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Prove di dialogo tra musulmani e Lega Nord Borghezio e Cota a Torino con l’imam Pallavicini
“Premettiamo subito una cosa: siamo onorati di avere qui l’imam Yahya Pallavicini, che è il figlio dello Shaykh Abd al-Wahid, una maestro straordinario per rigore intellettuale e profondità spirituale. Ho avuto modo di verificare quale rispetto gli sia tributato in ambito internazionale e come ne sia riconosciuta l’autorità spirituale. Musulmani come lo Shaykh Abd al-Wahid hanno molto da insegnare a tutti noi”. Con queste parole l’europarlamentare Mario Borghezio ha sorpreso e tranquillizzato la nutrita platea leghista che affollava sabato scorso la sala convegni dell’Educatorio della Provvidenza a Torino. La sera del 25 ottobre ha infatti avuto luogo la presentazione del recente libro di Davide Romano e David Parenzo “Romanzo padano. Da Bossi a Bossi – Storia della Lega”, edito da Sperling & Kupfer. I due autori del libro sono giornalisti estranei all’area politica della Lega Nord, ma hanno voluto tentare “un approccio non ideologico alla storia della Lega, per comprendere le ragioni del successo politico di un partito interclassista che ha saputo trovare un radicamento capillare sul territorio”, spiega David Parenzo, conduttore di “Iceberg” su Telelombardia. Sulla capacità di stare in mezzo alla gente e recepirne gli umori insiste anche Davide Romano, redattore di Repubblica e segretario dell’Associazione Amici di Israele: “Dopo il crollo delle ideologie l’insofferenza della gente per la vecchia classe politica è cresciuta. La maniacale attenzione al territorio e la capacità di ascoltare hanno alimentato i consensi della Lega, che ha saputo marcare la propria differenza anche dal punto di vista dell’immagine. In Italia purtroppo c’è il vizio di scomunicare persone e movimenti senza entrare nel merito delle proposte e di confondere la denuncia dei problemi reali di sicurezza con l’imbarbarimento razzista”. Romano chiude con una frase ad effetto: “Privilegiando la concretezza rispetto all’ideologia, il verde padano può trovare un’intesa col verde islamico”; e gli occhi di tutti non possono fare a meno di ballare tra cravatte e fazzoletti verdi costellati di simboli della Lega. Il moderatore Stefano Golfari, giornalista di Telelombardia, si rivolge a Borghezio: “Pare proprio che stasera possa essere smentita l’islamofobia della Lega”. “Per quanto mi riguarda”, risponde ironico l’europarlamentare, “quello con l’Islam è un rapporto di amore-odio...”. Lo scambio di battute è interrotto dall’arrivo del deputato leghista Roberto Cota, balzato recentemente agli onori delle cronache per le sue discutibili proposte sulla regolamentazione dei luoghi di culto islamici e la formazione linguistica degli studenti stranieri. “Le classi di inserimento sono un’idea della Lega per favorire l’integrazione degli alunni stranieri tramite corsi intensivi di italiano”, spiega a voce alta il parlamentare piemontese. “Come al solito siamo stati bollati come razzisti. Politici di altri schieramenti hanno affermato che la nostra proposta fa venire i brividi, senza entrare nel merito del decreto e forse senza neppure conoscerlo bene. Noi non vogliamo classi separate, come ho letto su molti organi di informazione, ma classi provvisorie di inserimento. A scuola si va per imparare e lo scopo della nostra proposta è integrare, non discriminare”, aggiunge ancora Cota, che esprime il rammarico di non potersi trattenere più a lungo e prende congedo dal pubblico. Peccato non avere l’occasione di approfondire con il deputato della Lega le questioni legate alle moschee e più in generale alla presenza dell’Islam in Italia. Ci chiediamo ad esempio se sia legittimo subordinare all’esito di referendum popolari il riconoscimento di diritti costituzionali inalienabili, come quello della libertà di culto. E ancora ci sembra miope il divieto di insegnare la dottrina islamica nelle moschee, quando è proprio l’ignoranza dell’autentica tradizione islamica a costituire il brodo di coltura dell’integralismo. Speriamo che il decreto possa essere migliorato dal confronto con le comunità islamiche. Per quanto concerne il mondo dell’educazione, a scuola i bambini sviluppano l’apertura intellettuale e apprendono la lingua del Paese in cui vivono grazie al confronto quotidiano con i coetanei. La separazione tra studenti immigrati e studenti italiani tramite la creazione di classi parallele nelle scuole pubbliche non favorisce certo l’integrazione, la maturazione di una cittadinanza condivisa, la conoscenza reciproca tra persone di religioni, etnie e culture differenti. Conserviamo dunque qualche perplessità. Sarebbe tuttavia un sollievo se trovassero conferma i chiarimenti del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che in settimana ha dichiarato: “Non faremo classi separate. Le classi ponte saranno corsi di italiano, magari pomeridiani, per consentire agli alunni stranieri di imparare la lingua il più rapidamente possibile”. Quando prende la parola Yahya Pallavicini, l’attenzione del pubblico cresce, forse nell’attesa di uno scontro dialettico che alcuni davano per scontato fin dall’annuncio dell’evento. Scontro che non avviene, anzi: “Non siamo tra coloro che praticano la chiusura a priori verso l’altro, poiché ci è cara l’onestà intellettuale e siamo sempre disponibili al confronto, anche duro, sui contenuti. L’incontro con Mario Borghezio non è inedito, visto che è stato nostro ospite alla Fiera del Libro di Torino nel 2004 e nel 2008, in occasione della presentazione di due miei libri: L’Islam in Europa e Dentro la Moschea”. “E se non mi avesse invitato la COREIS non mi avrebbe invitato nessuno!”, interrompe Mario Borghezio. “Devo ringraziare i musulmani italiani che hanno avuto il coraggio di sfidare l’ostracismo della Fiera del Libro e di certi ambienti della cultura torinese nei miei confronti”. L’imam Pallavicini sorride e riprende il discorso: “La Comunità Religiosa Islamica Italiana è stata fondata per favorire un riorientamento metafisico dell’esistenza da uomini e donne mossi dalla propria vocazione spirituale. Negli anni ci siamo assunti la responsabilità religiosa e civile di trasmettere la dottrina ortodossa dell’Islam, di promuovere il dialogo interreligioso con ebrei e cristiani, di approfondire il confronto con le Istituzioni e con varie realtà culturali europee. Siamo convinti che sicurezza nazionale e responsabilità spirituale possano e debbano essere coniugate, poiché non esiste incompatibilità tra rispetto della cittadinanza e ortodossia del sacro, se non subentrano strumentalizzazioni faziose”. Le ultime iniziative della Lega hanno tuttavia fatto storcere il naso a molti cittadini, musulmani e non musulmani. “Infatti abbiamo chiesto un incontro all’onorevole Cota per lavorare insieme, in modo costruttivo e senza semplificazioni demagogiche, alla regolamentazione dell’Islam in Italia per quanto riguarda luoghi di culto e scuole”, risponde l’imam. L’auspicio di Islamicità, naturalmente, è che il confronto tra responsabili politici e rappresentanti islamici riprenda presto slancio, per garantire una presenza dignitosa e riconosciuta dell’Islam nel nostro Paese, anche grazie a futuri auspicati incontri con un altro storico esponente leghista: il Ministro dell’Interno Roberto Maroni. Il moderatore Golfari incalza Borghezio mostrando la rivista “Idee”, trimestrale della Fondazione Federalista per l’Europa dei Popoli, di cui l’europarlamentare è presidente. “Come conciliare l’Europa delle cattedrali auspicata sulla copertina di questa rivista, l’anticlericalismo di Bossi e il dialogo con l’Islam?”. Borghezio replica pronto: “Come il sottoscritto, Bossi è un cattolico tradizionalista da cui la Chiesa dovrebbe prendere esempio. E con l’Islam c’è affinità nel senso che condividiamo una prospettiva volta all’Eterno: la Lega è un movimento di ritorno alla Tradizione e al senso della comunità. A volte per farci ascoltare dobbiamo urlare, lanciare delle provocazioni. Certo, a volte scappa qualche parola di troppo... Ti leggi il giorno successivo sul giornale o ti rivedi in televisione e vorresti non averla detta, non aver usato quei toni”, si rammarica il politico piemontese. “Insomma, si tratta di scuse!”, chiosa ancora il moderatore. La risposta è immediata: “Solo per le parole sull’Islam e i musulmani. Quelle sui politici italiani le rivendico tutte! Bisogna anche dire che spesso i media mi accusano ingiustamente. Recentemente hanno scritto che avrei guidato a Moncalieri un corteo anti-moschea con trecento maiali! Non avrei mai partecipato ad un’iniziativa del genere e quando vi sono state le ho sempre condannate. D’altronde, considerate le difficoltà economiche del movimento, se avessimo avuto trecento maiali li avremmo subito venduti, altro che sfilare!”, scherza Borghezio. A proposito di Umberto Bossi, l’imam Pallavicini ricorda uno scambio di battute risalente a diversi anni fa: “Ci incontrammo alla Camera dei deputati. Bossi mi guardava stupito e, per rompere il ghiaccio, gli chiesi scherzando se temeva che volessimo introdurre la poligamia in Italia. Bossi non si scompose e mi rispose che non aveva niente contro la poligamia. Il problema, mi disse, sarebbero state le quattro suocere...”. Il pubblico ride e si ha l’impressione che le diffidenze reciproche abbiano cominciato a sciogliersi, insieme a qualche stereotipo consolidato. L’imam torna serio e spiega: “Le Istituzioni del nostro Paese hanno il problema di scegliere interlocutori affidabili nella comunità islamica. Dobbiamo reagire insieme al caos intellettuale e sociale di un mondo ormai privo di riferimenti stabili”. Si succedono gli interventi dal pubblico: curiosi e studiosi, leghisti e musulmani, tutti impazienti di rivolgere domande ai relatori e di raccontare storie di quotidiana convivenza. L’atmosfera è distesa. Fa un certo effetto vedere uomini e donne coi foulard verdi della Lega applaudire calorosamente l’imam e immigrati marocchini approvare annuendo le affermazioni dell’europarlamentare. Possiamo sperare che gli atteggiamenti discriminatori di ogni matrice possano essere definitivamente archiviati? Le distinzioni dell’onorevole Borghezio, che evita questa sera luoghi comuni demagogici, fanno ben sperare. “Ho conosciuto le persone straordinarie della COREIS e ho avuto modo di apprezzare il lavoro dei musulmani italiani. Elogio il vostro impegno, riconosco la vostra onestà intellettuale e mi auguro che le Istituzioni possano finalmente sostenervi, ma devo confessare che sono pessimista”, spiega il parlamentare di Strasburgo. “Purtroppo l’Islam che vediamo continuamente è una forza ideologica e antitradizionale che fa paura, uno strumento del mondialismo per distruggere i valori tradizionali. Si tratta di un Islam...”. Borghezio fa una pausa e si corregge: “Si tratta di uno pseudo-islam. Devo anch’io imparare la terminologia corretta e fare attenzione a distinguere, perché il rispetto non deve mai venire meno. Si tratta dicevo di un falso islam che non ha nulla a che vedere con la tradizione islamica e tuttavia è quantitativamente rilevante. Personalmente desidero un’Europa libera, dove tutte le comunità religiose possano convivere in pace, senza prevaricazioni”. David Parenzo cerca di ravvivare l’ambiente con una provocazione: “Non esiste alcun problema con i musulmani ortodossi e moderati come Pallavicini e dunque non occorre il dialogo. Con chi dobbiamo dialogare invece? Con i radicali, con chi mette le bombe! Guardiamo all’esempio di Israele”. Provocazione non raccolta dall’altro autore, Davide Romano, che sobbalza ed esprime il suo dissenso: “Io sono per la meritocrazia. Per questo bisogna dialogare con i moderati, sostenere realtà come la COREIS, aprire moschee e centri religiosi che diano garanzie di trasparenza, dignità e integrità civile”. Yahya Pallavicini ringrazia e prosegue il ragionamento di Romano: “Se dialoghiamo coi radicali per legittimarli, procuriamo un danno e un pericolo all’intera comunità. Se speriamo di indurli alla moderazione, invece, alimentiamo un’illusione smentita dai fatti in Europa. Credo che anche Israele preferirebbe confrontarsi con la parte viva, aperta e intelligente della società palestinese”. “Anche lei è pessimista come Borghezio?”, chiede il moderatore Stefano Golfari. La risposta dell’imam assume la forma di un auspicio: “Mario Borghezio ha il fondato timore che i musulmani fedeli al deposito tradizionale dell’ortodossia siano una minoranza. Non lo neghiamo, anche perché si tratta della decadenza di ogni comunità religiosa in quelli che possono sembrare i tempi oscuri della fine. Siamo dunque una minoranza qualificata e preparata che cerca di ostacolare le derive antitradizionali dell’integralismo e della secolarizzazione. Ci sono minoranze che non hanno fini di potere, ma agiscono in una prospettiva di servitù spirituale. Se prevale la lungimiranza politica, queste minoranze possono sperare di essere sostenute”.
Yunus ‘Abd al-Nur Distefano 31 ottobre 2008 |