![]() |
Tradimento a Fort Hood
di Shahed Amanullah, 5 November 2009
Austin, Texas – La sparatoria mortale di giovedì scorso nella base militare di Fort Hood, in Texas, nella quale 12 persone sono state uccide e oltre 30 ferite, dovrebbe apparire terribile a prescindere dalle circostanze. Ma l’identità resa nota di uno degli sparatori rimasto ucciso, il maggiore Nidal Malik Hasan, peggiorerà solo le cose. Il 39enne sarebbe infatti un convertito all’Islam, cosa che renderà il fattore religioso il prisma attraverso il quale verrà osservata tutta la tragedia.
Hasan, psichiatra dell’esercito, era a quanto pare sconvolto dall’incombente incarico assegnatoli in Iraq. Già in passato instabilità mentale e depressione si sono risolte in atti di violenza all’interno delle forze armate. Tuttavia, malgrado Hasan abbia lasciato un chiaro segno in questo senso, un atto di violenza ispirato da motivi religiosi è, per quanto siamo restii ad ammetterlo, del tutto plausibile. Tenendo conto di ciò, i musulmani dovranno porsi alcune difficili domande: perchè c’è ancora chi fra noi continua a trovare giustificazione per atti simili nella propria fede?
Fino ad ora, i musulmani americani dovrebbero considerare questo come un atto di tradimento e slealtà, del tutto incurante della situazione politica che riguarda le guerre dell’America oltreoceano. È evidente che l’Islam non giustifica (se dobbiamo tenere in considerazione le possibili motivazioni del killer) alcun tipo di atto punitivo al di fuori dell’ambito giuridico. Al tempo stesso è anche evidente che un consensus dei sapienti sulla materia non è stato comunicato in modo sufficientemente diffuso, particolarmente – va detto – con coloro che potrebbero essere neofiti alla religione.
Sfortunatamente, i musulmani e le musulmane che attualmente prestano servizio dovranno, all’alba di questa sparatoria, cercare con ogni mezzo di provare la loro lealtà verso i loro colleghi soldati. Bisogna dire che dozzine di musulmani americani hanno già dato la propria vita al servizio del loro Paese proprio in Iraq e Afghanistan. Oltre a porgere le nostre condoglianze alle famiglie dei caduti, dobbiamo allora riaffermare la nostra solidarietà ai musulmani americani attualmente in servizio che non meritano di combattere un’ostilità su due fronti.
Shahed Amanullah www.altmuslim.com, 5 November 2009
|