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Un’opera dedicata al Sacro: Recensione di Abd al Hayy Mansur Baudo Pietrangelo Buttafuoco, Cabaret Voltaire. L'Islam, il Sacro, l'Occidente, 232 pagine, Bompiani, 2008.
L'ultima fatica letteraria di Pietrangelo Buttafuoco, quasi trasformato in novello Prometeo per rubare quel poco che resta del fuoco divino nel mondo, è dedicata al Sacro. Affronta aspetti diversi e non semplificabili: la Tradizione con la T maiuscola, la Religione Abramica (Ebraismo ma soprattutto Cristianesimo e Islam), la simpatia politica per una Destra, intesa in senso cavalleresco, che non c'è più, ma anche il diavolo e San Gennaro... Il punto di vista non è privo di impegno politico e sociale, nonostante l'epoca dichiaratamente escatologica, cosa che fa sì che la speranza si sublimi al di là di questo mondo e l'azione volitiva si trasformi in attesa e invocazione messianica. La durezza del discorso escatologico diviene profonda critica intellettuale della modernità a partire dalla Rivoluzione Francese, anche se il titolo del libro attenua la temerarietà degli argomenti, forse un poco mascherandosi con la bella originalità da scrittore e artista peraltro molto dotato, siciliano, erede dei maggiori, da Tomasi di Lampedusa a Bufalino a Sciascia, ma anche della grande letteratura inglese e tedesca e francese e anche italiana, da D'Annunzio a Malaparte (nello stile). Si tratta forse anzitutto di trovare un antidoto e quasi una vaccinazione preliminare ricordando quante ne abbia dette Voltaire contro la religione. E' scioccante leggere, oggi, le calunnie di Voltaire sulla figura del Profeta Muhammad, nonché le sottigliezze diffamatorie nei confronti della Rivelazione Islamica e in generale la dissacrante argomentazione di tipo razionalista. Non è sufficiente un rimedio debole per non essere coinvolti da tali iniezioni di pregiudizio, sembra suggerirci l'Autore. La ragione, poi, anche quando si dichiarasse religiosa, se priva di carne e sangue e di «popolo» diviene astratta e controproducente. E' interessante la citazione del precedente Pontefice Giovanni Paolo II, che interviene dall'alto di una prospettiva superiore con battute metafisiche indimenticabili (come quando ringrazia il filosofo Reale per essere venuto a trovarlo passando «dalle grandi cose alle sue piccole cose», o quando disse «It is as it was» dopo aver visto il film The Passion of the Christ…). D'altra parte la prospettiva «ghibellina» (si intende una dimensione non clericale della religione militante), se unita a speranze terrene di ristabilimento di un ordine temporale, può portare a ricostruzioni artificiali, e ancora più pericolose, di stadi anteriori dello stesso processo di degenerazione che è in corso, aggravati dalla speranza di riuscire a preparare il ritorno del Cristo o almeno la venuta di un Mahdi o Veltro che potrà facilmente non essere quello vero. I fenomeni e le cerimonie eccessive sembrano velare l'essenziale in modo impenetrabile, per quanto suggestive possano essere per la mente di un uomo sensibile e legato alla natura, cresciuto in un luogo fiabesco come l'Italia del sud. Vi è tuttavia nel libro un importante richiamo nostalgico al Timore di Dio, fondamentale dal punto di vista islamico, nel riconoscimento pieno e ortodosso della validità salvifica dell'Islam. Scrive Buttafuoco: «E' l'Islam che risveglia l'istinto del sacro da troppo tempo sopito in Occidente. (....) C'è chi vive la propria religione come identità che esclude le altre, ma la fede è rahma, “misericordia”, e cioè mitezza, dolcezza». «E' Allah ad essere unico, il Dio Clemente e Misericordioso; ogni cosa, poi ha sempre un molteplice significato». Osiamo ancora alcune critiche: anacronisticamente o strategicamente Buttafuoco individua nella demonizzazione dell'Islam una fase che potrebbe anticipare la sorte di ciò che accadrà anche ai cristiani, un domani, come a dire: attenti che non accada anche a Voi... quando invece non può l'autore non ricordare che il processo di decadenza procede dai primi via via fino agli ultimi. A seguire i fratelli maggiori (ebrei e cristiani) nella «tana dello scorpione», saranno i fratelli minori (i «più giovani» musulmani), non viceversa. Quindi il motivo di subire l’islamofobia, che arriva anche da parte di ambienti integralisti sedicenti cristiani, pensiamo sia il fatto di essere ancora vivi... come lo erano i primi cristiani gettati nella fossa dei leoni, e come lo era Attilio Mordini, cui Buttafuoco dedica un importante capitolo, Mordini, il grande «Cattolico Ghibellino» che, scomparso a quarantatré anni di età, negli anni sessanta, non ha ancora trovato eredi di tanta pazienza, dedizione alla causa e fedeltà. E ancora, mi si permetta, il «Paracleto» di cui parla Gesù nel Vangelo di San Giovanni, per l'Islam è piuttosto l'annuncio fatto da Gesù della futura venuta del Profeta Muhammad e non certo il Cristo della Seconda Venuta, il Messia che ancora tutti (ebrei, cristiani e musulmani) attendiamo come Giudice alla fine dei tempi. Infine, una notazione sulla diplomazia politica (politica davvero soltanto «platonica»?) di Buttafuoco che scrive: «Terribile è la tirannia del tacere non potendo più dire, noi stessi non stiamo dicendo più di tanto e in tema di politica – e la politica è solo politica estera – non si scherza». Così non possiamo sorvolare sull'abilità dell'equilibrista, che non nasconde l'entusiasmo viscerale, certo più di una leggera simpatia, verso l'Islam sciita, e l'antiamericanismo esplicito, ma davvero gli aspetti politici passano in secondo piano. Quello che conta è non confondere le Religioni, e Buttafuoco non lo fa mai, con le loro manifestazioni strumentalizzate. Ancora osiamo: la Tradizione Originaria non è il paganesimo greco-romano. Infatti chi ricorda l'esempio di Guénon, pur citato da Buttafuoco, ricorda come l'origine unica della Tradizione Primordiale, da cui provengono tutte le tradizioni ortodosse del mondo, sia iperborea. Poi vi fu lo spostamento Atlantideo da una parte e la discesa indoiranica dall'altra, rami che si incontrarono di nuovo, dopo il diluvio, nell'unità Abramica (e c'è chi parla di un accostamento possibile con Brahman). Certo che sono dettagli, e quel che conta è il riconoscimento dell'Origine Divina, e della validità salvifica, e della ritualità ortodossa, e dell'ecumenismo: tutte cose che rendono il libro di Buttafuoco eccezionale. E, a proposito di ecumenismo, dobbiamo a lui il ricordo dell'hadith Profetico: «Le differenze nella mia comunità sono una benedizione». Un'altra ultima critica: l'idea della festa religiosa meridionale mediterranea come momento di esaltazione non è, a mio parere, corretta. La festa e le processioni dovrebbero non tanto sancire una esperienza eccezionale del Sacro, bensì esemplificare nella loro essenza il processo del sacrum facere che nelle occupazioni quotidiane non cessa di essere al centro della vita sobria dell'uomo religioso. Certo la vita tradizionale non è mai la vita ordinaria, ma occorre distinguerla da concezioni denominate dionisiache e in realtà caotiche che sono piuttosto il frutto di fantasie romantiche, e che non corrispondono a niente di tradizionale. Per dirla ancora una volta con Dante, e non certo con Evola, al di là della ragione vi sono, al di sopra, un Paradiso spirituale e, al di sotto, un inferno, che vanno ben distinti, come distinte sono la parte superiore e quella inferiore dell'asse verticale della Croce. Il romanticismo e la grande forza linguistica dello scrittore autentico, come lo erano i veri scrittori occidentali del secolo scorso, la testimonianza dell'uomo di fede, e infine la grande eredità storica fanno di questo volume scritto da un italiano della fine dei tempi un prezioso capolavoro.
Abd al-Hayy Mansur Baudo 29 aprile 2009 |