«Un’occasione storica». Il rappresentante della delegazione islamica commenta l’incontro in Vaticano

«L’umanità, dicono le nostre scritture, soffre se viene negato l’amore dell’Unico Dio e l’amore del prossimo. Come religioni, noi stiamo affrontando una minaccia e una sfida comuni, in un senso che può essere storicamente unico e dobbiamo vedere questo come un’occasione, provvidenziale, per una cooperazione reale. Siamo responsabili di fronte a Dio per la sincerità con cui cogliamo questa occasione».
Queste parole del prof. Abd al-Hakim Murad Winter – il cui intervento riportiamo di seguito interamente tradotto dall’inglese – esprimono bene il carattere dell’incontro interreligioso svoltosi fra il 4 e il 5 marzo a Roma fra cinque dei 138 sapienti musulmani, firmatari della lettera “Una parola comune tra noi e voi” indirizzata a tutte le guide spirituali del Cristianesimo, e una delegazione vaticana di altrettanti cinque membri.

La “parola comune” cui i 138 sapienti musulmani invitano le autorità del Cristianesimo a convenire è infatti proprio l’amore, nel duplice aspetto di amore verso Dio e amore verso il prossimo. E proprio a questa tematica centrale sarà dedicato il primo incontro di una nuova iniziativa scaturita dall’incontro romano: un “Forum Cattolico-Musulmano”, il cui primo seminario si terrà a Roma dal 4 al 6 novembre 2008, con la partecipazione di ventiquattro religiosi e studiosi di entrambe le religioni.
Oltre al tema principale, “Amore di Dio, Amore del prossimo”, i rappresentanti islamici e cristiani da tutto il mondo discuteranno anche di “Fondamenti teologici e spirituali” e “Dignità umana e rispetto reciproco”, concludendo il Seminario con una sessione pubblica e un ricevimento da Sua Santità Papa Benedetto XVI.

A un anno e mezzo di distanza dal discorso di Ratisbona, al quale era seguita la prima lettera dei 38 sapienti (una documentazione dettagliata del tragitto è presente sul sito di Sandro Magister, di cui segnaliamo l’articolo “Cinque musulmani in Vaticano. A preparare l’udienza col papa”) si tratta di un traguardo molto importante: anzitutto perché mai prima d’ora una delegazione di sapienti musulmani era stata così ufficialmente ricevuta in Vaticano dalle istituzioni cattoliche, ma soprattutto perché l’esito ha portato alla costituzione di un Forum di dialogo islamo-cristiano permanente nel quale sarà possibile, se Dio vorrà, rimuovere molti degli stereotipi e dei pregiudizi che impediscono una corretta e proficua comprensione delle religioni abramiche. Religioni per le quali l’Unicità di Dio costituisce il cuore della dottrina al di là delle differenze formali di espressione, differenze necessarie per i diversi contesti cui il Cristianesimo e l’Islam si rivolgono, ma che non velano l’essenza comune a tutte le Rivelazioni dell’Unico Dio.

Oltre allo Shaykh Abd al-Hakim Murad, presidente del Muslim Academic trust (Uk) e capo della delegazione musulmana, gli altri membri della delegazione da parte musulmana sono il prof. Aref Ali Nayed, Direttore del Royal Islamic Strategic Studies Center (Amman, Giordania), il dott. Ibrahim Kalin, della fondazione SETA (Ankara, Turchia), Sohail Nakhooda, direttore di Islamica Magazine (Amman, Giordania), l’Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice-presidente della Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, unico firmatario italiano della lettera.
Da parte cristiana invece erano presenti il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Monsignor Pier Luigi Celata, arcivescovo titolare di Doclea e segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Monsignor Khaled Akasheh, capo ufficio per l’Islam del Pontifico Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, M.C.C.J, presidente Pontificio Istituto di studi arabi e d’Islamistica, e il prof. Christian W. Troll, s.j., della Pontificia Università Gregoriana.

 

Considerazioni di Abdal Hakim Murad, delegato di "Common Word", a seguito dell' incontro del 4-5 marzo 2008, presso il pontificio consiglio per il dialogo interreligioso

Nel Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso

Vorrei esprimere, in primo luogo, il mio apprezzamento al Pontificio Consiglio per aver riconosciuto l’importanza del documento Common Word e al Cardinale Tauran per il suo cortese e sincero discorso di benvenuto. In particolare constatavo con soddisfazione la sua allusione alla Nostra Aetate, uno dei documenti inter-religiosi più significativi del nostro tempo, che ha aperto una nuova era di reciproco rispetto e riconoscimento fra i Musulmani e i Cristiani Cattolici.

Sono sempre stato favorevolmente colpito dalla capacità della Chiesa Cattolica di produrre individui impegnati nei princìpi di rispettosa amicizia con i Musulmani. In particolare, non si può non notare la figura di Louis Massignon, il sacerdote francese che, in completa opposizione allo spirito coloniale dominante allora, mise a disposizione i suoi talenti accademici e spirituali per produrre il suo brillante lavoro in cui dimostrò le origini coraniche e l'ispirazione della spiritualità musulmana. L’esperienza da parte di Massignon dell’autentica ospitalità musulmana lo persuase della qualità dell’Islam come religione Abramica, che manifesta la grazia dell’ospitalità; e la sua vita come sacerdote ed erudito fu dedicata all’esplorazione e all’affermazione della rassicurante realtà che ci vede assieme oggi: il fatto che ci riuniamo sotto la tenda comune di Abramo, con tutto quello che comporta. Ma altri simili pionieri verrebbero alla mente. E il lavoro del PISAI è stato certamente in prima linea nella campagna cattolica per promuovere una visione più esatta e più rispettosa della cultura e del pensiero islamico, non soltanto fra i fedeli cattolici, ma nel mondo nel suo insieme. In un periodo in cui molti musulmani si ritengono minacciati dalle violazioni culturali, economiche e perfino militari dell’Occidente, tali voci sono ora urgentemente richieste per alleviare i timori musulmani.

Nel nostro mondo delle comunicazioni di massa, chi cerca di allargare i propri orizzonti per ingaggiarsi profondamente con i membri di altre fedi ha una responsabilità particolarmente pesante. Il nostro è un mondo ferito. Le sue tragedie sono quelle di un individualismo e di un materialismo sfrenati, manifestati nel decadimento dei valori della famiglia e dell’amore del prossimo. L’umanità, dicono le nostre scritture, soffre se viene negato l’amore dell’Unico Dio e l’amore del prossimo. Come religioni, noi stiamo affrontando una minaccia e una sfida comuni, in un senso che può essere storicamente unico e dobbiamo vedere questo come un’occasione, provvidenziale, per una cooperazione reale. Siamo responsabili di fronte a Dio per la sincerità con cui cogliamo questa occasione.

Il nostro è un mondo ferito anche da malintesi sulla religione. La ricerca suggerisce che un fattore fondamentale per il decadimento della fede in Dio, al giorno d’oggi, non è tanto il problema dell’esistenza di Dio, o della natura e la genesi del male, bensì piuttosto il senso diffuso che la religione porti la discordia piuttosto che rimedi al mondo. L’attualità dell'impegno fra credenti delle differenti tradizioni è soprattutto una questione di convivenza; ma gli estremisti da ogni parte nascondono questo usando il linguaggio dell’esclusione e del disprezzo. Il Vaticano ha lavorato per superare le percezioni negative causate da alcuni in Occidente che usano il linguaggio religioso per mascherare odi politici o culturali, ma questo non è sempre notato nel mondo musulmano. Dal lato musulmano, le dozzine di congressi internazionali dei capi religiosi che condannano il terrorismo e la guerra ingiusta sono inoltre sottovalutati dai media. Di conseguenza, troppi nel nostro mondo sono ignari della più silenziosa, ma immensamente promettente storia di reale rispetto teologico, personale e spirituale che esiste fra i membri delle fedi abramiche.

Se abbiamo trovato un accordo, sul documento Common Word, nell’esaminare le modalità costruttive per promuovere la pace e la guarigione nel mondo, riconosciamo al contempo di rappresentare i nostri collegi di provenienza in modi diversi. L’autorità, nelle nostre tradizioni, viene espressa diversamente. Il nostro particolare gruppo, comprendente i firmatari di Common Word, ha diverse provenienze da tutte le principali regioni e scuole di pensiero musulmane. Tuttavia esso concorda esplicitamente nei termini del documento Common Word. Le questioni non sollevate da quel documento possono anche non essere argomenti di accordo fra di noi, e pertanto nelle nostre iniziative possiamo promuovere soltanto quei grandi principi teologici ed etici che Common Word raccomanda. Riguardo a questioni più particolari i membri della nostra delegazione possono parlare soltanto per se stessi e per le loro proprie tradizioni specifiche.

Non è sfuggito all’attenzione del Pontificio Consiglio, inoltre, che il nostro documento è indirizzato a tutti i rami della Cristianità. Siamo stati rincuorati dal calore della veloce risposta da molti capi della Chiesa Cristiana e pensatori dalla Tradizione Riformata, e abbiamo acconsentito per incontrare i loro rappresentanti per un significativo impegno teologico a Yale questo Luglio. La risposta della Chiesa Anglicana è stata calda e sentita e inoltre attendiamo il prossimo incontro con il Dr. Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury ed altri teologi anglicani alla fine di quest’anno a Cambridge. Siamo inoltre riconoscenti per l’impegno con cui l'Università di Georgetown si sta mettendo in moto per la nostra riunione del prossimo Gennaio 2009. Inoltre, la particolare crescita demografica delle popolazioni islamiche in molti paesi dell’Est garantisce che i rapporti con le Chiese Ortodosse saranno vitali per quanto ci riguarda, e le iniziali reazioni di Mosca e Istanbul hanno già dimostrato l’importanza dell’iniziativa Common Word in quegli importanti centri di vita ecclesiale cristiana.

Per concludere, a nome dei delegati musulmani, vorrei ribadire il mio apprezzamento per la calorosa accoglienza della Santa Sede per l'iniziativa di Common Word e per la generosità e la franchezza delle osservazioni preliminari del Cardinal Tauran e delle ricche discussioni successive, che hanno condotto, con il favore di Dio, alla decisione unanime per la creazione di un primo seminario del Forum Cristiano-Musulmano.

“E il successo viene da Dio”