giovani di seconda generazione, cercando di partecipare attivamente alla vita sociale e civile dei giovani torinesi.

Con ciascuna delle realtà più formalizzate ci sono occasioni di dialogo ed un sistema di relazioni che di volta in volta affrontano la specificità dei problemi o delle iniziative.

Negli ultimi tempi si sono avviati tavoli di coordinamento e di confronto tra la maggior parte dei centri islamici cittadini, che hanno promosso alcune iniziative comuni volte a far conoscere ai cittadini torinesi la realtà islamica.

Sono questi segnali importanti di consapevolezza e maturazione che aiutano a superare fasi precedenti in cui le fratture e le divisioni interne hanno creato nocumento all’intera comunità musulmana ed hanno contribuito a determinare una sovraesposizione mediatica dell’islam torinese.

  • dalle “moschee-garages” a luoghi di culto dignitosi e riconoscibili

E’ indispensabile far uscire le comunità islamiche dalle “moschee-garages” e ricondurre ad un livello di dignità la possibilità di esercitare il proprio culto e la propria fede.

Il superamento delle moschee improvvisate, delle “moschee-garages” è una garanzia non soltanto per i fedeli e per coloro che desiderano professare il loro culto ma è anche una garanzia per quei cittadini che coabitano in situazioni difficili e affollate.

Il governo dei processi in atto – e non la loro rimozione o sottovalutazione- è una politica conveniente per tutti.

E’ bene sapere che non ci sono scorciatoie, e non esistono interlocutori privilegiati sui cui scaricare la responsabilità di “rappresentare il tutto”.

Per alcuni anni, infatti, si è perseguita l’idea della “grande Moschea – una per tutti” che potesse unificare e istituzionalizzare la presenza di un luogo di culto per i musulmani torinesi.

I primi ragionamenti iniziarono alla fine degli anni ’90; il post 11 settembre 2001, con tutto ciò che ne è disceso, hanno frenato l’azione pubblica e reso più cauti tutti gli interlocutori e gli attori in gioco.

Tuttavia, e al di là della cronaca, questo tentativo di mettere insieme, unificare e semplificare le relazioni con l’arcipelago islamico presenta indubbie criticità:

  • la sottovalutazione delle differenze nazionali, religiose, culturali e sociali

  • l’assenza di gerarchia religiosa presente nell’Islam – accompagnato in Italia6 anche da una presenza recente di un numero consistente di fedeli musulmani prevalentemente senza la cittadinanza italiana - disorienta e impedisce di identificare interlocutori autorizzati a rappresentarne i bisogni7

  • La confusione tra rappresentanza e partecipazione, la necessità delle istituzioni di individuare il “leader”, di far coincidere l’Imam con il sacerdote cattolico induce ed enfatizza un conflitto per la conquista di leadership politica e di rappresentanza da parte del mondo islamico. L’enorme conflittualità che si genera è lo spazio all’interno del quale entra la politica per dire “non si fa niente, finché voi non sarete capaci di mettervi d’accordo!”.

  • Infine l’idea – tutta istituzionale e politica – che debba esistere un unico luogo in città che accoglie tutti indistintamente (possibilmente not in my backyard) non tiene conto del numero dei fedeli e della loro territorialità. Anche il culto, come altri servizi, ha bisogni di prossimità e non necessariamente si è disponibili ad attraversare la città o a prendere l’auto per raggiungerlo se non in occasioni particolari. Il rischio sarebbe semplicemente di avere comunque “moschee-garages” diffuse nei territori, un po’ più celate e in apnea di quanto non siano oggi.

All’idea della Grande-Moschea unificante e rinviabile sine-diem, è preferibile adottare un approccio più pragmatico che tenga conto delle differenze, dei processi di maturazione differenti e delle diverse condizioni di partenza del mondo islamico torinese, senza pretendere di confondere “la parte con il tutto”.

Attualmente l’Amministrazione Comunale sta ragionando insieme alle parti più mature dell’ “arcipelago islamico” per la definizione di percorsi giuridicamente inoppugnabili e sostenibili sul piano tecnico ed amministrativo, per l’individuazione di luoghi dignitosi, trasparenti e aperti da adibire al culto.

Questo nella consapevolezza che avviare dei percorsi per qualcuno significa aprire delle strade per tutti, purché si individuino modalità condivise di lavoro comune.

La scelta politica di questa Amministrazione è di essere interlocutore attento e disponibile a tessere fili di relazione e interessato a costruire percorsi di cittadinanza inclusivi, capaci di affrontare le sfide della modernità. Questo senza sottovalutare la complessità e le contraddizioni dei processi in atto, ma con la consapevolezza che soltanto visioni condivise e a lungo termine ci consentiranno di costruire la città del domani.

 

Ilda Curti – Assessore al Coordinamento delle Politiche di Integrazione

Città di Torino

17 ottobre 2008


1 De Vita, Berti – La religione nella società dell’incertezza, Franco Angeli 2001

2 Si veda a questo proposito l’esperienza di negoziazione dell’uso dello spazio avviata da qualche anno a Porta Palazzo dal Comune di Torino attraverso l’Agenzia The Gate durante il periodo di Ramadan

3 E’ evidente che l’approvazione e l’attuazione della Legge Nazionale sul tema della Libertà Religiosa renderebbe più agevole l’azione amministrativa locale.

4 Si vedano a questo proposito i recenti:

Marinella Belluati (a cura), L’Islam Locale – domanda di rappresentanza e problemi di rappresentazione, Franco Angeli 2007

Angela Lano, Islam d’Italia, Inchiesta su una realtà in crescita, Ed.Paoline 2005

5 Tra l’altro, molti ragazzi della G.M.I. stanno facendo il Servizio Civile Volontario per ragazzi immigrati promosso da questo assessorato che vede coinvolti 25 ragazzi l’anno di tutte le nazionalità presso il Comune di Torino.

6 In altri paesi europei con una consolidata presenza di minoranze etniche e religiose e con requisiti di cittadinanza diversi dal nostro, la presenza di luoghi di culto riconosciuti diversi da quello maggioritario è elemento di normalità.

7 La Consulta per l’Islam italiano istituita presso il Ministero degli Interni è sicuramente un passo avanti verso un processi di riconoscimento istituzionale delle diverse componenti dell’Islam Italiano